Francesco Demuro incanta Sassari
di Andrea Ivaldi
Teatro comunale esaurito ed entusiasmo del pubblico per il celebre tenore originario di Porto Torres
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SASSARI. Preannunciato da mesi, è finalmente arrivato il giorno più atteso della stagione lirica 2019 dell’Ente concerti “Marialisa De Carolis”, il concerto con cui venerdì sera il tenore Francesco Demuro ha riabbracciato a distanza di dieci anni il pubblico sassarese.
L’agenda fitta di impegni nei maggiori teatri del mondo, costellata di riconoscimenti prestigiosi e di lunghe e faticose tournèe, non ha mai intaccato il legame fra l’artista e la sua terra, ribadito in più occasioni, come quella del recente incontro con i giovani studenti del Conservatorio Canepa, e, con ancora maggior vigore, nel corso di questa serata, salutata da un Teatro Comunale gremito come nelle grandissime occasioni nonostante il clima reso rigido dal maestrale che sferzava le strade.
Il concerto, per il quale erano previste due repliche, è giunto a coronamento di una stagione lirica ancora una volta di alto livello, culminata con la recente produzione de “Il Trovatore”, e prevedeva un programma articolato in tre parti, dedicate rispettivamente al “bel canto” donizettiano, all’Ottocento lirico francese e infine a Giuseppe Verdi, ciascuna introdotta da una sinfonia seguita da due arie, scelte fra le più rappresentative del già vasto repertorio del tenore sardo.
Eseguire arie d’opera in concerto, sottraendole al contesto drammaturgico in cui sono nate, richiede sempre all’interprete lo sforzo ulteriore di calarsi in poco tempo in ruoli, caratteri e vocalità diversi, difficoltà queste che Demuro ha superato brillantemente, grazie a una tecnica impeccabile e a una lucidità interpretativa che fa dell’adesione al testo, sia poetico che musicale, la chiave infallibile per superare ogni ostacolo e mettere nella miglior luce le proprie doti. Dopo la Sinfonia del Don Pasquale, la prima parte è proseguita con Tombe degli avi miei da “Lucia di Lammermoor” e Una furtiva lagrima da “L’elisir d’amore”.
Successivamente, dopo una felice incursione nel mondo dell’Opéra Comique con una frizzante esecuzione dell’ouverture da Zampa, di Hérold, il tenore sardo si è ripresentato in pubblico con Ah! Leve-toi, soleil da “Romeo et Juliette” di Gounod e Je crois entendre encore da “Les pecheurs de perles” di Bizet.
Anche se impegnato in tessiture vocali esposte e impervie, Demuro dà sempre la sensazione di aver messo alle spalle ogni difficoltà vocale, ponendo l’attenzione sul fraseggio, curato e affinato anche attraverso la ricerca della migliore intesa con i musicisti che lo affiancano.
Da sottolineare quindi la felice unità di intenzioni sviluppatasi con il direttore d’orchestra, Lorenzo Passerini, accompagnatore attento e sensibile, sempre propositivo dove il testo gli affidava il ruolo di guida, e vigoroso protagonista delle pagine orchestrali, ben sorretto da un’orchestra dell’Ente solida in ogni sezione.
La brevità della seconda parte della serata, iniziata con la sinfonia da La forza del destino e proseguita con Lunge da lei…Oh mio rimorso da “La Traviata” (nota anche con le prime parole dell’aria: De’ miei bollenti spiriti) e La donna è mobile, da “Rigoletto”, lasciava presagire una nutrita serie di bis, e l’attesa non è andata delusa.
Dopo uno sfoggio di virtuosismo e di estensione vocale con Ah! Mes amis da “La fille du regiment” di Donizetti, con i famosi e temutissimi nove do di petto superati brillantemente, abbiamo ascoltato l’orchestra impegnata in un medley di brani natalizi che ha messo in luce la bravura delle varie sezioni strumentali, per poi vedere il ritorno del tenore sardo sul palco con l’atteso Nessun dorma, da Turandot e Granada.
La scelta del programma e l’ordine con cui i brani sono stati proposti non poteva che creare un crescendo di consenso ed entusiasmo nel pubblico, sottolineati da applausi via via più lunghi, tuttavia, senza nulla togliere ad interpretazioni tutte di altissimo livello, è forse nelle pagine di Donizetti e Bizet che le doti vocali ed espressive di Francesco Demuro hanno trovato gli esiti più alti.
Ma in realtà la serata non è finita qui, per concluderla e salutare il suo pubblico Demuro ha voluto fare un ritorno alle origini, al canto a chitarra da cui ha mosso i primi passi, esibendosi in un breve duo con il chitarrista Antonio Masia, suggellando ben oltre quanto possono fare le parole il profondo legame che lo unisce alla sua terra.
L’agenda fitta di impegni nei maggiori teatri del mondo, costellata di riconoscimenti prestigiosi e di lunghe e faticose tournèe, non ha mai intaccato il legame fra l’artista e la sua terra, ribadito in più occasioni, come quella del recente incontro con i giovani studenti del Conservatorio Canepa, e, con ancora maggior vigore, nel corso di questa serata, salutata da un Teatro Comunale gremito come nelle grandissime occasioni nonostante il clima reso rigido dal maestrale che sferzava le strade.
Il concerto, per il quale erano previste due repliche, è giunto a coronamento di una stagione lirica ancora una volta di alto livello, culminata con la recente produzione de “Il Trovatore”, e prevedeva un programma articolato in tre parti, dedicate rispettivamente al “bel canto” donizettiano, all’Ottocento lirico francese e infine a Giuseppe Verdi, ciascuna introdotta da una sinfonia seguita da due arie, scelte fra le più rappresentative del già vasto repertorio del tenore sardo.
Eseguire arie d’opera in concerto, sottraendole al contesto drammaturgico in cui sono nate, richiede sempre all’interprete lo sforzo ulteriore di calarsi in poco tempo in ruoli, caratteri e vocalità diversi, difficoltà queste che Demuro ha superato brillantemente, grazie a una tecnica impeccabile e a una lucidità interpretativa che fa dell’adesione al testo, sia poetico che musicale, la chiave infallibile per superare ogni ostacolo e mettere nella miglior luce le proprie doti. Dopo la Sinfonia del Don Pasquale, la prima parte è proseguita con Tombe degli avi miei da “Lucia di Lammermoor” e Una furtiva lagrima da “L’elisir d’amore”.
Successivamente, dopo una felice incursione nel mondo dell’Opéra Comique con una frizzante esecuzione dell’ouverture da Zampa, di Hérold, il tenore sardo si è ripresentato in pubblico con Ah! Leve-toi, soleil da “Romeo et Juliette” di Gounod e Je crois entendre encore da “Les pecheurs de perles” di Bizet.
Anche se impegnato in tessiture vocali esposte e impervie, Demuro dà sempre la sensazione di aver messo alle spalle ogni difficoltà vocale, ponendo l’attenzione sul fraseggio, curato e affinato anche attraverso la ricerca della migliore intesa con i musicisti che lo affiancano.
Da sottolineare quindi la felice unità di intenzioni sviluppatasi con il direttore d’orchestra, Lorenzo Passerini, accompagnatore attento e sensibile, sempre propositivo dove il testo gli affidava il ruolo di guida, e vigoroso protagonista delle pagine orchestrali, ben sorretto da un’orchestra dell’Ente solida in ogni sezione.
La brevità della seconda parte della serata, iniziata con la sinfonia da La forza del destino e proseguita con Lunge da lei…Oh mio rimorso da “La Traviata” (nota anche con le prime parole dell’aria: De’ miei bollenti spiriti) e La donna è mobile, da “Rigoletto”, lasciava presagire una nutrita serie di bis, e l’attesa non è andata delusa.
Dopo uno sfoggio di virtuosismo e di estensione vocale con Ah! Mes amis da “La fille du regiment” di Donizetti, con i famosi e temutissimi nove do di petto superati brillantemente, abbiamo ascoltato l’orchestra impegnata in un medley di brani natalizi che ha messo in luce la bravura delle varie sezioni strumentali, per poi vedere il ritorno del tenore sardo sul palco con l’atteso Nessun dorma, da Turandot e Granada.
La scelta del programma e l’ordine con cui i brani sono stati proposti non poteva che creare un crescendo di consenso ed entusiasmo nel pubblico, sottolineati da applausi via via più lunghi, tuttavia, senza nulla togliere ad interpretazioni tutte di altissimo livello, è forse nelle pagine di Donizetti e Bizet che le doti vocali ed espressive di Francesco Demuro hanno trovato gli esiti più alti.
Ma in realtà la serata non è finita qui, per concluderla e salutare il suo pubblico Demuro ha voluto fare un ritorno alle origini, al canto a chitarra da cui ha mosso i primi passi, esibendosi in un breve duo con il chitarrista Antonio Masia, suggellando ben oltre quanto possono fare le parole il profondo legame che lo unisce alla sua terra.
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