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Morto Ulay, amò Marina Abramovic e visse a Orgosolo con lei

Morto Ulay, amò Marina Abramovic e visse a Orgosolo con lei

Negli anni ’70: «Eravamo poveri ma felici»

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SASSARI. L’artista concettuale Frank Uwe Laysiepen, noto come Ulay e conosciuto per il suo sodalizio con Marina Abramovic, è morto domenica a Lubiana, dove viveva dal 2009. Aveva compiuto 76 anni lo scorso novembre. Malato di cancro da diversi anni, Ulay era considerato uno dei più importanti artisti contemporanei. Figura che ha lasciato il segno nella storia dell’arte come pioniere di body art, performance e fotografia Polaroid. Abramovic ha affidato a un post su Facebook la sua commozione per la scomparsa dell’ex compagno: «È con grande tristezza che ho saputo della morte del mio amico ed ex partner Ulay. Era un artista e un essere umano eccezionale, ci mancherà profondamente».

Marina Abramovic in un’intervista al Tg2 di qualche anno fa aveva ricordato l’esperienza di vita con Ulay in Sardegna: «Sono stati i miei anni più belli, e fra tutti l’esperienza a Orgosolo tra i pastori. Io e Ulay eravamo poveri ma felici». L’esperienza sarda della “Nonna della performance” come si definisce Marina Abramovic, risale alla metà degli anni Settanta, periodo in cui lo sperduto (per l’epoca) paese della Barbagia attraeva artisti come l’Odin Teatret danese di Eugenio Barba.

Ricordi che Marina Abramovic confessò anche al fotografo nuorese Sebastian Piras, durante un reportage nel suo studio di New York, quando scoprì che la famiglia di Piras era originaria di Orgosolo. «Fu uno scambio meraviglioso, io e Ulay proponevamo la nostra arte e loro ci ricambiavano con il loro cibo, salsiccia, formaggio e pane – raccontò l’artista montenegrina a Piras –. Ci insegnarono a fare il formaggio, e quella esperienza di metamorfosi del latte bianco mi ha sempre affascinato e ispirato, ho sempre desiderato trarne una performance che non ho mai realizzato». «Per capire Ulay ci vuole tempo, forse tutta la nostra vita», ha detto di lui una volta Marina Abramovic, l’artista serba, naturalizzata americana, che con Ulay ha condiviso un percorso artistico e sentimentale lungo un decennio.

I due hanno segnato e per certi versi rivoluzionato la scena delle performance artistiche, dopo che si conobbero ad Amsterdam nel 1976. All’inizio l’artista si formò e affermò come fotografo, per poi cercare espressioni artistiche alternative in risposta a domande relative all’identità umana, prima di tutto da un punto di vista dei confini fisici del corpo umano e della sessualità. L’incontro con Abramovic lo spinse verso esperimenti più radicali, e anche la fine della loro simbiosi artistica e personale fu oggetto della rappresentazione “Gli innamorati: la camminata sulla Grande Muraglia”, un viaggio a piedi nel 1988 lungo la Muraglia partendo dai capi opposti per incontrarsi a metà strada e dirsi addio. Sulla malattia di Ulay il regista Damjan Kozole ha realizzato il documentario intitolato “The Cancer Project”. (p.cu.)

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