Cervelli in fuga e clandestini: il sassarese Mannu racconta i sardi expat
Paolo Merlini
All’Isre di Nuoro una mostra del fotografo e giornalista. Un giro del mondo per ritrarre quelli che una volta si chiamavano emigrati
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NUORO. Sette anni di lavoro, 170 interviste con altrettanti sardi incontrati in ventuno nazioni sparse nel mondo: dalla Spagna alla Turchia, dalla Nuova Zelanda all’Argentina. È il progetto “Migrazioni - I sardi nel mondo” che il fotografo e giornalista sassarese Antonio Mannu ha avviato nel 2009 e portato a termine nel 2016, almeno in questa prima fase, giacché l’elenco di chi lascia la Sardegna e l’Italia per altre nazioni si allunga di anno in anno (una media di 3500 giovani ogni anno). Oggi si chiamano expat (dall’inglese expatriate), spesso sono laureati e svolgono lavori qualificati, ieri si chiamavano emigrati, erano pronti alle professioni più umili, vivevano spesso ai margini della società. Destini certo diversi, uniti però da uno stato di necessità – cercare altrove un futuro che la Sardegna non sembra più offrire – che è la costante di qualsiasi migrazione. Mannu, fotografo di lunga esperienza e grande viaggiatore, ha cercato di indagare questo mondo.
Una sintesi del suo lavoro da domani sarà esposta a Nuoro, al museo etnografico, dove resterà sino al prossimo 4 aprile. Si tratta di 66 fotografie a colori che raffigurano altrettanti sardi sparsi nel mondo. Accanto alle immagini, didascalie in tre lingue (sardo, inglese e italiano) che descrivono in modo sintetico le persone ritratte. Per la prima volta nella storia dell’Isre, la mostra non prevede un’inaugurazione. «In ottemperanza alle direttive volte al contenimento del rischio di diffusione del Coronavirus – spiega il commissario Isre, Stefania Masala – in via del tutto precauzionale le visite alla mostra, così come quelle al Museo del Costume, saranno contingentate per evitare affollamenti. Saranno perciò temporaneamente vietati gli ingressi a gruppi e le visite guidate a gruppi».
Si diceva della presenza degli expat nei racconti di emigrazioni più recenti, ma ciò non toglie che tra “I sardi nel mondo” ci sia anche chi ha alle spalle storie drammatiche, non dissimili da quelle cui assistiamo oggi con i migranti dall’Africa e dal Medio Oriente. Erano quelli che ora vengono chiamati clandestini. Maria Giuliani è nata a Sassari, i genitori si sono trasferiti in Svizzera alla ricerca di un lavoro ma non avevano potuto portarla con sé per le rigidissime norme elvetiche: è cresciuta seminascosta in un istituto religioso, potendo incontrare i genitori una volta alla settimana. Quando Mannu l’ha incontrata, ormai donna adulta, lavorava all’ufficio visti dell’ambasciata italiana ad Ankara, in Turchia.
L’Argentina è uno dei paesi con maggiore presenza di sardi, anche se molti di loro ormai lo sono di terza o quarta generazione. Amano la Sardegna senza averla mai vista, in base ai ricordi di un genitore o di un nonno. Come Alberto Pira, figlio di Juan Carlos, a sua volta figlio di Salvatore che lasciò Gavoi nel 1914. Hanno un’azienda agricola. È nata in Sardegna, a Sardara, invece, Loredana Manca, critica d'arte e curatrice di mostre: è arrivata in Argentina all'età di 4 anni insieme con la madre e il fratello. Il padre li aveva preceduti, partendo otto mesi prima. Poi c’è la Spagna. Barcellona è la capitale più gettonata dagli artisti, al pari di Berlino. Ma è Londra probabilmente la città europea con il maggior numero di giovani sardi. Tra i tanti, anche Tao Mannu, nata in Finlandia ma cresciuta a Sassari, dove ha frequentato il liceo artistico. Dopo la maturità s’è presa un anno sabbatico e ha accompagnato il padre – Antonio Mannu, l’autore della mostra – in giro per il mondo per il progetto sui sardi. Nella mostra compare anche lei, perché dopo quel viaggio ha proseguito gli studi universitari sull’arte in Inghilterra. Oggi lavora a Londra al Victoria and Albert Museum.
Una sintesi del suo lavoro da domani sarà esposta a Nuoro, al museo etnografico, dove resterà sino al prossimo 4 aprile. Si tratta di 66 fotografie a colori che raffigurano altrettanti sardi sparsi nel mondo. Accanto alle immagini, didascalie in tre lingue (sardo, inglese e italiano) che descrivono in modo sintetico le persone ritratte. Per la prima volta nella storia dell’Isre, la mostra non prevede un’inaugurazione. «In ottemperanza alle direttive volte al contenimento del rischio di diffusione del Coronavirus – spiega il commissario Isre, Stefania Masala – in via del tutto precauzionale le visite alla mostra, così come quelle al Museo del Costume, saranno contingentate per evitare affollamenti. Saranno perciò temporaneamente vietati gli ingressi a gruppi e le visite guidate a gruppi».
Si diceva della presenza degli expat nei racconti di emigrazioni più recenti, ma ciò non toglie che tra “I sardi nel mondo” ci sia anche chi ha alle spalle storie drammatiche, non dissimili da quelle cui assistiamo oggi con i migranti dall’Africa e dal Medio Oriente. Erano quelli che ora vengono chiamati clandestini. Maria Giuliani è nata a Sassari, i genitori si sono trasferiti in Svizzera alla ricerca di un lavoro ma non avevano potuto portarla con sé per le rigidissime norme elvetiche: è cresciuta seminascosta in un istituto religioso, potendo incontrare i genitori una volta alla settimana. Quando Mannu l’ha incontrata, ormai donna adulta, lavorava all’ufficio visti dell’ambasciata italiana ad Ankara, in Turchia.
L’Argentina è uno dei paesi con maggiore presenza di sardi, anche se molti di loro ormai lo sono di terza o quarta generazione. Amano la Sardegna senza averla mai vista, in base ai ricordi di un genitore o di un nonno. Come Alberto Pira, figlio di Juan Carlos, a sua volta figlio di Salvatore che lasciò Gavoi nel 1914. Hanno un’azienda agricola. È nata in Sardegna, a Sardara, invece, Loredana Manca, critica d'arte e curatrice di mostre: è arrivata in Argentina all'età di 4 anni insieme con la madre e il fratello. Il padre li aveva preceduti, partendo otto mesi prima. Poi c’è la Spagna. Barcellona è la capitale più gettonata dagli artisti, al pari di Berlino. Ma è Londra probabilmente la città europea con il maggior numero di giovani sardi. Tra i tanti, anche Tao Mannu, nata in Finlandia ma cresciuta a Sassari, dove ha frequentato il liceo artistico. Dopo la maturità s’è presa un anno sabbatico e ha accompagnato il padre – Antonio Mannu, l’autore della mostra – in giro per il mondo per il progetto sui sardi. Nella mostra compare anche lei, perché dopo quel viaggio ha proseguito gli studi universitari sull’arte in Inghilterra. Oggi lavora a Londra al Victoria and Albert Museum.
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