La Nuova Sardegna

Il Dracula di Rubini La ragione svela il suo volto oscuro

di Chiara Ramiz
Il Dracula di Rubini La ragione svela il suo volto oscuro

Lo spettacolo presentato con successo al Teatro Comunale Scena essenziale, nessuna concessione al gusto splatter

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SASSARI. Il “Dracula” diretto da Sergio Rubini – presentato con successo martedì scorso al Comunale di Sassari e fino al 22 in scena al Massimo di Cagliari, per l’organizzazione del Cedac – si aggira in platea a inizio spettacolo, intabarrato in un cappottone nero molto dark. Qualche spettatore si stranisce, ma quando poi il Conte sale sul palco si vede che è lontano anni luce dai vampiri che hanno segnato di più l’immaginario collettivo, soprattutto cinematografico. Nell’interpretazione dell’attore Geno Diana le inquietudini metafisiche lasciano infatti il posto a una fisicità molto terrestre, a volte spiazzante e su di giri, comunque originale.

Ti aspetti quasi di vederlo ballare con le mani sollevate verso il cielo, come un gitano dei film di Kusturica, o che al posto dei canini (che in realtà non ci sono) gli spuntino due denti d’oro, appunto da zingaro.

Non è così strano, perché nel romanzo di Bram Stoker sono i gitani i principali alleati del Conte, e come lui condividono un legame misterioso con le forze della natura e dell’occulto. Dracula, comunque, in scena ci resta pochissimo – così come nel libro - ed è un po’ un peccato perché è uno degli elementi più sorprendenti di una lettura che per il resto si tiene volutamente vicina al modello letterario del 1897 per indagare le pulsioni più inconfessabili dell’animo umano.

Oltre a firmare la regia (e l’adattamento insieme alla moglie Carla Cavalluzzi), Sergio Rubini interpreta Van Helsing, il professore diviso tra razionalità e apertura all’occulto, il vero regista della caccia al vampiro. Luigi Lo Cascio è il procuratore londinese Jonathan Harker, incaricato di recarsi in Transilvania per concordare con il Conte l’acquisto di una casa a Londra, e Alice Bertini è Mina, fidanzata di Jonathan e reincarnazione della donna amata da Dracula. Sul palco c’è anche Roberto Salemi nei panni del dottor Seward, il direttore del manicomio dove è ricoverato Renfield (Lorenzo Lavia), in preda a un’ossessione sanguinaria dopo il suo ritorno dalla Transilvania e spasmodicamente in attesa dell’arrivo di Dracula a Londra.

Sergio Rubini rispetta la struttura epistolare del romanzo di Stoker, facendo sedere a inizio spettacolo Lo Cascio-Harker dietro una scrivania, di fronte al diario in cui ha annotato la sua inquietante avventura in Transilvania. È da qui che prende inizio la storia, raccontata attraverso una serie di flashback che ripercorrono gli snodi principali del romanzo dello scrittore irlandese. La scenografia è essenziale, costituita quasi esclusivamente da una serie di pannelli ricoperti da lenzuola bianche, che di volta in volta rappresentano le pareti di un manicomio, una fila di lapidi illuminate dalla luce livida dei lampi, i vagoni di un treno in viaggio in una notte infinita.

Mancano, ma è un bene, gli elementi più folkloristici delle storie di vampiri, come i paletti, le teste d’aglio, i canini affilati e i crocifissi; unica concessione al gusto splatter, alla fine, la testa mozzata del vampiro. Anche la recitazione scorre quasi sempre su un binario medio, controllato, senza grandi impennate, a parte qualche eccesso del pazzo Renfield o di Mina nei suoi momenti di massima adesione spirituale col vampiro.

In questi giorni e fino al 22 dicembre “Dracula” sarà al Massimo di Cagliari all’interno del cartellone Cedac.

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