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Gigi Camedda: «Uno tsunami sul nostro nuovo disco già pronto»
SASSARI. «Sto trascorrendo le mie prigioni a casa, come spero stiano facendo tutti: la clausura è indispensabile se vogliamo vedere al più presto la luce e uscire da questo brutto impiccio». Parla...
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SASSARI. «Sto trascorrendo le mie prigioni a casa, come spero stiano facendo tutti: la clausura è indispensabile se vogliamo vedere al più presto la luce e uscire da questo brutto impiccio». Parla così, Gigi Camedda, anima dei Tazenda insieme con Gino Marielli e Nicola Nite. «In questo triste momento – aggiunge – la musica ci è di grande aiuto, per questo abbiamo creato un mini tour di quattro canzoni suonando con la nostra band ognuno da casa propria per poi postare il tutto sui social e regalarlo a i fan, nostri e non solo».
Per la più famosa band sarda lo stop dovuto al lockdown è stato piuttosto doloroso. «Abbiamo il disco pronto, s’intitola “Tazenda 2020”, e stavamo per uscire sul mercato ma abbiamo ovviamente bloccato tutto. I primi giorni di marzo abbiamo allestito la sala prove perché dovevamo iniziare i test del nuovo tour, il nuovo spettacolo appunto legato a questo album. E ora passo molte ore della giornata al pianoforte, come non mi capitava da tempo. Tutto sommato sto vivendo serenamente questo periodo che ci costringe a stare a casa e a difenderci dal virus. Per il resto, mi mancano i miei figli: due di loro vivono in Spagna e anche lì la situazione non si discosta dalla nostra».
Il futuro della musica? «La musica è immortale e non si può pensare a una vita senza suoni. Detto questo, per chi di musica vive questo virus è uno tsunami che ci è venuto addosso provocando una profonda crisi. Ma certe situazioni lasciano un solco profondo negli animi degli artisti. Un solco che quasi sempre diventa vena creativa». (an.mass.)
Per la più famosa band sarda lo stop dovuto al lockdown è stato piuttosto doloroso. «Abbiamo il disco pronto, s’intitola “Tazenda 2020”, e stavamo per uscire sul mercato ma abbiamo ovviamente bloccato tutto. I primi giorni di marzo abbiamo allestito la sala prove perché dovevamo iniziare i test del nuovo tour, il nuovo spettacolo appunto legato a questo album. E ora passo molte ore della giornata al pianoforte, come non mi capitava da tempo. Tutto sommato sto vivendo serenamente questo periodo che ci costringe a stare a casa e a difenderci dal virus. Per il resto, mi mancano i miei figli: due di loro vivono in Spagna e anche lì la situazione non si discosta dalla nostra».
Il futuro della musica? «La musica è immortale e non si può pensare a una vita senza suoni. Detto questo, per chi di musica vive questo virus è uno tsunami che ci è venuto addosso provocando una profonda crisi. Ma certe situazioni lasciano un solco profondo negli animi degli artisti. Un solco che quasi sempre diventa vena creativa». (an.mass.)
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