Le reazioni
Fois: «Bene, basta provincialismo» Zucca: «Rischio accentramento»
SASSARI. Marcello Fois accoglie con soddisfazione la notizia del riconoscimento al Museo di Cagliari: «Se desideriamo raggiungere gli standard internazionali dobbiamo sfuggire al provincialismo. Una...
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SASSARI. Marcello Fois accoglie con soddisfazione la notizia del riconoscimento al Museo di Cagliari: «Se desideriamo raggiungere gli standard internazionali dobbiamo sfuggire al provincialismo. Una struttura di questi tipo lo permetterà sicuramente – dice lo scrittore –. Lo sbaglio di base è sempre il localismo, l’atteggiamento che fa ci fa rifiutare chi viene da fuori anche se con un bagaglio di professionalità. Alla fine tutto si risolve nello status quo immutabile che ci ha portato ad avere il sistema di istruzione peggiore di Italia».
Igino Panzino, artista sardo riconosciuto del contemporaneo, ha dedicato negli anni scorsi un suo lavoro alla Reggia nuragica di Barumini: «Sono convinto che sia un momento importante, anche se non so cosa pensare dello spostamento dei Giganti – dice l’artista –. Tendenzialmente preferisco che i reperti restino nei luoghi del ritrovamento. La cosa che spero è un’attenzione forte verso l’arte contemporanea, la cultura non vive solo del ricordo del passato e i due mondi devono poter comunicare».
È invece critico l’archeologo e docente universitario Raimondo Zucca: «Separare la ricerca, lo scavo, dall’esposizione museale è un tragico errore – sostiene Zucca –. Se scorriamo la lista dei 39 musei e siti ci rendiamo conto che non c’è la Sicilia: infatti la Sicilia gode della competenza primaria dei Beni culturali e del paesaggio sulla base del proprio statuto. La Sardegna, nonostante le battaglie di Giovanni Lilliu, resta al palo con una ridotta autonomia. In Sicilia l’assurda divisione tra Soprintendenze per i beni culturali e ambientali e i musei non esiste. In Sardegna (e nelle altre regioni d’Italia non dotate di autonomia) si è consumata la frattura tra le soprintendenze e i relativi musei archeologici, rendendo sterili questi ultimi, privati della linfa della ricerca archeologica, e con le soprintendenze impossibilitate a generare nuove esposizioni museali in sintonia con la ricerca».
Igino Panzino, artista sardo riconosciuto del contemporaneo, ha dedicato negli anni scorsi un suo lavoro alla Reggia nuragica di Barumini: «Sono convinto che sia un momento importante, anche se non so cosa pensare dello spostamento dei Giganti – dice l’artista –. Tendenzialmente preferisco che i reperti restino nei luoghi del ritrovamento. La cosa che spero è un’attenzione forte verso l’arte contemporanea, la cultura non vive solo del ricordo del passato e i due mondi devono poter comunicare».
È invece critico l’archeologo e docente universitario Raimondo Zucca: «Separare la ricerca, lo scavo, dall’esposizione museale è un tragico errore – sostiene Zucca –. Se scorriamo la lista dei 39 musei e siti ci rendiamo conto che non c’è la Sicilia: infatti la Sicilia gode della competenza primaria dei Beni culturali e del paesaggio sulla base del proprio statuto. La Sardegna, nonostante le battaglie di Giovanni Lilliu, resta al palo con una ridotta autonomia. In Sicilia l’assurda divisione tra Soprintendenze per i beni culturali e ambientali e i musei non esiste. In Sardegna (e nelle altre regioni d’Italia non dotate di autonomia) si è consumata la frattura tra le soprintendenze e i relativi musei archeologici, rendendo sterili questi ultimi, privati della linfa della ricerca archeologica, e con le soprintendenze impossibilitate a generare nuove esposizioni museali in sintonia con la ricerca».
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