La Nuova Sardegna

“Stella”, mezzo secolo di femminismo

di Giacomo Mameli
“Stella”, mezzo secolo di femminismo

L’ultimo romanzo di Massimo Dadea, affresco di una generazione che voleva cambiare il mondo e le relazioni tra i sessi

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NUORO. La parola alla protagonista che dà il titolo (“Stella”, Palabanda edizioni, pagine 205, euro 18) al nuovo libro di Massimo Dadea. Con l’autore (che gioca in casa, Nuoro, dov’è nato 70 anni fa) lo presenteranno Marina Moncelsi, presidente Istasac (Istituto per la storia dell’antifascismo e dell’età contemporanea nella Sardegna centrale) e la neuropsichiatra Franca Carboni.

Appuntamento venerdì 31, ore 17, via Brofferio 23, “Spazio Ilisso”, regno editoriale barbaricino femminile. È donna anche la direttrice della collana “Narrativa”, Rossana Copez.

SENZA COMPROMESSO. Stella parla a un uditorio femminista con “affermazioni perentorie”. Non ama diplomazie, non ha personalità da compromesso, non le interessano gli equilibrismi. Più del politicamente corretto ama la sua verità. E la ritiene rivoluzionaria. Una sera degli anni Settanta, davanti alle compagne, in una cellula femminista del Castello sotto le torri bianche di Cagliari, legge il suo “manifesto”.

Tra l’altro dice: «La nuova conquista del femminismo deve essere il contrasto alla violenza dell’uomo sulla donna». E spiega, con un linguaggio che più netto non si può: «Dobbiamo concentrarci sulla violenza all’interno delle relazioni affettive, che trova la sua sottomissione della donna nella società patriarcale. La donna viene prima umiliata, denigrata, svalutata di fronte ai suoi amici, alle sue compagne, ai suoi parenti, e poi viene stuprata. Se tutto questo è inaccettabile, lo è ancora di più il nostro, di comportamento» perché «spesso siamo noi donne a lasciare da sole le donne».

MASCHI INSICURI. E via a parlare di «un maschio impotente, insicuro, aggressivo» che «esercita la sua malsana sopraffazione». Per sancire, con una certezza da non scalfire, che «la penetrazione della donna durante l’atto sessuale sia una vera e propria violenza», anzi – più assiomatica – «un’azione brutale che sta alla base dell’ingiustificata schiavitù sessuale delle donne».

Un libro intenso, a tratti molto crudo, perfino urticante, scritto da un cardiologo noto soprattutto per la sua attività politica (consigliere comunale e regionale Pci-Pd, assessore alle Riforme per cinque anni nella giunta di Renato Soru) e per altre opere: l’esordio fulminante con “La febbre del fare” del 2009 e “La maledizione libertaria” del 2014 con la Cuec e il più recente “L’omeopata” del 2017 di “Il Maestrale”.

IMPEGNO POLITICO. Con “Stella” Dadea ricostruisce mezzo secolo di impegno sociale con personaggi al femminile non facilmente identificabili per una scelta precisa dello scrittore (a Cagliari, dopo la presentazione-debutto alla Fondazione di Sardegna del 3 dicembre, lettori e lettrici 007 si stanno sbizzarrendo per dare un nome alle protagoniste di questo quasi-noir). Leggerete pennellate da medico: «Lucrezia e Andrea, sorella e fratello, sembravano essere il prodotto di un chirurgico incrocio genetico» e alcuni «banconi in marmo grigio che ricordavano i lugubri tavoli autoptici». Leggerete osservazioni critiche sull’industrializzazione: «perché a una rottura morbida e umana si è preferita una pseudo-modernizzazione disgregante?». E quelle ciminiere Moratti-Rovelli che hanno rigirato come un calzino la Sardegna agro-pastoral-mercantile diventano «la stessa paccottiglia che Cristoforo Colombo, al suo sbarco nelle Indie, offrì ai nativi americani».

FEMMINISMO SARDO. Pagine che svelano un grado di scrittura innovativo per Dadea. C’è «il silenzio che domina tutti gli spazi». Il femminismo è made in Sardegna, epicentro Cagliari e non solo la Libreria delle donne di via Donizzetti.

Il racconto è di un osservatore che quella stagione ha vissuto, conoscendo bene le protagoniste che bene sa mimetizzare. Trovate un Dadea analista sociale che si interroga tra il “«vincere nella società» e il «perdere nella famiglia». Perché c’è di mezzo la politica urbanistica di quegli anni tutto-cemento costi quel che costi. Ma ci sono, con angoscia, anche morti cariche di misteri, saltano fuori addirittura due cadaveri, bisogna capire se si tratta di delitti o suicidi, c’è la sconfitta di una madre e di una donna – ecco lo strappo narrativo – che ha vissuto «tanti anni accanto a un orco».

Conclusione? «Noi donne siamo belle, intelligenti, sensibili. Siamo migliori degli uomini. Non trovi?». La domanda, però, è dell’autore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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