Melkiorre Melis Artista e designer
di ANTONELLO CUCCU
Venerdì col giornale l’ottava monografia della collana
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Da venerdì in edicola con la Nuova (a 7,60 euro oltre il prezzo del quotidiano) l’ottavo volume della collana “Maestri dell’arte sarda”. Libro dedicato a Melkiorre Melis e curato da Antonello Cuccu, di cui pubblichiamo un brano del testo.
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Sarebbe un errore, com’è stato, leggere l’opera di Melkiorre Melis (Bosa 1889-Roma 1982) unicamente attraverso il profilo pittorico, alla ricerca della sua espressione “pura”. Non si deve pensare a questo artista ponendolo a confronto con coetanei e amici specializzati nell’esclusivo ambito pittorico (che si vedrà essere solo una parte del suo variegato lavoro), quali furono gli animatori, ed essi stessi ideatori, dell’arte sarda ai primi decenni del ’900, come Biasi, Floris, Dessy fino a Ciusa Romagna o grandi decoratori ed eccellenti ritrattisti come Figari e Delitala. Il foglio d’invito realizzato dall’artista per una sua mostra personale allestita nel foyer del Teatro Quirino di Roma – datato 1929 e accompagnato dall’esplicita dichiarazione Studio Artistico Melkiorre Melis. Arte Pura et Arte Decorativa, Ceramiche originali, Progetti di Arredamenti moderni e di Folklore, Reclames– sottolinea in maniera chiara la figura di un autore che ha diviso in varie declinazioni il suo modo di concepire la creatività, e lo propone per quello che in realtà egli è stato: un “artista totale” (...). Una scelta di bruciante attualità per le possibilità insite nel modo razionale e consapevole di progettare l’arte, di portarla nelle case sotto forma di mobile, suppellettile o pannello decorativo, cartolina, giocattolo, manifesto, gioiello, ricamo, dipinto. Melis è da annoverare tra coloro che hanno rifiutato la specificità creativa, mantenendo la figura dell’artista ancora integra e rispondente a tutto campo alle esigenze del sociale. Nell’unitarietà ha intuito quei valori migrati col design a tutta la cultura materiale di larga diffusione, divenuti in tal modo spina dorsale della cultura visiva e di massa, quasi sempre unico accesso alla “bellezza” da parte del largo pubblico, lontano e ignaro dell’arte e in senso più ampio della cultura. Allievo e stretto collaboratore di Duilio Cambellotti nella vivacissima e fertile Roma degli anni Dieci e Venti, Melis assorbe dal maestro la capacità di allargare il fronte della ricerca visiva, trasferendolo alle arti applicate o “minori”, che in Italia ancora esprimeva nei settori delle arti decorative una natura popolare e artigiana, arcaica, primitiva e ingenua, e su di essa fondava le diverse economie regionali, rispetto alla sofisticata sericità industriale e alle dinamiche a essa collegate, in quegli anni ancora inespresse dalla giovane Nazione. Ordinatore di importanti esposizioni a Roma, a Monza, a Napoli e a Tripoli(...). Ruolo che lo spinge a rapportare, confrontare e fondere il suo lavoro con quello di altri professionisti (...). Da essi assorbe nuove competenze e soprattutto la nuova capacità di una visione artistica complessa e poliedrica (...). Stanno tornando alla luce una quantità di opere che sempre più aiuteranno a definirne la figura, ancora poco nota ai sardi laddove già una serie di grandi mostre e pubblicazioni nazionali lo celebrano tra i protagonisti delle arti applicate italiane.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sarebbe un errore, com’è stato, leggere l’opera di Melkiorre Melis (Bosa 1889-Roma 1982) unicamente attraverso il profilo pittorico, alla ricerca della sua espressione “pura”. Non si deve pensare a questo artista ponendolo a confronto con coetanei e amici specializzati nell’esclusivo ambito pittorico (che si vedrà essere solo una parte del suo variegato lavoro), quali furono gli animatori, ed essi stessi ideatori, dell’arte sarda ai primi decenni del ’900, come Biasi, Floris, Dessy fino a Ciusa Romagna o grandi decoratori ed eccellenti ritrattisti come Figari e Delitala. Il foglio d’invito realizzato dall’artista per una sua mostra personale allestita nel foyer del Teatro Quirino di Roma – datato 1929 e accompagnato dall’esplicita dichiarazione Studio Artistico Melkiorre Melis. Arte Pura et Arte Decorativa, Ceramiche originali, Progetti di Arredamenti moderni e di Folklore, Reclames– sottolinea in maniera chiara la figura di un autore che ha diviso in varie declinazioni il suo modo di concepire la creatività, e lo propone per quello che in realtà egli è stato: un “artista totale” (...). Una scelta di bruciante attualità per le possibilità insite nel modo razionale e consapevole di progettare l’arte, di portarla nelle case sotto forma di mobile, suppellettile o pannello decorativo, cartolina, giocattolo, manifesto, gioiello, ricamo, dipinto. Melis è da annoverare tra coloro che hanno rifiutato la specificità creativa, mantenendo la figura dell’artista ancora integra e rispondente a tutto campo alle esigenze del sociale. Nell’unitarietà ha intuito quei valori migrati col design a tutta la cultura materiale di larga diffusione, divenuti in tal modo spina dorsale della cultura visiva e di massa, quasi sempre unico accesso alla “bellezza” da parte del largo pubblico, lontano e ignaro dell’arte e in senso più ampio della cultura. Allievo e stretto collaboratore di Duilio Cambellotti nella vivacissima e fertile Roma degli anni Dieci e Venti, Melis assorbe dal maestro la capacità di allargare il fronte della ricerca visiva, trasferendolo alle arti applicate o “minori”, che in Italia ancora esprimeva nei settori delle arti decorative una natura popolare e artigiana, arcaica, primitiva e ingenua, e su di essa fondava le diverse economie regionali, rispetto alla sofisticata sericità industriale e alle dinamiche a essa collegate, in quegli anni ancora inespresse dalla giovane Nazione. Ordinatore di importanti esposizioni a Roma, a Monza, a Napoli e a Tripoli(...). Ruolo che lo spinge a rapportare, confrontare e fondere il suo lavoro con quello di altri professionisti (...). Da essi assorbe nuove competenze e soprattutto la nuova capacità di una visione artistica complessa e poliedrica (...). Stanno tornando alla luce una quantità di opere che sempre più aiuteranno a definirne la figura, ancora poco nota ai sardi laddove già una serie di grandi mostre e pubblicazioni nazionali lo celebrano tra i protagonisti delle arti applicate italiane.
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