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grandi interpreti a sassari 

Applausi per Tartini reinventato dal violoncello di Mario Brunello

di Andrea Ivaldi
Applausi per Tartini reinventato dal violoncello di Mario Brunello

SASSARI. Da sempre la programmazione degli eventi musicali non manca di celebrare ogni ricorrenza di nascita e morte di musicisti più o meno noti, e quest’anno, nel duecentocinquantesimo anniversario...

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SASSARI. Da sempre la programmazione degli eventi musicali non manca di celebrare ogni ricorrenza di nascita e morte di musicisti più o meno noti, e quest’anno, nel duecentocinquantesimo anniversario della nascita, sembrava che Beethoven fosse destinato a farla da padrone. Ma spesso il gioco degli anniversari ci sorprende e ci costringe a riordinare le nostre cronologie e a fare riflessioni molto stimolanti, come nel caso del concerto tenuto venerdì al Teatro Verdi dal grande violoncellista Mario Brunello con l’Orchestra dell’Annunciata diretta da Riccardo Doni, che costituiva il terzo appuntamento della rassegna “I grandi interpreti della Musica Classica” promossa dalla Cooperativa teatro e/o Musica. È stata questa l’occasione per ricordare che proprio nell’anno in cui nasceva il genio di Bonn, in Italia ci lasciava uno dei grandi epigoni del barocco: Giuseppe Tartini, famoso violinista, teorico e compositore, autore, fra le tante, della celeberrima sonata detta “Trillo del Diavolo”. Due mondi lontani, che si sono solo sfiorati, almeno cronologicamente, ma il programma della serata, nel mostrare come il percorso di creativo di Tartini abbia in qualche modo precorso alcuni aspetti del classicismo viennese, ha confermato come la famosa regola dei “sei gradi di separazione”, valga anche in musica.

Un ulteriore punto di interesse del programma, intitolato: “Tartini, Vivaldi e dintorni” consisteva nell’utilizzo, da parte del solista, del Violoncello piccolo, uno strumento di dimensioni ridotte, accordato un’ottava sotto il violino, ossia, in termini di estensione, a metà strada fra il violoncello e la viola. Brunello è musicista curioso, sempre pronto a percorrere nuove vie e a sperimentare, come dimostrano le collaborazioni della sua prestigiosa carriera in ambiti molto diversi, e anche in questa occasione non ha mancato di sorprendere chi, abituato al suo suono, caldo e avvolgente, ne ha ascoltato una sorta di alter ego, dal suono terso e trasparente, articolato in fraseggi brevi e nervosi, spesso proteso ad improvvisare funambolici abbellimenti. Questo è quello che voleva la prassi dell’epoca, di cui Tartini fu anche rinomato teorico, e grande merito va dato all’Accademia dell’Annunciata, ricca di pregevoli individualità, e al suo direttore Doni, nell’avere sempre saputo mantenere, su un terreno così cangiante, il contatto con il solista, condividendo ogni dettaglio di fraseggio con estrema naturalezza e mantenendo sempre vivo il senso della tensione e della sorpresa. Una musica da ricreare ad ogni esecuzione quindi, come ha sottolineato lo stesso Brunello in occasione del secondo bis in cui è stato “reinventato”, queste le sue parole, l’adagio del concerto in re maggiore di Tartini (il primo era stata una Forlana, sempre del compositore istriano), e che proprio per questo ha bisogno di partner affiatati. Da sottolineare, per la straordinaria intensità, i due adagi dei concerti tartiniani, in cui il florilegio degli abbellimenti, spesso condivisi fra solista e prime parti dell’orchestra, non ha intaccato la percezione delle linee melodiche, spesso inserite in sonorità tese e rarefatte, in cui il gusto barocco per le dissonanze creava un effetto di straordinaria modernità, e forse mai come in questi momenti possiamo dire che il vero virtuosismo di Brunello è stato completamente trasformato in carica espressiva. Il pubblico, sempre molto numeroso, si è fatto coinvolgere in questo percorso, e ha risposto con molto calore chiamando ripetutamente alla ribalta i musicisti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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