il libro
Veltroni ci insegna a odiare l’odio per essere felici
ROMA. Una «lunga bava di lumaca nella vita di ciascuno di noi». È l'immagine dell'odio, quel «sentimento livido» del quale Walter Veltroni ci mostra gli effetti nel suo nuovo libro “Odiare l'odio”,...
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ROMA. Una «lunga bava di lumaca nella vita di ciascuno di noi». È l'immagine dell'odio, quel «sentimento livido» del quale Walter Veltroni ci mostra gli effetti nel suo nuovo libro “Odiare l'odio”, in libreria per Rizzoli domani. «Quando si è diffuso, ha determinato, nella storia dell'umanità, i momenti più tragici e le pagine più scure» spiega Veltroni che è stato direttore dell'Unità, vicepresidente del Consiglio, sindaco di Roma, segretario del Partito democratico e candidato premier alle elezioni politiche del 2008.
Dalle grandi persecuzioni del Novecento alla violenza sui social, in “Odiare l'odio” ci racconta «le conseguenze tragiche di una malattia del nostro tempo» fornendo anche un'ampia documentazione di dati e ricordando le parole di grandi scrittori e intellettuali. Da Cesare Pavese che diceva «si odiano gli altri, perché si odia se stessi» ad Amos Oz e John Donne , Veltroni ci invita a non dimenticare il grande valore delle parole: «No, le parole sono la cosa più importante della vita: è in base a loro che ci scegliamo, scegliamo la persona che amiamo, gli amici che abbiamo, le vite altre che vogliamo vivere leggendo un libro o vedendo un film o ascoltando della musica. Le parole hanno cambiato il mondo». In questo viaggio nell'universo dell'odio, che è sempre il prologo della violenza, Veltroni parte dal ventennio fascista, quando suo nonno, preso dai nazisti, nel 1944 fu portato insieme a sua nonna, a via Tasso, racconta la sua generazione che ha conosciuto «il tempo dell'odio «negli anni di piombo e quella precedente che «ha pagato il prezzo infinito delle persecuzioni, della galera, della guerra civile» e approda a un presente segnato da una decrescita tutt'altro che felice: «Dal 2007 al 2018 il Pil, per la prima volta nella storia del dopoguerra italiano, è diminuito del 4,3 per cento, quello pro capite del 6,9, i consumi delle famiglie del 2, la compravendita di abitazioni del 23,7, l'indice della produzione industriale del 17,9 per cento» afferma, citando i dati, Veltroni che nel libro affronta anche il tema dell'immigrazione, invita a recuperare l'indignazione e sottolinea che se all'odio si contrappone altro odio, allora sarà l'odio a vincere.
Dalle grandi persecuzioni del Novecento alla violenza sui social, in “Odiare l'odio” ci racconta «le conseguenze tragiche di una malattia del nostro tempo» fornendo anche un'ampia documentazione di dati e ricordando le parole di grandi scrittori e intellettuali. Da Cesare Pavese che diceva «si odiano gli altri, perché si odia se stessi» ad Amos Oz e John Donne , Veltroni ci invita a non dimenticare il grande valore delle parole: «No, le parole sono la cosa più importante della vita: è in base a loro che ci scegliamo, scegliamo la persona che amiamo, gli amici che abbiamo, le vite altre che vogliamo vivere leggendo un libro o vedendo un film o ascoltando della musica. Le parole hanno cambiato il mondo». In questo viaggio nell'universo dell'odio, che è sempre il prologo della violenza, Veltroni parte dal ventennio fascista, quando suo nonno, preso dai nazisti, nel 1944 fu portato insieme a sua nonna, a via Tasso, racconta la sua generazione che ha conosciuto «il tempo dell'odio «negli anni di piombo e quella precedente che «ha pagato il prezzo infinito delle persecuzioni, della galera, della guerra civile» e approda a un presente segnato da una decrescita tutt'altro che felice: «Dal 2007 al 2018 il Pil, per la prima volta nella storia del dopoguerra italiano, è diminuito del 4,3 per cento, quello pro capite del 6,9, i consumi delle famiglie del 2, la compravendita di abitazioni del 23,7, l'indice della produzione industriale del 17,9 per cento» afferma, citando i dati, Veltroni che nel libro affronta anche il tema dell'immigrazione, invita a recuperare l'indignazione e sottolinea che se all'odio si contrappone altro odio, allora sarà l'odio a vincere.
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