La Nuova Sardegna

Giovanni Spano, l’isola senza più misteri

Giovanni Spano, l’isola senza più misteri

Da venerdì in edicola per la collana “Storia di Sardegna” la biografia dello studioso di Ploaghe curata da Antonio Maccioni

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SASSARI. Continuano le uscite dei “Grandi personaggi”, la nuova serie della collana “Storia di sardegna” che il nostro giornale propone ai lettori. Mentre ancora è in vendita la biografia di Antonio Gramsci curata da Guido Liguori, da venerdì prossimo andrà in edicola (a 8,60 euro oltre il prezzo del quotidiano) il volume dedicato a Giovanni Spano curato da Antonio Maccioni.

Archeologo, nato a Ploaghe (Sassari) l’8 marzo 1803 e morto a Cagliari il 3 aprile 1878, nel 1825 divenne dottore in Teologia all’Università di Sassari. Nell’agosto del 1831 si trasferì a Roma per studiare Lingue orientali presso l’Università La Sapienza. Nel giugno del 1834 divenne docente di Sacra scrittura e lingue orientali all’Università di Cagliari.

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Ebbe numerose cariche: canonico della cattedrale di Cagliari, rettore di dell’Università di Cagliari dal 1857, commissario per le antichità dell'isola e senatore del regno (dal 15 novembre 1871), membro di numerose accademie nazionali ed estere (nel 1851 divenne membro onorario della Società di archeologia britannica di Londra).

Autore di opere nel campo letterario e archeologico, Spano ebbe soprattutto il merito d'iniziare uno studio regolare e metodico delle antichità dell'isola, e anche quello maggiore di fare in tutto il paese regolari indagini e scavi, formando una magnifica collezione antiquaria, che donò poi generosamente al museo di Cagliari e al gabinetto archeologico universitario di Sassari. Queste due attività di ricercatore e d'illustratore, Spano consacrò in 10 annate del Bollettino archeologico sardo, dal 1858 al 1868, continuando poi con regolari notizie sulle “Scoperte di antichità in Sardegna”, dal 1871 al 1876.

Raccoglitore, scavatore, promotore di studi, presentò nel 1871 al Congresso preistorico di Bologna una raccolta di oggetti di antichità dell'isola che fu per tutti i dotti ivi raccolti una vera rivelazione. E’ stato anche filologo e folklorista e di questa sua attività ha lasciato ricordo nell' “Ortografia sarda nazionale o Grammatica del dialetto logudorese” (1840); nel “Vocabolario del dialetto logudorese” (1855) e nel “Vocabolario sardo geografico patronimico” (1872).


 

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