cinema
Fasano, il re del montaggio che ama i registi sardi
di Fabio Canessa
SASSARI. Tutto quanto precede il montaggio è semplicemente un modo di produrre una pellicola da montare. Lo diceva un certo Stanley Kubrick, ribadendo con le sue parole quanto già teorizzato dai...
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SASSARI. Tutto quanto precede il montaggio è semplicemente un modo di produrre una pellicola da montare. Lo diceva un certo Stanley Kubrick, ribadendo con le sue parole quanto già teorizzato dai maestri dell’avanguardia russa negli anni Venti: il montaggio è l’elemento specifico del cinema. Tra i maggiori esponenti di quest’arte in Italia c’è sicuramente Walter Fasano, invitato nei giorni scorsi a Sassari per una masterclass dalla scuola di cinema City Lights fondata dal regista sassarese Bonifacio Angius.
«È un lavoro entusiasmante – sottolinea Fasano – quello di dare forma al materiale delle riprese, fatto di tante inquadrature girate in tempi e luoghi diversi che devono essere messe insieme. Un lavoro artistico per costruire il percorso narrativo del film nel quale il montatore può essere di grande aiuto al regista, rimanendo sempre al servizio della sua visione ma aggiungendoci anche qualcosa di personale. Se un film viene prima scritto dallo sceneggiatore con il regista, al montaggio viene riscritto con i materiali girati e si può dar vita a un’opera anche un po’ diversa da quella che si immaginava». Nella sua ormai lunga carriera iniziata a metà degli anni Novanta, il montatore pugliese ha incrociato anche la strada di alcuni registi sardi: ha supervisionato “Ovunque proteggimi” di Angius e montato “L’arbitro” di Paolo Zucca e “5 è il numero perfetto” di Igort. «Nel cinema – racconta Fasano – al di là della provenienza si è un po’ tutti uguali, però sono contento di questa casualità. Sono tre artisti di talento e con loro mi sono trovato molto bene». Tra i tanti registi importanti con i quali ha collaborato ce n’è uno in particolare con il quale ha instaurato un profondo sodalizio: Luca Guadagnino, del quale praticamente ha montato tutti i film. Da “The Protagonists” a “Suspiria” passando per “Melissa P”, “Io sono l’amore”, “A Bigger Splash” e il premiatissimo “Chiamami col tuo nome” che ha vinto anche l’Oscar alla sceneggiatura firmata dallo stesso Fasano insieme a Guadagnino e James Ivory. Un rapporto professionale dietro il quale c’è una grande amicizia,. «Quando frequentavo il Centro sperimentale – ricorda Fasano – ho montato un piccolo film di Francesco Munzi che aveva lo stesso direttore della fotografia di un corto di Guadagnino. Quando l’ha visto lui ha chiesto di conoscermi e ci siamo subito trovati nei gusti cinematografici». Un percorso che continua, proprio in questo periodo Fasano sta completando il montaggio di un documentario di Guadagnino dedicato allo stilista Salvatore Ferragamo.
«È un lavoro entusiasmante – sottolinea Fasano – quello di dare forma al materiale delle riprese, fatto di tante inquadrature girate in tempi e luoghi diversi che devono essere messe insieme. Un lavoro artistico per costruire il percorso narrativo del film nel quale il montatore può essere di grande aiuto al regista, rimanendo sempre al servizio della sua visione ma aggiungendoci anche qualcosa di personale. Se un film viene prima scritto dallo sceneggiatore con il regista, al montaggio viene riscritto con i materiali girati e si può dar vita a un’opera anche un po’ diversa da quella che si immaginava». Nella sua ormai lunga carriera iniziata a metà degli anni Novanta, il montatore pugliese ha incrociato anche la strada di alcuni registi sardi: ha supervisionato “Ovunque proteggimi” di Angius e montato “L’arbitro” di Paolo Zucca e “5 è il numero perfetto” di Igort. «Nel cinema – racconta Fasano – al di là della provenienza si è un po’ tutti uguali, però sono contento di questa casualità. Sono tre artisti di talento e con loro mi sono trovato molto bene». Tra i tanti registi importanti con i quali ha collaborato ce n’è uno in particolare con il quale ha instaurato un profondo sodalizio: Luca Guadagnino, del quale praticamente ha montato tutti i film. Da “The Protagonists” a “Suspiria” passando per “Melissa P”, “Io sono l’amore”, “A Bigger Splash” e il premiatissimo “Chiamami col tuo nome” che ha vinto anche l’Oscar alla sceneggiatura firmata dallo stesso Fasano insieme a Guadagnino e James Ivory. Un rapporto professionale dietro il quale c’è una grande amicizia,. «Quando frequentavo il Centro sperimentale – ricorda Fasano – ho montato un piccolo film di Francesco Munzi che aveva lo stesso direttore della fotografia di un corto di Guadagnino. Quando l’ha visto lui ha chiesto di conoscermi e ci siamo subito trovati nei gusti cinematografici». Un percorso che continua, proprio in questo periodo Fasano sta completando il montaggio di un documentario di Guadagnino dedicato allo stilista Salvatore Ferragamo.
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