Il Mutuo soccorso di Sassari e il saluto in morte di Lincoln
di Paolo Curreli
Ritrovata per caso nell’archivio del Congresso Usa la missiva di condoglianze spedita dalla Sardegna. Nel 1865 parole di stima per “un grande popolo erede delle sue generose idee”
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SASSARI. Nel mese di aprile del 2019 Giovanni Fenu, cavaliere della repubblica e ricercatore appassionato, ha un balzo mentre è impegnato sul web in una ricerca sui sardi internati durante la seconda guerra mondiale negli Usa.
Il documento dell’archivio del Congresso degli Stati Uniti, in cui si è casualmente imbattuto, reca una grande iscrizione in bella grafia: “La Società di Mutuo Soccorso di Sassari, all’Ill. Signor Console degli Stati Uniti d’America a Genova”. La data è quella del 1865, la missiva è un messaggio di condoglianze dell’associazione mutualistica per la morte di Lincoln, sedicesimo presidente è fautore dell’abolizione della schiavitù, presa di posizione che provocò la sanguinosa guerra civile americana. Fenu informa subito il coordinamento regionale delle società di mutuo soccorso e Luciano Pinna, presidente di quella di Alghero, che danno alle stampe un libretto che riporta la missiva. Il testo è pubblicato qui accanto e reca anche una traduzione in inglese.
Un documento importante nella storia del mutualismo operaio sassarese e della intera isola. «Inoltre c’è da sottolineare – dice Pinna – che è l’unica lettera di condoglianze che arriva dall’Italia da una società di mutuo soccorso, tutte le numerose altre che abbiamo trovato provengono dalle logge massoniche». Un dato importante perché è proprio nel 1863 che la società di mutuo soccorso sassarese subisce la scissione tra l’ala monarchica e quella di ispirazione repubblicana e mazziniana. La missiva, firmata dal presidente Salvatore Solinas, è sicuramente ispirata dagli ideali umanitari e repubblicani.
Enrico Costa nel suo libro “Sassari” ricostruisce da testimone contemporaneo, era nato nel 1841, le vicende della Società di Mutuo Soccorso di Sassari, la prima dell’isola fondata nel 1851 ed erede degli antichi Gremi delle corporazioni delle arti e dei mestieri cittadini, aboliti dal governo sabaudo nel 1848. Furono i falegnami sassaresi a tentare per primi, senza riuscirci, di organizzarsi in una associazione di “mutua assistenza sociale” nel 1850. Dai primi esperimenti di solidarietà si arrivò a una forma più concreta nel 1856, quando la Società di Mutuo Soccorso chiese che venisse esposto il suo stemma nel Palazzo Civico. L’organizzazione solidale divenne sempre più forte ed importante, garantiva 50 centesimi al giorno agli iscritti che non erano in grado di lavorare, un medico e le medicine degli speziali, per i malati, una piccola pensione per le vedove e gli orfani. La quota mensile di adesione era di 86 centesimi. Enrico Costa dedica una parte importante nel suo “Sassari” a queste esperienze mutualistiche. In filigrana appare la borghesia imprenditoriale e gli operai e artigiani, orgogliosi del loro lavoro e uniti da una visione laica della società, anche se la parte devozionale degli antichi Gremi rimane importante.
Uomini moderni che guardano alla “nazione America un grande popolo erede delle sue generose idee a sostegno di una santa causa, la causa dell’umanità”. A cui si sentono legati dagli ideali mazziniani: “Figli d’una terra che arditamente rivendicava la sua libertà e nazionalità manomesse da tirannidi straniere e domestiche e che vide improvvisamente sparire dalla scena politica un grand’uomo che più d’ogni altro cooperava al nazionale riscatto, gli Italiani sono meglio che ogni popolo in grado di intendere e dividere il dolore degli Americani”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il documento dell’archivio del Congresso degli Stati Uniti, in cui si è casualmente imbattuto, reca una grande iscrizione in bella grafia: “La Società di Mutuo Soccorso di Sassari, all’Ill. Signor Console degli Stati Uniti d’America a Genova”. La data è quella del 1865, la missiva è un messaggio di condoglianze dell’associazione mutualistica per la morte di Lincoln, sedicesimo presidente è fautore dell’abolizione della schiavitù, presa di posizione che provocò la sanguinosa guerra civile americana. Fenu informa subito il coordinamento regionale delle società di mutuo soccorso e Luciano Pinna, presidente di quella di Alghero, che danno alle stampe un libretto che riporta la missiva. Il testo è pubblicato qui accanto e reca anche una traduzione in inglese.
Un documento importante nella storia del mutualismo operaio sassarese e della intera isola. «Inoltre c’è da sottolineare – dice Pinna – che è l’unica lettera di condoglianze che arriva dall’Italia da una società di mutuo soccorso, tutte le numerose altre che abbiamo trovato provengono dalle logge massoniche». Un dato importante perché è proprio nel 1863 che la società di mutuo soccorso sassarese subisce la scissione tra l’ala monarchica e quella di ispirazione repubblicana e mazziniana. La missiva, firmata dal presidente Salvatore Solinas, è sicuramente ispirata dagli ideali umanitari e repubblicani.
Enrico Costa nel suo libro “Sassari” ricostruisce da testimone contemporaneo, era nato nel 1841, le vicende della Società di Mutuo Soccorso di Sassari, la prima dell’isola fondata nel 1851 ed erede degli antichi Gremi delle corporazioni delle arti e dei mestieri cittadini, aboliti dal governo sabaudo nel 1848. Furono i falegnami sassaresi a tentare per primi, senza riuscirci, di organizzarsi in una associazione di “mutua assistenza sociale” nel 1850. Dai primi esperimenti di solidarietà si arrivò a una forma più concreta nel 1856, quando la Società di Mutuo Soccorso chiese che venisse esposto il suo stemma nel Palazzo Civico. L’organizzazione solidale divenne sempre più forte ed importante, garantiva 50 centesimi al giorno agli iscritti che non erano in grado di lavorare, un medico e le medicine degli speziali, per i malati, una piccola pensione per le vedove e gli orfani. La quota mensile di adesione era di 86 centesimi. Enrico Costa dedica una parte importante nel suo “Sassari” a queste esperienze mutualistiche. In filigrana appare la borghesia imprenditoriale e gli operai e artigiani, orgogliosi del loro lavoro e uniti da una visione laica della società, anche se la parte devozionale degli antichi Gremi rimane importante.
Uomini moderni che guardano alla “nazione America un grande popolo erede delle sue generose idee a sostegno di una santa causa, la causa dell’umanità”. A cui si sentono legati dagli ideali mazziniani: “Figli d’una terra che arditamente rivendicava la sua libertà e nazionalità manomesse da tirannidi straniere e domestiche e che vide improvvisamente sparire dalla scena politica un grand’uomo che più d’ogni altro cooperava al nazionale riscatto, gli Italiani sono meglio che ogni popolo in grado di intendere e dividere il dolore degli Americani”.
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