La Nuova Sardegna

Uto Ughi a Sassari: pagine incantate per un violino magico

di Andrea Ivaldi
Uto Ughi a Sassari: pagine incantate per un violino magico

Il musicista e il pianista Bruno Canino hanno infiammato il pubblico del Teatro Verdi

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SASSARI. Per l’inaugurazione dell’XI Stagione dedicata ai “Grandi Interpreti della Musica Classica”, avvenuta nella serata di sabato al Teatro Verdi, la Cooperativa Teatro e/o Musica ha puntato ancora una volta su interpreti di assoluto richiamo quali il violinista Uto Ughi e il pianista Bruno Canino.

Se Canino è stato in questi anni ospite frequente delle sale da concerto cittadine, altrettanto non si può dire di Ughi, la cui ultima apparizione sassarese risale a undici anni fa, alla prima stagione dedicata ai grandi interpreti, sempre per il concerto inaugurale. Il programma, con l’importante eccezione della Sonata op. 24 di Beethoven, era incentrato su brani del grande repertorio violinistico, definendo quindi un recital in cui l’aspetto solistico ha prevalso su quello cameristico.

L’esordio è avvenuto con la famosa Ciaccona in sol minore di Tomaso Vitali, brano di dubbia attribuzione, presumibilmente originario del primo settecento italiano, ma giunto a noi attraverso numerose revisioni ad opera di grandi violinisti del secolo successivo, che ne hanno indelebilmente ridefinito il carattere. Un barocco in chiave romantica quindi, reso da Ughi con straordinaria intensità, caratterizzata da un suono scuro, a tratti tenebroso, che ha idealmente raccolto il testimone di tanti illustri predecessori per dirci ancora una volta che con interpreti di tale levatura esistono valide alternative alle interpretazioni filologiche. Un brano che da sempre “divide”, ma che proprio per questo non ha mancato di interessare anche musicisti contemporanei quali Hans Herbert Henze, che lo ha affettuosamente celebrato con il suo “Vitalino raddoppiato”, per violino e orchestra. Se in questo brano il contributo pianistico di Canino non poteva che limitarsi a quello di un solido e puntuale sostegno alla ricca parte violinistica, ben altro peso ha avuto nella successiva sonata di Beethoven, in cui il dialogo fra gli strumenti è tratto fondante dell’opera. Pagina tersa, di ispirazione serena e bucolica, la “Primavera” è stata resa con una lettura in cui non sono mancati i momenti di assoluta magia, nell’articolazione del fraseggio o nella gestione delle sonorità, pur lasciando trasparire qua e là alcune differenze di visione interpretativa. Nella seconda parte, iniziata con una versione per violino delle “Siete canciones populares españolas”, di Manuel De Falla, originali per canto e pianoforte, ancora una volta pagine ideali per ascoltare la “voce” del violino di Ughi, abbiamo proseguito con l’Introduzione e Rondò capriccioso di Camille Saint-Saëns, in cui il virtuosismo e la padronanza dell’arco di Ughi hanno infiammato il pubblico.

Finale con la Tzigane di Maurice Ravel, opera concepita ad imitazione dello stile violinistico tzigano, e proprio per questo originariamente affidata all’accompagnamento del piano-lutheal, un marchingegno brevettato nel 1919, che una volta applicato sul pianoforte permetteva l’imitazione del suono del Cimbalom. In realtà questo soluzione ebbe poca fortuna e da sempre la Tzigane si esegue con l’accompagnamento di pianoforte o nella versione con orchestra.

La lettura di Ughi non si è limitata a restituire lo smalto virtuosistico dell’opera, permettendo agli ascoltatori di godere appieno di ogni dettaglio con cui il compositore francese si è appropriato di uno stile non suo, svelandone i meccanismi segreti, cesellati in una scrittura violinistica ardua ed estremamente sofisticata.

Occasioni come questa rendono difficile poter aggiungere qualcosa di nuovo su carriere così lunghe e gloriose, ma al di là dei valori artistici emersi nel corso della serata, non si può non sottolineare l’enorme onestà intellettuale dei protagonisti della serata, la loro capacità di rimettersi in gioco ogni volta, cercando di sempre di aggiungere qualcosa a ciò che è stato detto in precedenza, ponendosi con rigore al servizio dei musicisti e delle opere che affrontano.

Il successo, ovviamente è stato calorosissimo e sottolineato da un crescendo di consensi dal pubblico che gremiva il Teatro Verdi, e che i due artisti hanno salutato proponendo un bis con “La Campanella” di Paganini.

Il prossimo appuntamento, protagonista il grande pianista Canadese Luis Lortie è previsto per venerdì 14 febbraio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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