Il ghost thriller con la Crescentini
“Letto n. 6”, la madrina della rassegna protagonista nella sezione After Hours
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TORINO. «Paura? Me ne fanno solo gli umani e la loro violenza». A parlare così ieri al Torino Film Festival è la madrina Carolina Crescentini che è anche protagonista di “Letto n. 6”, film esordio dietro la macchina da presa di Milena Cocozza. Una sorta di ghost thriller che racconta la storia di una giovane donna medico, Bianca (Crescentini), che viene assunta da un ospedale pediatrico gestito da religiosi per coprire i turni di notte in reparto. Ma c’è un problema non da poco in questo film, passato ieri al Tff nella sezione After Hours e in sala con 01 nell’estate 2020. Intanto Bianca è incinta e poi l’austera clinica pediatrica dove si ritrova a lavorare non è affatto rassicurante. L’ex ospedale psichiatrico è abitato infatti da strane presenze e la collega che l’ha preceduta si è suicidata, gettandosi dalla finestra. La cosa più inquietante è però il fantasma di un bambino, Davide, che la tormenta e si aggira tra i corridoi o staziona nel letto nnumero 6.
«Dei fantasmi non ho paura – dice Carolina Crescentini – ma mi spaventano i luoghi che conservano una cattiva energia. Mi è capitato al Flowers Festival di Collegno che si svolgeva in un ex manicomio. Sono andata a vedere così alcune stanze dove una volta c’erano i pazienti, ma più che altro si trattava di sentire l’energia di quei luoghi. A volte il dolore rimane aggrappato alle pareti, anche se le tinteggi, rimane nel cemento del tetto e nelle sbarre. Credo insomma che il passato lasci le sue tracce nei luoghi».
Alle musiche Francesco Motta (marito della Crescentini), mentre nel cast anche Andrea Lattanzi, Roberto Citran e Pier Giorgio Bellocchio.
«Dei fantasmi non ho paura – dice Carolina Crescentini – ma mi spaventano i luoghi che conservano una cattiva energia. Mi è capitato al Flowers Festival di Collegno che si svolgeva in un ex manicomio. Sono andata a vedere così alcune stanze dove una volta c’erano i pazienti, ma più che altro si trattava di sentire l’energia di quei luoghi. A volte il dolore rimane aggrappato alle pareti, anche se le tinteggi, rimane nel cemento del tetto e nelle sbarre. Credo insomma che il passato lasci le sue tracce nei luoghi».
Alle musiche Francesco Motta (marito della Crescentini), mentre nel cast anche Andrea Lattanzi, Roberto Citran e Pier Giorgio Bellocchio.
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