LA STORIA
La passerella di Virginia per la causa Body Positive
di Alessandro Marongiu
SASSARI. Piazza Duomo a Milano non è esattamente il primo luogo cui si penserebbe per una passerella in lingerie, ma se la causa fosse buona e giusta, perché no? La causa dell’associazione no-profit...
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SASSARI. Piazza Duomo a Milano non è esattamente il primo luogo cui si penserebbe per una passerella in lingerie, ma se la causa fosse buona e giusta, perché no? La causa dell’associazione no-profit Body Positive Catwalk, fondata da Paolo Patria e Laura Brioschi, che alcuni giorni fa ha organizzato una passerella in lingerie davanti alla Madonnina, era ed è buona e giusta: favorire l’auto-accettazione, e quindi far ritrovare «la giusta e serena collocazione all'interno della società, contro il bullismo e la discriminazione delle differenze di qualunque genere». Specie quelle legate al corpo e all’aspetto fisico.
La manifestazione ha avuto il meritato successo: hanno sfilato in oltre 200, chi con le proprie smagliature e i “chili di troppo”, chi con dei chili recuperati a fatica dopo un lungo percorso terapeutico, chi in sedia a rotelle, chi con compressioni e bendaggi, segni evidenti di una malattia poco riconosciuta come il linfedema. Tra loro anche una ventinovenne sarda, Virginia Gioia, shop manager in uno studio di tatuaggi di Cagliari.
Perché ha deciso di prendere parte alla passerella ? E che esperienza è stata?
«Ho deciso di prendervi parte per tutte le volte in cui mi sono sentita dire no per il mio aspetto, per il mio fisico non conforme ai canoni prestabiliti dalla società, per i miei capelli troppo viola e per i miei troppi tatuaggi. Quello che ho provato in mezzo a quelle meravigliose 200 e passa donne… ancora oggi a pensarci mi vengono i brividi. Ho percepito amore, lealtà, sostegno, accettazione. È qualcosa di cui vado fiera, e la sensazione di libertà è stata indescrivibile».
Non sarà mancato chi ha storto il naso, o criticato apertamente.
«Ho ricevuto un enorme sostegno da parte di tante persone, e messaggi davvero belli da chi si è sentito rappresentato per il fatto che, per una volta, qualcuno si battesse anche per lui. Solo un tale mi ha criticata, per una foto in particolare, uno scatto a figura intera: sosteneva che trattenevo la pancia, segno che non mi piaceva, e che quindi contraddicevo la stessa campagna alla quale avevo aderito. Gli ho prima risposto con ironia, e poi, dato che insisteva, gli ho scritto con gentilezza che quella è semplicemente la mia conformazione fisica, ereditata dal ramo paterno della mia famiglia. Durante la manifestazione c’è stato poi chi è stato poco carino, e purtroppo sui social sono arrivati messaggi e commenti sgradevoli. Ma li abbiamo combattuti con positività. Qualcuno infine, in maniera inevitabile, ha ritenuto irrispettoso che ci si spogliasse davanti a un monumento religioso: non ha capito che spogliarsi degli abiti significava spogliarsi dei pregiudizi, e provare a superare limiti e paure con un gesto coraggioso».
Ha dovuto affrontare attacchi per il suo peso fin dai tempi della scuola: che tipo di lavoro ha fatto su di sé negli anni per arrivare a vivere con serenità il suo corpo?
«Sia alle elementari sia alle medie ci sono stati compagni che sottolineavano le differenze fra me e le altre bambine o ragazzine: loro erano magre e io la grassa, e così via. Mi ritengo fortunata perché ho sempre avuto un carattere forte, e per quanto certe cose mi facessero soffrire sono riuscita a passarci sopra, non incorrendo mai in problemi gravi come anoressia o bulimia. È qualcosa però che ho vissuto anche da grande, perché sono una persona a cui piace ballare, e quando mi trovo in quella situazione non penso a chi ho intorno: è successo che delle ragazze si dessero di gomito e mi prendessero in giro perché indossavo dei pantaloncini e mi si vedeva la cellulite».
Il movimento body positive ha ormai una sua storia, e nel tempo si è diffuso ai quattro angoli del mondo. Qual è, in breve, la sua filosofia?
«Liberarsi dai pregiudizi, imparando ad amarsi così come si è, e ad amare gli altri nello stesso modo. Per quanto riguarda il peso, non inneggiamo all’obesità, ma a prenderci cura di noi stessi e del nostro corpo, qualunque esso sia. Se uno vuole cambiarlo può farlo, ma se invece sta bene è un suo diritto insindacabile restare com’è».
Pensa che una manifestazione come quella di Milano sia replicabile anche in contesti più piccoli e meno aperti come quello sardo?
«Certo. Sarebbe bello un giorno portare una body positive catwalk anche, per dire, a Cagliari. Magari al Bastione: immaginate che spettacolo».
La manifestazione ha avuto il meritato successo: hanno sfilato in oltre 200, chi con le proprie smagliature e i “chili di troppo”, chi con dei chili recuperati a fatica dopo un lungo percorso terapeutico, chi in sedia a rotelle, chi con compressioni e bendaggi, segni evidenti di una malattia poco riconosciuta come il linfedema. Tra loro anche una ventinovenne sarda, Virginia Gioia, shop manager in uno studio di tatuaggi di Cagliari.
Perché ha deciso di prendere parte alla passerella ? E che esperienza è stata?
«Ho deciso di prendervi parte per tutte le volte in cui mi sono sentita dire no per il mio aspetto, per il mio fisico non conforme ai canoni prestabiliti dalla società, per i miei capelli troppo viola e per i miei troppi tatuaggi. Quello che ho provato in mezzo a quelle meravigliose 200 e passa donne… ancora oggi a pensarci mi vengono i brividi. Ho percepito amore, lealtà, sostegno, accettazione. È qualcosa di cui vado fiera, e la sensazione di libertà è stata indescrivibile».
Non sarà mancato chi ha storto il naso, o criticato apertamente.
«Ho ricevuto un enorme sostegno da parte di tante persone, e messaggi davvero belli da chi si è sentito rappresentato per il fatto che, per una volta, qualcuno si battesse anche per lui. Solo un tale mi ha criticata, per una foto in particolare, uno scatto a figura intera: sosteneva che trattenevo la pancia, segno che non mi piaceva, e che quindi contraddicevo la stessa campagna alla quale avevo aderito. Gli ho prima risposto con ironia, e poi, dato che insisteva, gli ho scritto con gentilezza che quella è semplicemente la mia conformazione fisica, ereditata dal ramo paterno della mia famiglia. Durante la manifestazione c’è stato poi chi è stato poco carino, e purtroppo sui social sono arrivati messaggi e commenti sgradevoli. Ma li abbiamo combattuti con positività. Qualcuno infine, in maniera inevitabile, ha ritenuto irrispettoso che ci si spogliasse davanti a un monumento religioso: non ha capito che spogliarsi degli abiti significava spogliarsi dei pregiudizi, e provare a superare limiti e paure con un gesto coraggioso».
Ha dovuto affrontare attacchi per il suo peso fin dai tempi della scuola: che tipo di lavoro ha fatto su di sé negli anni per arrivare a vivere con serenità il suo corpo?
«Sia alle elementari sia alle medie ci sono stati compagni che sottolineavano le differenze fra me e le altre bambine o ragazzine: loro erano magre e io la grassa, e così via. Mi ritengo fortunata perché ho sempre avuto un carattere forte, e per quanto certe cose mi facessero soffrire sono riuscita a passarci sopra, non incorrendo mai in problemi gravi come anoressia o bulimia. È qualcosa però che ho vissuto anche da grande, perché sono una persona a cui piace ballare, e quando mi trovo in quella situazione non penso a chi ho intorno: è successo che delle ragazze si dessero di gomito e mi prendessero in giro perché indossavo dei pantaloncini e mi si vedeva la cellulite».
Il movimento body positive ha ormai una sua storia, e nel tempo si è diffuso ai quattro angoli del mondo. Qual è, in breve, la sua filosofia?
«Liberarsi dai pregiudizi, imparando ad amarsi così come si è, e ad amare gli altri nello stesso modo. Per quanto riguarda il peso, non inneggiamo all’obesità, ma a prenderci cura di noi stessi e del nostro corpo, qualunque esso sia. Se uno vuole cambiarlo può farlo, ma se invece sta bene è un suo diritto insindacabile restare com’è».
Pensa che una manifestazione come quella di Milano sia replicabile anche in contesti più piccoli e meno aperti come quello sardo?
«Certo. Sarebbe bello un giorno portare una body positive catwalk anche, per dire, a Cagliari. Magari al Bastione: immaginate che spettacolo».
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