«Salviamo subito la villa sarda di Antonioni»

Architetti e designer galluresi chiedono un intervento della Regione e del Fai

OLBIA. Il genio del cinema sognava una dimora geniale, a metà tra il fortino militare e l'astronave di un film di fantascienza. Tra il verde scuro della macchia mediterranea, a ridosso di una scogliera dalle sfumature rossastre, resiste al passare degli anni una cupola che ancora oggi profuma di storia. Il vento e la salsedine l'hanno messa a dura prova, ma la struttura è ancora in piedi di fronte al mare. Non si tratta di una casa vacanze qualunque. E i motivi sono due. Primo: era il buen retiro di Michelangelo Antonioni e della sua compagna dell'epoca, Monica Vitti. Secondo: è stata realizzata da Dante Bini, uno degli architetti più influenti del Novecento. Si trova in Gallura, a Costa Paradiso, nel territorio di Trinità d'Agultu, e la proprietà è privata.

La struttura, però, oggi è in preda all'incuria. E così c'è chi ha deciso di lanciare una petizione rivolta direttamente alla Soprintendenza del ministero dei Beni culturali, alla Regione e al Fai. Obiettivo: salvare la cupola prima che sia troppo tardi. A promuovere la raccolta firme su Change.org è De Rebus Sardois, un nuovo progetto editoriale che si configura come Instagram magazine e portale web dedicato agli approfondimenti culturali e alle nuove prospettive legate all'arte, all'architettura e al design in Sardegna. Il grande regista, un mostro sacro del cinema mondiale, si innamorò della Sardegna. Accadde nel 1964, durante le riprese del film "Deserto Rosso", in parte girato nella spiaggia rosa di Budelli. Ai tempi la Gallura era un luogo ancora semi deserto (la Costa Smeralda venne fondata poco tempo prima) e così Michelangelo Antonioni, qualche anno più tardi, decise di farsi costruire una futuristica casa per le vacanze, a Costa Paradiso, lontano da tutto e da tutti. Si dice, anche, per conquistare la sua compagna di allora: Monica Vitti, una delle attrici più importanti del cinema italiano.Antonioni, amante del bello in ogni sua forma, per costruire la sua casa in Sardegna non chiamò uno qualunque. Fu infatti l'architetto Dante Bini a ideare e progettare la villa del grande regista, insieme a un'altra cupola più piccola e poco lontana. Il risultato fu un capolavoro, tanto che Rem Khoolhaas, curatore della 14esima Biennale di architettura Venezia, la definì «una delle architetture migliori degli ultimi cento anni». Per realizzare il gioiello commissionatogli Dante Bini utilizzò una tecnica costruttiva da lui inventata: il Binishell, una gettata di cemento armato gonfiata dall'interno attraverso la pressione dell'aria. Insomma, un vero e proprio capolavoro dell'architettura. Della cupola del padre di "Blow-Up", infatti, ne parlano un po' in tutto il mondo, dai siti che amano raccontare i luoghi abbandonati fino alle riviste specializzate passando per i documentari e i convegni di settore. Anche perché, tra le altre cose, nella sua dimora Antonioni per anni ospitò amici di un certo rilievo, come il collega sovietico Andrej Tarkovskij e il poeta Tonino Guerra.

La cupola, però, oggi è in totale stato di abbandono. Per questo De Rebus Sardois, fondato dall'olbiese Sara Nieddu, ha deciso di lanciare una petizione su Change.org. «La struttura - si legge nella petizione - presenta dei componenti di degrado del calcestruzzo nella parte esterna, in particolare nel ponte di ingresso. Gli interni, dove sono ancora presenti gli arredi originali degli anni Settanta, rimangono in buono stato anche se mostrano dei segni di occupazione abusiva. L'interesse al recupero è stato mostrato nel 2015 quando la Soprintendenza di Sassari e Nuoro lo ha dichiarato luogo di interesse culturale. Per tale motivo, prima che venga irreversibilmente vandalizzata e deteriorata dal tempo, il nostro appello ha come obiettivo quello di sensibilizzare le istituzioni locali e la proprietà affinché si possa procedere al restauro e possibile apertura al pubblico. Sarebbero tante le possibili idee di valorizzazione dell'immobile: da spazio espositivo a polo museale. Si tratterebbe di riqualificare un luogo che a oggi è già visitato da centinaia di turisti e curiosi provenienti da tutto il mondo».

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