Nei retabli l’algoritmo delle opere di Leonardo
di Stefano Ambu
Lo storico dell’arte Roberto Concas rivela come ha scoperto la formula della “Divina proporzione”
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CAGLIARI. Il mistero della Gioconda è anche quello dell'Uomo vitruviano: perfezione e armonia forse non dipendono solo da genio e mano dell'artista, ma da formule che si ripetono. Traducibili in algoritmi. Quasi dei codici di accesso che Leonardo non svelava apertamente, ma nascondeva e confondeva disseminando le sue opere di falsi indici come il cerchio che non è cerchio e il quadrato che non è quadrato dell’ “Uomo vitruviano” con quattro braccia e quattro gambe. La matematica applicata all'arte in modo rigoroso. E tutto nasce dall’osservazione dei retabli sardo catalani: i “trucchetti” usati per la “divina proporzione” di una delle sue opere più celebri, sono già nei dipinti ospitati alla Pinacoteca di Cagliari. E sono il tratto comune delle più importanti opere storia dell’arte.
È il risultato dello studio condotto in oltre trent’anni di fatiche dallo storico dell’arte Roberto Concas. Matematica e “spirito divino” che guidano la mano degli artisti. Leonardo stesso – ha spiegato Concas – usava i suoi codici, ad esempio le sue “doppie spirali” geometriche, nelle sue opere. Qualcosa che era davanti agli occhi di tutti, ma che è stato decifrato proprio da Concas e mostrato (e dimostrato) matematicamente a 500 anni dalla morte di Leonardo.
Per la prima volta si propone una teoria inedita della storia dell’arte tra il IV e il XVIII secolo. L’illuminazione è arrivata proprio dall’analisi attentissima ed esperta dei retabli di Castello a Cagliari. E dal confronto con l’armonia e la perfezione dell’uomo vitruviano. Un enigma mai sciolto. Anche andando a guardare e riguardare cerchio e quadrato dell’opera di Leonardo. «La soluzione non era lì, in quel cerchio e in quel quadrato – ha ribadito Concas – noi abbiamo trovato una chiave matematica, dimostrabile è ripetibile. Senza nessuna presunzione, nessuno aveva dimostrato la ricorrenza di queste geometrie in maniera così rigorosa».
Sette anni di ricerche per capire che “L'uomo vitruviano” di Leonardo è l'immagine dell'algoritmo segreto che gli artisti hanno usato dal IV al XVIII Secolo per '”certificare” le proprie opere come ispirate dalla “Divina proporzione”. Per cinque secoli il disegno avrebbe nascosto un inganno: sarebbe stato realizzato per dare forma in modo criptato alla formula aritmetica e geometrica che le botteghe usavano e tramandavano tra di loro, in osservanza dei parametri imposti dalla Chiesa.
È il risultato dello studio condotto in oltre trent’anni di fatiche dallo storico dell’arte Roberto Concas. Matematica e “spirito divino” che guidano la mano degli artisti. Leonardo stesso – ha spiegato Concas – usava i suoi codici, ad esempio le sue “doppie spirali” geometriche, nelle sue opere. Qualcosa che era davanti agli occhi di tutti, ma che è stato decifrato proprio da Concas e mostrato (e dimostrato) matematicamente a 500 anni dalla morte di Leonardo.
Per la prima volta si propone una teoria inedita della storia dell’arte tra il IV e il XVIII secolo. L’illuminazione è arrivata proprio dall’analisi attentissima ed esperta dei retabli di Castello a Cagliari. E dal confronto con l’armonia e la perfezione dell’uomo vitruviano. Un enigma mai sciolto. Anche andando a guardare e riguardare cerchio e quadrato dell’opera di Leonardo. «La soluzione non era lì, in quel cerchio e in quel quadrato – ha ribadito Concas – noi abbiamo trovato una chiave matematica, dimostrabile è ripetibile. Senza nessuna presunzione, nessuno aveva dimostrato la ricorrenza di queste geometrie in maniera così rigorosa».
Sette anni di ricerche per capire che “L'uomo vitruviano” di Leonardo è l'immagine dell'algoritmo segreto che gli artisti hanno usato dal IV al XVIII Secolo per '”certificare” le proprie opere come ispirate dalla “Divina proporzione”. Per cinque secoli il disegno avrebbe nascosto un inganno: sarebbe stato realizzato per dare forma in modo criptato alla formula aritmetica e geometrica che le botteghe usavano e tramandavano tra di loro, in osservanza dei parametri imposti dalla Chiesa.
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