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Le confessioni di Eugenio Scalfari

di Antonio Calabrò
Le confessioni di Eugenio Scalfari

Dall’infanzia ai giorni attuali: un mondo di cronaca e storia

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Racconti di idee, che prendono forma in parole ben scritte. Sulle pagine d’un giornale, d’un libro, d’un documento politico. Come si legge, con straordinario piacere, in “Grand Hotel Scalfari”, ovvero “confessioni libertine su un secolo di carta”, redatte da Antonio Gnoli e Francesco Merlo raccogliendo i ricordi di Eugenio Scalfari, per Marsilio. Gente che va gente che viene, come s’addice a un albergo in cui va in scena un mondo. Personaggi che passano dalla cronaca alla storia. Avventure politiche e intellettuali. Scalfari parla di sé, dall’infanzia ai giorni attuali in cui invecchia il corpo ma l’intelligenza resta affilata e combattiva. E costruisce un racconto sincero e spregiudicato (amori e dolori compresi), intessuto d’ironia e, talvolta, d’un filo di malinconia. Sulle pagine scorrono la collaborazione a “il Mondo”, la costruzione de “L’Espresso”, la fondazione e poi il successo de “la Repubblica”: la vita quotidiana e le battaglie politiche, economiche e culturali di giornali che definiscono un’opinione pubblica dai tratti ben distinti nell’ambito della sinistra liberale e democratica e danno spazio a idee, ansie, tendenze e ricerche di generazioni che, spesso in modo controverso, cercano di far vivere i valori del cambiamento. Progetti ambiziosi. Di cui restano vivi non solo i ricordi.

Politica, giornalismo e gusto per le battaglie intellettuali ricorrono anche nel volume a più voci su “Alfredo Reichlin. Una vita”, pubblicato dalla Treccani, curato da Mariuccia Salvati e dedicato all’impegno di uno dei principali dirigenti del Pci: un “comunista con un’idea forte di un partito per la nazione” e sensibile, come pochi, alle nuove strade possibili per la sinistra.

Uomo dedito alla ricerca, al gioco delle idee e alle libertà è stato pure Cesare De Michelis, editore-professore, il fondatore della Marsilio, di cui Marco Sassano, giornalista di solida esperienza e grande brillantezza di scrittura, ricostruisce vita e impegni in “I libri sono come le ciliegie”, edito, naturalmente, da Marsilio. “L’editore è un Don Giovanni, scopre, seduce, vuole, rivuole, colleziona. Ma io sono un uomo di radicate fedeltà, se è permesso l’ossimoro”, amava dire De Michelis, maestro di passioni e ironia, con un indocile gusto d’andare controcorrente e rifiutare il gioco comodo dei luoghi comuni e delle alleanze ruffiane. Ha scoperto e lanciato scrittori, da Nico Orengo a Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini. Coltivato talenti. Pubblicato libri capaci di lasciare un segno originale nella cultura italiana e utili per capire e rileggere le contraddizioni e le felicità del Novecento.

Per riuscirci, libri a parte, è stato l’anima di un museo innovativo, M9, a Mestre. Indispensabile, per ricostruire le nostre contorte radici dell’attualità. E proprio grazie alle pagine di Marco Sassano, si capisce bene quanto sia forte ancora oggi, in tempi così carichi di rancori, paure ed esibite ignoranze, il compito essenziale per un editore: contribuire a “riedificare un sistema di valori”.



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