La Nuova Sardegna

Angioy, l’eroe della Sarda Rivoluzione

Angioy, l’eroe della Sarda Rivoluzione

Da venerdì in edicola il volume della collana “Storia di Sardegna” dedicato al protagonista dei moti antifeudali nell’isola

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SASSARI. Continua “I grandi personaggi”, la nuova serie della collana “Storia di Sardegna” che il nostro giornale propone ai lettori. Mentre è ancora in vendita la biografia di Giovanni Spano scritta da Antonio Maccioni, da venerdì prossimo andrà in edicola (a 8,60 euro oltre il prezzo del quotidiano) il volume dedicato a Giovanni Maria Angioy curato dallo storico Omar Onnis.

Angioy (nato a Bono il 21 ottobre 1751 e morto a Parigi il 22 febbraio 1808), funzionario regio (giudice della Reale Udienza), fu protagonista della seconda fase dei moti rivoluzionari sardi (la cosiddetta Sarda Rivoluzione) contro i privilegi feudali. «La causa della libertà – annota Angioy in esilio nel suo Memoriale – fu sostenuta allo stesso modo da tutti coloro che possono essere considerati uomini pensanti in Sardegna: i professori delle due Università, la maggior parte degli avvocati e dei medici, pressoché tutta la nobiltà non feudale e parecchi preti e curati». La rivolta, però, alla fine fu sconfitta, soffocata nel sangue, e Angioy fu costretto all’esilio in Francia.

Scrive Omar Onnis nel volume che sarà in edicola da venerdì: «L’idea di una Sardegna repubblicana, non soggetta ad alcun potere straniero, retta da un regime costituzionale e da un governo non ordinato da Dio ma scelto dai sardi stessi, non più sudditi ma cittadini, era un’idea potente. Che abbia affascinato fino a portarla all’estremo sacrificio un’intera generazione di sardi di varia estrazione – dalla grande borghesia cittadina alle popolazioni rurali – è di per sé un fatto notevole, che tuttavia non può risultare incomprensibile, dati anche i tempi in cui avvenne. Giovanni Maria Angioy, con la sua azione e col suo lascito ideale, sintetizza e rappresenta bene la forza, i valori e anche le contraddizioni e le debolezze di questo grande movimento popolare e intellettuale. Sia pure nella sconfitta, il suo resta un esempio di grande coraggio politico, di capacità di visione e anche di abnegazione, che non possono non chiamare in causa i sardi di oggi».



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