Tg Regione, da quarant’anni con i sardi
Il 15 dicembre 1979 andava in onda sulla neonata Raitre il primo notiziario prodotto nell’isola. Il racconto dei protagonisti
Un notiziario con tre edizioni quotidiane che in venti minuti racconta i fatti dei sardi e della Sardegna attraverso servizi e dirette dai luoghi più disparati dell’isola. Poi la rubrica “Buongiorno regione” (dal lunedì al venerdì tra le 7.30 e le 8 del mattino) con il bollettino meteorologico e gli approfondimenti legati all’attualità del territorio. Tutti appuntamenti ormai diventati familiari e abituali. Eppure questo puntuale flusso d’informazione mirata che ognuno dà per scontato, quarant’anni fa non lo era affatto. Al punto che la primissima edizione del Tgr, andata in onda dagli studi della Rai di Cagliari alle 19.10 di sabato 15 dicembre 1979, fu salutata dietro le quinte da un festeggiamento a base di spumanti e panettoni, e dai telespettatori a casa e nei bar come qualcosa di eccezionale.
Qualcosa capace di rafforzare il senso d’identità di un popolo, di rendere questo stesso popolo più coeso e – grazie ai contributi giornalistici locali forniti alla redazione centrale di Roma – anche meno isolato dal resto del Paese. Un impegno fondamentale che nel tempo non si è mai attenuato e che a ben vedere viene ampiamente riconosciuto anche dagli abbonati, se è vero che lo share dell’attuale edizione delle 14 oscilla in media tra il 27 e il 31 per cento. Un dato pazzesco. Non fosse altro perché significa che a quell’ora del pomeriggio un telespettatore sardo su tre è incollato al piccolo schermo per seguire il Tg3 regionale prodotto dalla Rai. Di conseguenza audience da record. «In proporzione al numero degli abitanti probabilmente la più alta d’Italia», commenta giustamente orgogliosa Anna Piras, dal 2013 caporedattrice della Tgr sarda. Di sicuro la dimostrazione tradotta in numeri di un grande affetto del pubblico.
Ricorrenza importante. Anche per questo motivo un compleanno simile non può passare inosservato. «Parliamo effettivamente di una ricorrenza importante – conferma Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna – la Tgr (acronimo di Testata giornalistica regionale - ndr) ha sin dai suoi esordi arricchito il pluralismo dell’informazione nell’isola. Non solo – aggiunge Birocchi, che per quella stessa testata ha lavorato tanti anni – il telegiornale regionale sardo ha formato molti nuovi cronisti tutti meritevoli di svolgere questa professione e ha creato un viavai virtuoso di colleghi tra la Sardegna e le redazioni del resto d’Italia. Infine, è indiscutibile che le sedi regionali siano sempre state anche degli uffici di corrispondenza in grado di far circolare a livello nazionale molte notizie che altrimenti, nel caso della Sardegna, non avrebbero minimamente oltrepassato il Tirreno».
L’esordio. Quando in quel lontano 15 dicembre del 1979 andò in onda il primo tigì della Sardegna, la neonata Terza rete Rai copriva al massimo il 45 per cento del territorio isolano. Alle 19 in punto, annunciato da una sigla bella, elettronica e per l’epoca all’avanguardia (l’incipit di “Dervish D.”, del compositore greco Vangelis), partì l’edizione nazionale con le notizie dall’interno e dagli esteri. Poi, dopo dieci minuti e senza interruzioni, la linea venne passata alle varie edizioni regionali. A Cagliari la raccolse Dino Sanna, il primo conduttore, comprensibilmente emozionato, come tutti i colleghi. I primi servizi? Uno sulle strade in dissesto nel capoluogo e a seguire uno sul consiglio regionale. Nella squadra dei quindici giornalisti c’era anche Tonino Oppes, che dal 2000 al 2013 ha guidato la redazione. «Fu un momento meraviglioso – ricorda – e credo che nessuno dei presenti lo possa dimenticare. Noi giornalisti eravamo tutti in sede, anche chi aveva finito il proprio turno: volevamo stare tutti dentro lo studio, che però era troppo piccolo per ospitarci al completo. C’era la consapevolezza che fosse un momento importante: sino ad allora lo spazio riservato ai fatti della Sardegna nei Tg nazionali era ristrettissimo e limitato prevalentemente alla cronaca nera».
Vicino alla gente. E invece, improvvisamente, le troupe della Rai – all’epoca composte da un giornalista, un operatore e uno specializzato di ripresa – cominciarono a battere paese per paese anche le zone dell’interno con l’obiettivo di raccogliere le istanze del territorio e per raccontare una realtà storica e culturale dei luoghi, non più soltanto i fatti di sangue o i sequestri di persona. Quando l’auto aziendale della Rai arrivava in un villaggio era un piccolo evento. «Ricordo grande entusiasmo – rivela Tonino Oppes –, una volta un’anziana signora volle a tutti i costi portarmi a casa sua per farmi vedere il suo televisore. Come se volesse dirmi: guarda, lo sai che io ti vedo sempre qua dentro?».
ll tigì in diretta. Una svolta, dunque. Come del resto lo fu l’edizione del Tg in diretta da Tempio Pausania il 28 luglio del 1983, quando c’era da raccontare il drammatico incendio di Curraggia, con nove morti e quindici feriti. «Di fatto noi – sottolinea Oppes – fummo i primi in Italia a rinunciare alla cosiddetta ribattuta e a raccontare nel tigì i fatti in tempo reale, cosa che fu molto apprezzata in Viale Mazzini. Da questo punto di vista noi sardi facemmo davvero scuola».
I papi e i presidenti. Naturalmente un ruolo determinante nell’informazione è svolto anche dalle cosiddette redazioni periferiche, come quella di Sassari, ad esempio. Gianni Garrucciu, volto notissimo di Rai3, oltre ad aver seguito l’arrivo in Sardegna di tre papi e a essere stato il “quirinalista” locale, tra i mille servizi che ha realizzato nella sua carriera di giornalista può annoverarne uno drammatico quanto importante. «Il 16 agosto del ’95 – racconta – fummo i primi ad arrivare in quello che fu il teatro della famigerata Strage di Chilivani. Un fatto orribile, ma professionalmente assai rilevante e formativo: quando ci collegammo c’erano ancora a terra i cadaveri dei due carabinieri e del bandito morti nel conflitto a fuoco».
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