La Nuova Sardegna

«Fai un esame di coscienza: come mangi?»

di GIANNI GARRUCCIU
«Fai un esame di coscienza: come mangi?»

Nelle parole del Pontefice la vergogna per i 150 milioni di bambini mal nutriti o non nutriti

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Per gentile concessione dell’autore e dell’editore pubblichiamo un estratto della conversazione con papa Francesco contenuta nel libro Fame.



Papa Francesco si siede sulla poltrona bianca e mi invita

a sedermi a mia volta, di lato. Cerco un approccio informale, pur sapendo che i minuti col Santo Padre sono preziosi. Inizio con un dato: «Santità, 821 milioni di persone soffrono oggi la fame e oltre 150 milioni di bambini hanno ritardi nella crescita, come denuncia un rapporto congiunto delle Nazioni Unite. Il numero di persone colpitedalla fame nel mondo continua a crescere, raggiungendo un abitante su nove del pianeta. La fame è cresciuta negli ultimi tre anni, tornando ai livelli di un decennio fa». Mi interrompe: «Ma come noi non ci vergogniamo di questo? Lasciare affamati i bambini! 150 milioni di bambini rachitici perché mal nutriti, o non nutriti!».

Non domande. Sono punti esclamativi. «Il cibo nella Bibbia è una cosa che scende dal cielo – riprende il Pontefice –, è la manna, e non è riservata a pochi. Lei conosce l’Esodo?». Insisto coi dati. So che Francesco ci tiene molto a essere aggiornato, vuole sempre conoscere le novità del mondo e, quando può, predilige la comunicazione diretta. «Santità, secondo gli ultimi dati della FAO, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo finisce nella pattumiera per un equivalente di 1 miliardo e 300 milioni di tonnellate: un quantitativo utile, secondo lo studio, a sfamare abbondantemente gli oltre 800 milioni di uomini, donne e bambini esposti alla fame. Già san Giovanni Paolo II, nel 1992, nella prima conferenza sulla nutrizione, diceva: «C’è cibo per tutti in abbondanza, ma non tutti possono mangiare». «Siamo responsabili tutti noi e dobbiamo crescere in questa responsabilità collettiva», dice il Papa sollevando lo sguardo dagli appunti. «La scarsa alimentazione provoca quasi la metà – il 45% – dei decessi dei bambini sotto i 5 anni. Sono 3 milioni ogni anno! Quando diciamo:“Ma cosa c’entro io con quel bambino che muore di fame?” – Tu c’entri! – “E come posso fare?” – Fai un esame di coscienza: come mangi? come vivi? quanto paghi per divertirti? quante cose inutili hai?». Il suo parlare è un crescendo di partecipazione emotiva. «Non solo si spreca il cibo e lo si butta via, ma si vive anche in una lussuosità tale…, guardi le piccole e grandi élite…, è un peccato contro Dio. Quando vivevo a Buenos Aires ricordo che c’era un quartiere molto lussuoso. Lungo un viale centrale c’erano 37 ristoranti uno dietro l’altro. Si pagava una cena non so quanto, io non ci sono mai andato. Il viale terminava con una piazza e, attraversando questa piazza, cominciava subito una baraccopoli, una villa, come si dice in argentino. Così si vedevano le due cose insieme: la ricchezza, le belle auto, la gente vestita bene al termine del viale; e la povertà estrema, i bambini scalzi, denutriti, vestiti con quel poco che avevano, dall’altra parte della piazza. In un colpo solo due mondi così diversi e così vicini, contigui: una vergogna».

Un attimo di silenzio come a sottolineare la crudeltà di quell’immagine, il peso e la sofferenza di quel ricordo. Poi riprende con un pensiero che lo commuove e in parte lo rattrista: «A Buenos Aires quando c’è una festività infrasettimanale, se si lavora comunque, lo Stato dà il lunedì libero nella settimana successiva. Sapevo di persone che il venerdì partivano anche a Miami per fare quattro giorni di shopping nei negozi più lussuosi. Capisce? Lo shopping tour. Tornavano con le valige piene di cose inutili, di cose di cui non avevano bisogno. La lussuosità. Il lusso. Pensare al lusso». Non so a quale zona si riferisca il Papa. Certo Buenos Aires è la sintesi di due mondi, due estremi in uno solo,racchiusi in una città dove spesso esplode la rivolta dei quartieri poveri. Grattacieli da una parte, baracche dall’altra. Il simbolo sono gli abitanti dei Barrios de pie. Qui la disoccupazione è tre volte più alta rispetto alla media del Paese e il tasso di mortalità infantile è più del doppio. Tradurre in italiano il concetto di Barrios de pie non è facile. Barrios sono i quartieri. Pie sono i piedi. Da una parte la Buenos Aires ricca e benestante. Ai piedi di quei grattacieli, le baracche. “Benvenuti nei barrios de pie”, si leggeva dall’altra parte dei muri alzati per proteggere i quartieri dei ricchi abitanti della capitale argentina. Tra il fango e i tuguri, dove la gente indossa magliette raffi guranti Maradona o Che Guevara, il tasso di disoccupazione è quasi del cento per cento, tre volte più alto rispetto al resto del Paese. Sono gli ultimi. Buenos Aires è la regione più florida dell’Argentina. Ma a pochi passi dalla riva del Riachuelo, il fi ume più inquinato dal Paese, la gente vive tra i rifi uti. C’è chi sopravvive con i figli in una stanza che affitta per meno di cento dollari al mese, circa 1.500 pesos. Partono dai Paesi dell’America centro-meridionale in cerca di fortuna e, spesso, in Argentina trovano ancora povertà e talvolta anche la morte. Dalle loro baracche vedono gli abitanti della Baires ricca entrare in appartamenti che affittano a oltre 5 mila dollari al mese. Sono praticamente dall’altra parte della strada.

«Ma loro, lì, non possono andarci», dice sconsolato papa Francesco, «a separarli dalla città ricca c’è un fiume. Poi una rete metallica. E i primi muri dei quartieri ricchi della Capitale». A Recoleta, quartiere “medio” di Baires, le famiglie hanno un reddito che doppia quello delle famiglie della parte più povera della città. A Villa Lugano, Villa Soldati o a Villa Riachuelo un bambino appena nato ha il doppio delle probabilità di morire entro i cinque anni rispetto a un coetaneo nato dall’altra parte del muro. Non ci sono cinema. Non ci sono negozi né caff è. Le strade sono segnate dalle fogne a cielo aperto. Gli abitanti camminano scalzi. Qui, se non scortate dalla polizia, non entrano nemmeno le ambulanze. Ma non per paura di violenze: si rubano medicine e vitamine. Si cercano gli antibiotici da dare ai propri fi gli.



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