La Nuova Sardegna

Exmu, una passione di famiglia

di ROBERTO SANNA
Exmu, una passione di famiglia

A Sassari decolla il birrificio agricolo di Alessandro Cossu e Simona Ruda Birre da abbinare a grandi piatti e realizzate con i cereali prodotti nell’azienda

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Nella vecchia sala mungitura dell’azienda di famiglia nelle campagne di Bancali, alla periferia di Sassari in direzione Alghero, adesso scorre la birra. “Exmu”, non a caso, è il nome scelto da Alessandro Cossu e Simona Ruda per il loro birrificio agricolo nel quale confluiscono diversi elementi: la passione per la birra, l’amore per la loro azienda (della quale la birra è solo un’emanazione) e la voglia di cimentarsi in qualcosa di nuovo senza perdere il contatto con la tradizione.

“From grain to glass”, dai cereali al bicchiere, è il claim che spiega al meglio la filosofia di Alessandro e Simona, che della loro azienda hanno fatto prima una questione di cuore e poi una sfida vinta. Le cinque birre Exmu sono fatte tutte coi cereali coltivati nei novanta ettari di terreno che circondano il birrificio. Un’azienda che Simona Ruda ha voluto riprendere in mano in prima persona coinvolgendo il compagno in un’avventura che li ha portati a cambiare vita e trasferirsi in Sardegna dopo aver scelto di vivere e lavorare nella penisola: «Ci occupavamo di risorse umane e marketing – racconta Simona –, poi l’azienda, che apparteneva a mio nonno, era arrivata a un punto di svolta e ho deciso di prenderla in mano io, non volevo lasciarla morire o vendere perché era una parte importante della mia vita e della mia famiglia. Era il 2011, siamo tornati a Sassari e ci siamo dedicati a questa azienda dando anche un’impronta sostenibile e diversificando: per esempio, abbiamo anche una fattoria didattica certificata, l’unica nel territorio del Comune di Sassari». L’idea di fare anche la birra è nata qualche anno dopo, sfruttando la passione di Alessandro: «Facevo già qualcosa per conto mio – racconta – e come succede spesso mi sono sempre più appassionato fino a fare i corsi specifici e arrivare a un vero e proprio prodotto da commercializzare. La prima cotta l’abbiamo messa sul mercato nel 2018, abbiamo cominciato con tre birre che adesso sono diventate cinque: l’accoglienza è stata buona e abbiamo deciso di insistere. L’idea di produrre birra è nata anche dalla volontà di trasformare una parte della produzione dei nostri cereali in qualcosa di immediatamente spendibile sul mercato. Non possiamo fare la farina, per esempio, perché è troppo deperibile. Con la birra siamo più sicuri. Utilizziamo solo il nostro orzo e la sala mungitura, con l’abbandono della zootecnia, è stata trasformata in birrificio con una sala cottura da cinquecento litri al giorno. Organizziamo anche giornate dedicate alle degustazioni».

Il progetto ha funzionato talmente bene che il prossimo passo sarà ampliare ulteriormente l’attività: «Faremo anche i distillati, siamo già pronti e mancano solo le ultime pratiche burocratiche, e speriamo di ampliare il birrificio con uno spazio importante riservato all’accoglienza e alle degustazioni. Le nostre birre sono equilibrate e bevibili, le proponiamo in abbinamento ai piatti, anche importanti, e infatti si possono trovare, oltre che nelle enoteche, nei ristoranti e nelle pizzerie. Scegliamo, ovviamente, i locali più moderni, che stanno attenti a queste proposte: per esempio ReMi di Sandro Cubeddu a Sassari o al Refettorio Pizza & Casu di Cristiano Andreini ad Alghero».

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