In un gioco assurdo il corpo svanisce pezzo per pezzo
di Alessandro Marongiu
Per il festival “Éntula” la scrittrice presenta oggi a Sassari “Il cuore non si vede” Opera densa e affascinante in cui ci si interroga su ciò che rende un uomo tale
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Oggi alle 18,30, a Sassari al Vecchio Mulino, Chiara Valerio incontrerà i lettori per parlare del suo ultimo romanzo “Il cuore non si vede” (Einaudi). Ad affiancarla, nel corso di una presentazione che rientra nel programma del festival Éntula, lo scrittore Alessandro De Roma.
se un sonno nobile come quello della Ragione genera mostri, qualcosa di simile, un “monstrum”, può generarlo anche quel tipo di sonno meno nobile che diremmo quotidiano, normale. Può farlo, beninteso, a una condizione: che sia agitato da certe inquietudini. Così, appunto al risveglio da sonni e sogni inquieti, una mattina come un’altra di un giorno ordinario, Andrea si scopre privo di battito cardiaco. Forse è scomparso soltanto quello e il cuore continua a lavorare – lui del resto non è morto, e pur nello smarrimento generale parla e si muove come di consueto –, ma nella sostanza Andrea non è più quello che era fino alla notte precedente. È, ora, un “monstrum”, parola da intendersi non nel significato che noi diamo al termine mostro, ma nel significato che le attribuivano i latini, di elemento «che viola l’ordine naturale delle cose».
Per lo spavento e la sorpresa, la compagna Laura si appiattisce sulla parete ed è lì lì per assumere le sembianze di un geco; il cane Corteccia invece, già sui generis senza bisogno di troppe sollecitazioni esterne («incapace di restare solo, canino in modo disperante. Un gatto che rispondeva ai fischi»), quando Andrea fa per avvicinarsi si tramuta in bestia selvaggia, in procione.
Qualche ora e all’uomo, docente universitario di letterature di tempi antichi, sulla quarantina, primo in ogni attività in cui si sia mai impegnato («Quel figlio era sempre stato strano. Quel figlio, qualsiasi cosa faceva, era straordinaria. Nemmeno andavano alle recite scolastiche perché gli altri bambini recitavano ma lui aveva scritto la commedia»), qualche ora, dicevamo, e all’uomo scompaiono anche i polmoni. Poi è la volta del fegato. Poiché non ha perso peso, nota la cara amica Angelica, «medico dei morti», forse i tre organi stanno lì dove devono stare: di certo, al loro posto nelle radiografie non c’è niente più che un alone. Una macchia, come in memoria dell’estinta presenza.
Partendo da una situazione tanto ineffabile, Chiara Valerio costruisce un’opera densa e affascinante, in cui si e ci interroga sulla singolarità dell’uomo, su ciò che rende un uomo tale. Sono le sue azioni, magari? I suoi trascorsi, oppure il sangue che gli scorre nelle vene? Le relazioni che ha saputo intessere? Bastano, a definire un individuo, gli occhi altrui, o non sono forse i soli occhi altrui autorizzati a definirci? Se Carla dice ad Andrea: «Stare con te è come non stare con nessuno», c’è da sorprendersi se Andrea, pezzo dopo pezzo, scompare?
La finezza e la sottigliezza della Valerio stanno nell’evitare qualsivoglia risposta, e nel sollevare le domande, che presto diventano del lettore, camuffandole in una narrazione composita in cui confluiscono frammenti del passato dei personaggi (di Carla, che Andrea ama senza per questo lasciare Laura, amata di un amore diverso; e della sorella e dei genitori del protagonista), riflessioni, interrogativi grandi e minuti («Senza cuore, avrebbe potuto andare dal dentista, per le carie sul terzo molare?»), parti delle lezioni che Andrea tiene agli studenti del suo corso su dei, eroi e uomini. E sui miti, va da sé. Perché “Il cuore non si vede” è anche una porta aperta sui classici e sulla classicità: su quelle opere e quegli autori di giorni remoti, cioè, che ancora oggi ci parlano di noi.
se un sonno nobile come quello della Ragione genera mostri, qualcosa di simile, un “monstrum”, può generarlo anche quel tipo di sonno meno nobile che diremmo quotidiano, normale. Può farlo, beninteso, a una condizione: che sia agitato da certe inquietudini. Così, appunto al risveglio da sonni e sogni inquieti, una mattina come un’altra di un giorno ordinario, Andrea si scopre privo di battito cardiaco. Forse è scomparso soltanto quello e il cuore continua a lavorare – lui del resto non è morto, e pur nello smarrimento generale parla e si muove come di consueto –, ma nella sostanza Andrea non è più quello che era fino alla notte precedente. È, ora, un “monstrum”, parola da intendersi non nel significato che noi diamo al termine mostro, ma nel significato che le attribuivano i latini, di elemento «che viola l’ordine naturale delle cose».
Per lo spavento e la sorpresa, la compagna Laura si appiattisce sulla parete ed è lì lì per assumere le sembianze di un geco; il cane Corteccia invece, già sui generis senza bisogno di troppe sollecitazioni esterne («incapace di restare solo, canino in modo disperante. Un gatto che rispondeva ai fischi»), quando Andrea fa per avvicinarsi si tramuta in bestia selvaggia, in procione.
Qualche ora e all’uomo, docente universitario di letterature di tempi antichi, sulla quarantina, primo in ogni attività in cui si sia mai impegnato («Quel figlio era sempre stato strano. Quel figlio, qualsiasi cosa faceva, era straordinaria. Nemmeno andavano alle recite scolastiche perché gli altri bambini recitavano ma lui aveva scritto la commedia»), qualche ora, dicevamo, e all’uomo scompaiono anche i polmoni. Poi è la volta del fegato. Poiché non ha perso peso, nota la cara amica Angelica, «medico dei morti», forse i tre organi stanno lì dove devono stare: di certo, al loro posto nelle radiografie non c’è niente più che un alone. Una macchia, come in memoria dell’estinta presenza.
Partendo da una situazione tanto ineffabile, Chiara Valerio costruisce un’opera densa e affascinante, in cui si e ci interroga sulla singolarità dell’uomo, su ciò che rende un uomo tale. Sono le sue azioni, magari? I suoi trascorsi, oppure il sangue che gli scorre nelle vene? Le relazioni che ha saputo intessere? Bastano, a definire un individuo, gli occhi altrui, o non sono forse i soli occhi altrui autorizzati a definirci? Se Carla dice ad Andrea: «Stare con te è come non stare con nessuno», c’è da sorprendersi se Andrea, pezzo dopo pezzo, scompare?
La finezza e la sottigliezza della Valerio stanno nell’evitare qualsivoglia risposta, e nel sollevare le domande, che presto diventano del lettore, camuffandole in una narrazione composita in cui confluiscono frammenti del passato dei personaggi (di Carla, che Andrea ama senza per questo lasciare Laura, amata di un amore diverso; e della sorella e dei genitori del protagonista), riflessioni, interrogativi grandi e minuti («Senza cuore, avrebbe potuto andare dal dentista, per le carie sul terzo molare?»), parti delle lezioni che Andrea tiene agli studenti del suo corso su dei, eroi e uomini. E sui miti, va da sé. Perché “Il cuore non si vede” è anche una porta aperta sui classici e sulla classicità: su quelle opere e quegli autori di giorni remoti, cioè, che ancora oggi ci parlano di noi.
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