La Nuova Sardegna

Eisa Jocson svela l’inganno del favoloso mondo Disney

di Paolo Coretti
Eisa Jocson svela l’inganno del favoloso mondo Disney

Per Autunno Danza, oggi a Cagliari “Princess” della coreografa filippina Secondo appuntamento sabato con “Joie de vivre” di Simona Bertozzi 

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CAGLIARI. Doppio appuntamento al Teatro Massimo. Oggi e domani alle 21 per “Autunno Danza” andrà in scena la prima nazionale il lavoro della danzatrice e coreografa filippina Eisa Jocson. Reduce dell’importante riconoscimento internazionale Premio Hugo Boss per artisti emergenti, Jocson porta in scena “Princess”, in cui – attraverso il linguaggio della danza – muove una critica ai modelli estetici e narrativi della Disney, potente strumento per disciplinare corpi e modi di pensare non soltanto nel mondo occidentale. Di formazione pole dancer, Eisa Jocson propone uno spettacolo che, con un linguaggio immediato e ironico, mette sotto accusa l’industria dell’intrattenimento e i suoi canoni. Per sessanta minuti, Jocson insieme con Russ Ligtas destruttura il modello culturale delle Principesse Disney.

Nel parco Disneyland di Hong Kong una legione di danzatori provenienti dalle Filippine è impiegata nel ruolo di animatore professionista, per ripetere quotidianamente performance codificate di “felicità”. Esclusi dai ruoli principali, riservati a profili razziali specifici, vengono assegnati loro ruoli secondari come una zebra ne “Il re leone”, un corallo ne “La Sirenetta”, una scimmia in “Tarzan”. I performer sono assunti sulla base del loro “coefficiente di carineria Disney”: il loro atteggiamento deve essere allegro e vivace. «Il radicamento della cultura americana nella psiche dei filippini – spiega Jocson – ha prodotto corpi disciplinati adatti al lavoro affettivo nell’impero della felicità». In risposta a questo fenomeno, Jocson e Ligtas smontano il “modello principessa”, l’archetipo Disney che domina l’immaginario dei bambini. Il duo distilla meticolosamente e ricostruisce il linguaggio del corpo dell’ideale della “principessa fantasy”, di cui riprogramma movimenti e linguaggio. Le narrazioni proprie dello standard Disney vengono riscritte dagli artisti sulla scena utilizzando strategie mimiche e imitative. Il mondo chiuso e autoreferenziale del fantasy made in Usa viene così demistificato. La performance riconfigura il rapporto corpo-segno e destruttura i canoni linguistici del modello Disney, con l’obiettivo di svelare la logica di mercificazione che governa la rappresentazione della felicità in tutta l’industria dell’intrattenimento.

Sempre per “Autunno Danza”, sabato 23 novembre alle 21 e domenica 24 alle19 al Massimo andrà in scena “Joie de vivre”,di Simona Bertozzi. La coreografa e danzatrice romagnola – che ha vinto il Premio Hystrio “Corpo a corpo” e il premio dell’Associazione nazionale critici di teatro 2019 – firma uno spettacolo (in scena Wolf Govaerts, Manolo Perazzi, Sara Sguotti, Oihana Vesga) che è una sorta di un saggio in forma coreografica. A partire dall’assunto che è il movimento (l’energia della materia) a muovere i corpi, per la durata di un’ora “Joie de vivre” parla del mondo della natura, delle sue logiche troppo spesso negate dagli uomini. Nel gioioso equilibrio della natura sta l’unica possibilità di autenticità che ci è concessa. In “Joie de vivre” Bertozzi lavora con il musicista e compositore Francesco Giomi. I due esplorano la relazione che il suono instaura con il corpo e in quest’opera l’orizzonte vegetale viene evocato in un dialogo tra musica e corpo, in cui il suono orienta i corpi nell’esplorazione di un territorio non umano.



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