La Nuova Sardegna

Enrica Bonaccorti: «Presento, scrivo e dico sempre ajò»

Alessandro Pirina
Enrica Bonaccorti: «Presento, scrivo e dico sempre ajò»

La conduttrice tra il ritorno in tv, il nuovo romanzo e l'amore per Sassari e la Sardegna

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Settanta candeline spente il 18 novembre, cinquanta anni di carriera tra televisione, cinema, musica, teatro, radio e letteratura. E un amore per la Sardegna che dura dal settembre 1962, quando, non ancora tredicenne, mise piede per la prima volta nell’isola, a Sassari, dove il padre, un colonnello di pubblica sicurezza, fu trasferito da Genova al seguito del presidente della Repubblica, Antonio Segni. Per tre anni Sassari è stata la città di Enrica Bonaccorti. «Per me Sassari fu veramente manna, piazza d'Italia era come Broadway, e io respirai fra le sue palme la mia prima libertà», ama ripetere la conduttrice televisiva a tanti anni di distanza da quel primo sbarco con il traghetto a Porto Torres. Gli studi al liceo classico Azuni, le gare di atletica alla Torres e la medaglia d’argento ai campionati regionali, le gite al mare con la nonna che da bambina aveva vissuto anche lei a Sassari, le passeggiate in piazza d’Italia, gli amici, i primi amori. Anche una foto sulla Nuova Sardegna mentre - era la primavera del 1964 - consegna una coppa a un torneo internazionale di tennis. E addirittura un’insolita camminata sugli sci tra viale Dante e via Duca degli Abruzzi. «Quell'inverno fu il più freddo del secolo, anche a Sassari nevicò abbondantemente, e io mi misi gli sci ai piedi. Il giorno dopo si diceva che la continentale… macca è!».

Tre anni, insomma, che hanno segnato la vita della futura signora della televisione, che a distanza di 57 anni e di migliaia di ore di diretta tv, non ha dimenticato la sua vita sassarese, a cui – tra l’altro – dedicò le parole della canzone “La lontananza”, scritta a quattro mani con Domenico Modugno, portata al successo da mister Volare e ancora oggi un’evergreen della musica italiana. Uno dei tanti successi firmati Bonaccorti, che negli anni Ottanta - diretta da Gianni Boncompagni - diventerà la regina del mezzogiorno televisivo con “Pronto chi gioca?” su Raiuno, per poi passare a Canale 5 dove bisserà il successo con numerosi show, su tutti “Cari genitori” e “Non è la Rai”. Un curriculum lungo cinquant’anni che attraversa anche il cinema, il teatro e la letteratura e che quest’anno Enrica Bonaccorti festeggia con due grandi ritorni. Il primo sul piccolo schermo, dove mancava da diversi anni con un impegno quotidiano, con la trasmissione “Ho qualcosa da dirti”, che va in onda su Tv8. Il secondo in libreria, con il romanzo “Il Condominio”, terza fatica letteraria della conduttrice televisiva edita da Baldini+ Castoldi. Quest’anno festeggia i cinquant’anni di carriera.

Attrice di cinema e teatro, conduttrice televisiva e radiofonica, autrice musicale, scrittrice: quale di questi ruoli sente più suo?

«Quello che più mi rappresenta è la scrittura, per me scrivere è un’esigenza, da quando ho imparato non ho mai smesso e credo sia la cosa che so fare meglio».

Il 2019 è stato l’anno del grande ritorno in tv e in libreria. Partiamo dalla televisione, dove dopo tanti anni ha di nuovo un impegno quotidiano. Cosa ha provato quando è arrivata la proposta di Sky?

«È stata una sorpresa inaspettata, ma che aspettavo da tanto. Sono stata felice di riprendere il contatto col pubblico con un programma quotidiano, che è quel che più mi piace: vederci tutti i giorni».

Il suo programma, “Ho qualcosa da dirti”, è uno show in cui le emozioni giocano un ruolo fondamentale. C’è differenza con la televisione di cui è stata protagonista negli anni Ottanta e Novanta?

«C’era molta più riservatezza, ora più sono sporchi i panni, più li metti alla finestra. E dato che c’è chi per mostrarsi in tv è disposto a tutto, vengono fuori cose, vere o inventate ad arte, che solleticano solo morbosità e diffondono solo volgarità. La televisione è ben altro! Nel mio programma tutto è rigorosamente autentico e trattato con delicatezza».

Nella sua vita c’è qualcosa che non ha mai detto?

«Certo, come in ognuno di noi ci sono momenti, pensieri, fatti accaduti, che restano e resteranno privati».

Insieme al ritorno in televisione, proprio in questi giorni, è arrivato in libreria il suo terzo romanzo, “Il Condominio”. Tutto succede all’interno di un palazzo…

«Questo è stato il regalo più bello. Il testo è arrivato pochi mesi fa sul tavolo di Elisabetta Sgarbi, il massimo dell’editoria. Se n’è innamorata e me l’ha pubblicato con la sua Baldini+Castoldi proprio intorno al mio compleanno».

Che ruolo ha la scrittura nella sua vita, come nasce questa passione?

«La scrittura è quello in cui più mi riconosco, da quando ho imparato a scrivere non ho più smesso. E credo sia la cosa che so fare meglio. Sono particolarmente felice per questo terzo romanzo per cui mi arrivano commenti fantastici, tutti contenti di divertirsi in questo surreale condominio che con la sua leggerezza ci fa dimenticare questi tempi pesanti».

Non solo romanzi. Nella sua carriera ha firmato anche canzoni come paroliera, fra tutte “La lontananza” e “Amara terra mia”, entrambe per Domenico Modugno, e tutte e due legate alle Sardegna.

«Quei tre anni a Sassari, dai 13 ai 16, prima in viale Dante, poi in via Principe di Piemonte, sono stati fondamentali nella mia vita. Non a caso le prime parole da cui è scaturita “La lontananza” erano sul mio diario dei 14 anni. Sono diventata quello che sono a Sassari, fra l’Azuni e piazza d’Italia, fra la Torres e Stintino, e tutto è sempre vivo nel mio cuore».

Quest’anno cade il 25esimo anniversario della morte di Modugno: cosa ha rappresentato per la sua carriera?

«Una grande fortuna. Avevo 19 anni, primo anno di teatro contemporaneamente al primo anno di università, ma feci un provino, mi scelsero, e iniziai una lunga tournée teatrale durante la quale nacque anche “La lontananza”. Mimmo era una pila di energia, un artista puro e completo, stargli vicino mi ha insegnato tanto».

Ha esordito in teatro, poi qualche film al cinema, ma il grande successo è arrivato con la televisione. È stato un approdo ricercato o casuale?

«Nella mia vita, professionale e privata, non c’è stato niente di ricercato, io la parola Caso la scrivo con la maiuscola. Ma preciso: i primi successi li ho avuti alla radio. A 26 anni mi fu assegnata la Maschera d’Argento per la trasmissione “Per chi suona la campana”, programma da me ideato e condotto, perché i primi dieci anni di lavoro oltre che in teatro, ho recitato in tv in sceneggiati e commedie - quelle che ora si chiamano fiction - e alla radio invece avevo già condotto migliaia di ore prima di diventare conduttrice in televisione, ed entrare quotidianamente in ogni casa».

È stata una delle regine della tv anni Ottanta e Novanta, prima in Rai, poi passò alla corte di Berlusconi insieme a Pippo Baudo e Raffaella Carrà. Nostalgia di quella tv?

«Molta. “Italia Sera” prima di tutto, e “Pronto chi gioca?”. I sei sabato sera con Heather Parisi per “Pronto Topolino?”, “ Non è la Rai” e tanti speciali sui più diversi argomenti, tutto questo mi ha riempito la vita. Io mi appassiono a quello che faccio, non affronto nulla in modo superficiale né nell’animo, e questo per carattere, né nella testa, perché credo che quando si fa comunicazione e si parla a milioni di persone, la parola guida dev’essere “responsabilità”. Prima cosa: informazioni corrette, non opinioni “orecchiate”, linguaggio adeguato, dai toni ai congiuntivi, e se non si può fare a meno di parole straniere, almeno con gli accenti giusti. Chi fa il mio lavoro non deve accreditare e diffondere errori fra i cittadini».

La paura dell’aereo la tiene lontana da tempo dalla Sardegna. Crede che riuscirà a superarla per presentare il libro nell’isola, magari proprio a Sassari?

«Questa è una domanda che mi fa soffrire. È da oltre quindici anni che non riesco a salire su un aereo, ma coi pensieri volo sempre a Sassari. Pensate che in mezzo al traffico di Roma, si sprecano ancora i miei “ajò”!».

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