«Che bello lavorare per la gente»
Anna Piras, caporedattrice della testata, racconta come nasce un telegiornale
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SASSARI. Cagliaritana, 53 anni, alle spalle una brillante carriera da giornalista parlamentare di Raiuno, Anna Piras arriva al comando delle redazioni sarde della Tgr nel luglio del 2013. E dal punto di vista professionale scopre un mondo nuovo. «A Roma – racconta – mi occupavo della politica che si fa nei palazzi del potere: molte chiacchiere e poca sostanza, sinceramente. Mentre in cronaca è un’altra cosa: accanto all’informazione cerchiamo di ascoltare il territorio e di rappresentare le esigenze di un popolo, la distanza con la gente comune è molto inferiore. Va da sé che provare a risolvere i problemi quotidiani delle persone è molto più stimolante. Ed è proprio quello che, nel nostro piccolo, facciamo noi della Tgr Sardegna».
Ma qual è l’impostazione che la caporedattrice ha dato al suo telegiornale sardo? «Ho cercato – risponde Anna Piras – di puntare molto su questioni concrete, eliminando conferenze stampa e congressi per privilegiare il racconto più fedele possibile della realtà. Venti minuti di notiziario sembrano pochi, è vero, ma vanno comunque strutturati e pensati, ed è quello che faccio con una squadra composta in tutto da trenta giornalisti. Se vuoi organizzare un Tg facile basta che la sera ti controlli l’elenco degli avvenimenti in programma il giorno dopo – aggiunge –, ben diverso è cercare di capire quali sono le effettive situazioni critiche interpellando le persone che hanno meno voce. Dietro ogni nostro telegiornale c’è sempre un ragionamento fatto con i colleghi, tutti danno un contributo. E gli ascolti, devo ammettere, premiano questo impegno». (an.mass.)
Ma qual è l’impostazione che la caporedattrice ha dato al suo telegiornale sardo? «Ho cercato – risponde Anna Piras – di puntare molto su questioni concrete, eliminando conferenze stampa e congressi per privilegiare il racconto più fedele possibile della realtà. Venti minuti di notiziario sembrano pochi, è vero, ma vanno comunque strutturati e pensati, ed è quello che faccio con una squadra composta in tutto da trenta giornalisti. Se vuoi organizzare un Tg facile basta che la sera ti controlli l’elenco degli avvenimenti in programma il giorno dopo – aggiunge –, ben diverso è cercare di capire quali sono le effettive situazioni critiche interpellando le persone che hanno meno voce. Dietro ogni nostro telegiornale c’è sempre un ragionamento fatto con i colleghi, tutti danno un contributo. E gli ascolti, devo ammettere, premiano questo impegno». (an.mass.)
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