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Antonio Segni, un sassarese ai vertici della Repubblica

Antonio Segni nel 1963 insieme a John Kennedy in visita a Roma
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Antonio Segni nel 1963 insieme a John Kennedy in visita a Roma

Da venerdì sarà in edicola il decimo volume della nuova serie della collana “Storia di Sardegna”: è dedicato al politico sardo

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È dedicato ad Antonio Segni il decimo volume dei “Grandi personaggi”, la nuova serie della collana “Storia di Sardegna” che la Nuova propone ai suoi lettori. Il libro sarà in edicola - a 8,60 euro oltre il prezzo del giornale, da venerdì prossimo, 20 dicembre. Il libro è curato da Elisabetta Paraboschi.

La figura di Antonio Segni (nato a Sassari nel 1891 e morto a Roma nel 1972) è stata una delle più sugnificative della scena politica italiana del secondo dopoguerra. anche se bisogna dire che oltre che politico di primo piano fu anche un giurista di vaglia. Laureatosi infatti nel 1918 in Giurisprudenza, insegnò diritto processuale civile nelle università di Perugia (1920-25), di Cagliari (1925-30) e di Pavia (1931-32. Fu anche docente di diritto commerciale a Sassari dal 1933 e nel 1954 conseguì la cattedra di diritto processuale civile presso l’università di Roma. Fu anche accademico dei Lincei.

Nelle file delle organizzazioni cattoliche sin da giovane, nel 1919 si iscrisse al Partito popolare e nel 1923 ne divenne consigliere nazionale, ritirandosi però dalla vita politica negli anni del regime fascista. Tra gli organizzatori della Democrazia cristiana in Sardegna dal 1943, membro della prima Consulta regionale sarda, nel 1946 fu eletto all’Assemblea costituente. Deputato eletto in Sardegna dal 1948 al 1962), dal 1946 al 1951 fu ministro dell’Agricoltura. E fu come titolare di questo dicastero che promosse e fece approvare dal governo un piano di riforma agraria che nel mondo rurale italiano segnò una vera e propria svolta storica. La riforma agraria voluta da Segni venne incontro a molte delle rivendicazioni che nel secondo dopoguerra vennero da un movimento contadino che si batteva contro il latifondo e la sopravvivenza di istitituti giuridici ormai antistorici.

Dopo aver ricoperto la carica di ministro della Pubblica Istruzione dal 1951 al 1954, Segni fu alla guida di un governo formato da Dc, Psdi e Pli (dal 1955 sino al 1957). Nel 1958 dalla Pubblica istruzione passò alla Difesa. Ancora presidente del Consiglio a capo di un monocolore democristiano dal 1959 al 1960, fu poi ministro degli Esteri dal 1960 al 1962. Eletto nel maggio 1962 presidente della Repubblica, fu colpito da un ictus cerebrale nel 1964 e dette le dimissioni nel dicembre dello stesso anno, dopo che già nell’agosto le funzioni di capo dello Stato erano state provvisoriamente assunte dal presidente del Senato Cesare Merzagora. Segni fu anche un convinto europeista: nel 1964 gli fu conferito il premio “Carlo Magno” per la sua attività in favore dell’unità europea.

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