La Nuova Sardegna

STORIE DALLA QUARANTENA 

Leggere poesie e laurearsi in due

Raccontate le vostre esperienze a lettere@lanuovasardegna.it

2 MINUTI DI LETTURA





Grazie per l’invito a raccontare come trascorrono le giornate i vostri lettori, in questo tempo di “quarantena”. Sono una delle tantissime persone che formano quel largo stuolo di pensionate che, a dispetto dell’età, continuano a desiderare di conoscere e di essere utili agli altri. In questo periodo di isolamento, nel senso pieno della parola, dato che vivo da sola, stranamente mi ritrovo ad avere meno tempo di prima per dedicarmi ai miei abituali interessi (leggere, scrivere, cucire). Le giornate passano velocemente, grazie alle tante occasioni offerte dai diversi canali televisivi. Abituata a partecipare ogni giorno alla santa messa ora ho l’imbarazzo della scelta. Non devo andare in chiesa: le celebrazioni vengono a casa mia e posso scegliere su tante possibilità, dal primo mattino al tardo pomeriggio, dal collegamento a raggio nazionale a quelli locali in streaming su YouTube o tv locali. Grandi doni in questo tempo di “digiuno eucaristico”, offerti dalle “meravigliose invenzioni del nostro tempo”. Non facile anche lo scegliere i canali e i servizi informativi, per sapere cosa sta avvenendo lontano e accanto a noi. Desiderio forte che realizzo, soprattutto, tenendo la radio accesa mentre continuo a fare altre cose. Una che in questi giorni ha prevalso è la ricerca della “poesia per farmi compagnia” e la voglio suggerire, innanzi tutto, alle persone anziane come me, che potrebbero essere soggette alla malinconia. Dico solo che ho iniziato dal grande Melchiorre Murenu, col suo invito: “Beni como peccadore”, che mi ha portato al “M’illumino d’immenso” di Ungaretti e ad altri. Così “Io resto a casa”, con “la poesia che mi fa compagnia”.

Mariantonia Fara

Sassari

* * *Mi permetto di raccontare una storia felice. Sono iscritta all’Università di Torino, attualmente sto vivendo con Stefano Savigni, iscritto all’Università di Sassari. Venerdì 27 marzo Stefano si è laureato in Medicina e Chirurgia in modalità telematica (lui è il terzo medico della famiglia), mentre lunedì 30 marzo mi sono laureata io, sempre in modalità telematica, in Scienze dell’Educazione motoria e delle Attività adattate (è la mia terza laurea). Stefano a pieni voti e io con lode e menzione alla carriera. Entrambi abbiamo discusso la tesi nella stessa stanza, nella stessa postazione, con lo stesso schermo, nonostante l’iscrizione a università e facoltà diverse. Entrambi, però, siamo contenti di esserci stati l’uno per l’altra, ci siamo abbracciati dopo la proclamazione e abbiamo gioito dei traguardi raggiunti. Anche se lontani dalle nostre famiglie, quella di Stefano in Gallura e la mia a Torino, ci siamo collegati con loro via Skype e abbiamo brindato in maniera virtuale. È stato un giorno e una laurea diversa, speciale e memorabile.

Ilaria Marchetti



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative