La Nuova Sardegna

«Un Papa senza frontiere che rivoluzionerà la Chiesa»

di Roberto Sanna
«Un Papa senza frontiere che rivoluzionerà la Chiesa»

Gianni Garrucciu racconta il suo incontro con Bergoglio

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SASSARI. Nel mondo una persona su nove è colpita dalla fame, i bambini di età inferiore ai 5 anni che soffrono di disturbi della crescita sono 150,8 milioni, i bambini sotto i 5 anni affetti da deperimento 50,5 milioni, i bambini sotto i 5 anni in sovrappeso 38,3 milioni. Notizie crudeli che non sempre riscuotono l’attenzione che meriterebbero ma Gianni Garrucciu, giornalista sassarese con alle spalle una lunga carriera alla Rai, è riuscito a portarlo al piano più alto possibile: quello del Vaticano e di papa Francesco, incontrato nella Biblioteca del palazzo apostolico dopo un anno di attesa. E ne è valsa la pena, anzi «la possibilità di avere le sue parole ha da sola giustificato l’uscita del libro».

“Fame”, edito dalla San Paolo Edizioni e da martedì nelle librerie, è nato nella primavera del 2018 in preparazione alla Giornata mondiale dell’agricoltura della FAO, è stato continuamente aggiornato sino al momento della stampa. Porta al suo interno i contributi dei massimi esperti dell’argomento e anche di alcuni rappresentanti dei governi coinvolti in questa difficile situazione: «Di per sé sarebbe stato un lavoro come tanti altri – aggiunge Garrucciu –. Quello che mi serviva era una figura più alta ma non per motivi confessionali, anzi devo dire che questo è sicuramente un libro laico. E aggiungo che, dopo un anno di lavoro, avevo perso le speranze di poter incontrare papa Francesco e mi ero rassegnato a buttare tutto, poi all’improvviso ho ricevuto una lettera della Prefettura pontificia nella quale mi annunciava che la richiesta era stata accolta e che il pontefice mi avrebbe incontrato due giorni dopo».

Riavvolgiamo il nastro: come è nata l’idea del libro?

«Il vero “input” mi è stato dato, durante le giornate della Fao, da David Beasley, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Il suo è stato un intervento forte perché in precedenza una serie di potenti della Terra aveva esibito e vantato il loro operato nella lotta alla fame nel mondo, poi lui ha preso la parola e smontato uno per uno quegli interventi. In maniera diretta: per esempio, a chi diceva di aver inviato ingenti quantità di cibo ha risposto che dopo tre giorni tutto andava a male perché in quelle zone depresse non c’erano frigoriferi, la gente non può permetterseli. E così via dicendo, ne ha avuto una per tutti. Alla fine di quell’intervento mi ero innamorato di lui e gli ho chiesto un’intervista. Anche in questo caso, ho dovuto aspettare quasi un anno per poterci parlare ed egualmente ne è valsa la pena, come si può leggere nel libro».

Gli altri protagonisti?

«Li ho presi a volte con pazienza, altri nell’immediatezza di quella giornata. Per esempio il capo di stato del Burkina Faso, che ha portato avanti una testimonianza illuminante. Perché il suo paese, dieci anni fa, era in assoluto il più povero e ora sta , molto meglio perché in questo lasso di tempo ha saputo impiegare al meglio le risorse arrivate coi diversi programmi di sostegno: hanno costruito strade, acquedotti, investito nella comunicazione. Attualmente i paesi più poverisono lo Yemen e il Sudan. Ho dovuto attendere un anno Beasley proprio perché segue sul posto la oro situazione ».

E al termine di questo percorso c’è stato l’incontro con Bergoglio.

«È stata una vera sorpresa, percome è andata. Mi ha ricevuto in udienza privata personale e siamo stati insieme tre quarti d’ora. È stato un lungo discorso nel quale certi argomenti avevo deciso di non affrontarli direttamente. Prima dell’incontro avevo mandato una traccia degli argomenti dei quali volevo discutere, per esempio diseguaglianze sociali, migrazioni, denutrizione, ma a un certo punto è stato proprio papa Francesco a interrompermi ed entrare nel vivo di alcuni argomenti».

Che cosa le ha detto?

«Per esempio mi ha chiesto “Armi e guerra niente?” Si era preparato su questo e altri argomenti e quello che mi rimarrà sempre impresso è che in poco tempo la nostra conversazione si è trasformata in una chiacchierata tra amici. Questo perché papa Bergoglio è veramente uno che tratta la gente con semplicità, non a caso si rivolge ai poveri come a dei fratelli».

Lei ha avuto modo anche di conoscere anche Giovanni Paolo II: che differenza ha notato, a livello di impatto personale, tra i due papi?

«Giovanni Paolo II era più diplomatico e politico, aveva il compito di traghettare la Chiesa nel secondo millennio. Di persona ti colpiva lo sguardo magnetico, due occhi azzurri che ti leggevano dentro, sembrava che sapesse in anticipo cosa stavi per chiedergli e la risposta che ti dava era sempre quella che ti attendevi. Papa Francesco, per come parla e per quello che dice, è uno che ha capito che deve rivoluzionare la Chiesa ed è quello che sta facendo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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