Il professor Mariposa è guarito
Fatto sta che, nonostante le reiterate stecche, il bianco anticorpo riaprì gli occhi volgendo un biasimevole sguardo verso il suo forzuto discendente e non poté fare a meno di dire: “Figliolo mio,...
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Fatto sta che, nonostante le reiterate stecche, il bianco anticorpo riaprì gli occhi volgendo un biasimevole sguardo verso il suo forzuto discendente e non poté fare a meno di dire: “Figliolo mio, dovresti allenare anche la voce, non solo i muscoli!”. Figuratevi, Soggulupiùfosthi alla parola “allenare” tirò immediatamente fuori i suoi numerosissimi attrezzi ginnici e riprese gli usuali e cadenzati addestramenti di total body. “Oplà! Oplà! Oplà!” urlava il forzuto microrganismo, autoincitandosi e sottolineando con la voce i suoi esemplari gesti ritmici degni di un vero campione olimpico.
Fu proprio in quell’istante che Soggulupiùfosthi ebbe appena il tempo di scorgere un enorme ago e si ritrovò aspirato all’interno di una smisurata siringa. Un virologo di fama internazionale stava studiando il cosiddetto paziente zero, cioè il professor Mariposa, nel tentativo di elaborare una strategia per creare un vaccino. Nell’effettuare un’innumerevole serie di analisi al povero Chisco, aveva individuato un insolito componente che riteneva potesse essere la chiave di volta per la realizzazione di un antidoto.
Fu così che Soggulupiùfosthi si ritrovò espulso attraverso l’ago e inserito in una provetta a nuotare all’interno di uno strano liquido (si trattava di un reagente di colore verde). Al contatto con quella sostanza il nostro linfo - virus si sentì strano: i suoi muscoli si svilupparono a dismisura, il suo colore virò dal grigio fino all’ultravioletto; sentì aumentare la sua forza, gli crebbero fluenti capelli rosa e sul petto gli comparve addirittura una gigantesca S di Super linfo-virus. Subito dopo la trasformazione, Soggulupiùfosthi venne introdotto all’interno di una mastodontica centrifuga e sballottato a velocità supersonica contro tutte le pareti della provetta. Quando si riprese da quello scombussolamento, i suoi lunghi capelli avevano assunto una bislacca piega che ricordava vagamente quella della nota domatrice di leoni MORIA FEIRO.
Dopo aver ruotato alla velocità di circa cinquemila giri al minuto, il liquido verde della provetta si separò dal linfo-virus; si ritrovò così spiaccicato all’interno di due piastrine trasparenti che lo bloccavano come un wurstel in un sandwich. Un gigantesco occhio lo stava ora esaminando, facendo un accurato screening ad ogni sua parte del corpo.
“L’ho trovato, finalmente l’ho trovato!!” esultò il noto virologo che, subito dopo, corse dai suoi colleghi con in mano il prezioso vetrino. In seguito a numerosi ed estenuanti trattamenti, Soggulupiùfosthi venne sintetizzato e inserito in un preparato vaccinale per essere testato su diversi animali…
CAPITOLO 12.
I test
Il nostro Super Linfo-virus si ritrovò improvvisamente proiettato in un luogo sconosciuto, occupato da terribili organismi patogeni che stavano attaccando e vincendo contro un esercito di linfociti. Questi ultimi avevano le sembianze di simpatici e teneri topolini. Erano tutti bianchi e armati fino ai denti. Si agitavano correndo come dei forsennati per contrastare gli attacchi nemici.
I loro eserciti però parevano in seria difficoltà. I virus avevano preso il sopravvento e i poveri linfo-topi erano ormai allo stremo delle forze. Soggulupiufoltshi assisteva inorridito a quel terribile scontro il cui epilogo sembrava ormai chiaro. Gli immondi germi si erano infatti moltiplicati a dismisura e stavano per vincere la battaglia. Solo un miracolo avrebbe potuto ribaltare le sorti della guerra.
Il nostro Super LV, si sentì pervaso da una rabbia incontrollabile e iniziò così a mutare: i suoi muscoli si gonfiarono fino all’eccesso; i capelli gli si allungarono e assunsero un colore fluorescente; tutto intorno al suo corpo si generò un’aura luminosa e abbagliante... inondato da una potenza inaudita, urlò con voce tonante: “All’attacooo!!!”.
Si scagliò quindi, a velocità supersonica, contro i milioni di virulenti virus. Le sue mazzate erano poderose e potentissime. Inutili si rivelarono le contromisure adottate dagli immondi agenti patogeni che, alla fine del conflitto, furono sterminati con estrema facilità. I pochi superstiti vennero imprigionati dalle guardie dei linfo-topi e confinati in una remota e deserta regione di quel singolare corpo.
Il comandante dell’esercito dei guerrieri-roditori, con sguardo riconoscente, si rivolse a Soggulupiufoltshi e squittì: "Grazie per averci aiutato. Senza il tuo intervento avremmo perso questa terribile guerra". E aggiunse: “Saremmo onorati di averti nel nostro esercito. Ti sarà affidato un ruolo di grande prestigio e potrai guidare un'intera legione di fedeli soldati. Ti prego unisciti a noi...”. Il nostro Supereroe non fece però in tempo ad accettare quella straordinaria offerta perché fu, improvvisamente, risucchiato da un’enorme siringa e inoculato in un nuovo corpo...
La scena che gli si presentò davanti fu la stessa alla quale aveva appena assistito: milioni di infettivi germi stavano colonizzando quel nuovo territorio. E anche qui l'esercito dei macrofagi, dall’aspetto di paffuti maialini bianchi e rosa, era allo stremo. Quei poveri linfociti, nonostante la loro incrollabile tenacia, non riuscivano infatti ad arrestare l'avanzata nemica. Il nostro eroe, colto da una rabbia incontrollabile si trasformò di nuovo e, anche stavolta, ebbe la meglio contro i purulenti virus che dovettero arrendersi di fronte alla sua superiorità e incredibile forza.
Venne nuovamente celebrato e incensato come una divinità salvatrice e gli furono assegnati i più illustri e ambiti incarichi, diventando un vero e proprio paladino della salute. Il nostro Soggulupiùfoltshi non potè però godere di quei meravigliosi omaggi poiché fu teletrasportato a più riprese in centinaia e centinaia di altri “mondi animali”, nei quali continuava ad inanellare vittorie contro orde di temibili virus.
L’esperienza più esaltante fu quella vissuta dentro i corpi di diverse scimmie. Fu colpito dalla simpatia e giocosità dei loro abitanti: i globuli rossi lanciavano bucce di banana per fare dei dispetti alle piastrine che puntualmente replicavano con secchiate di colla super fissante. I linfo-scimmia, dal canto loro, passavano le giornate arrampicati su vene e arterie, depilandosi l’ispido manto e ridacchiando a crepapelle per le divertenti gag dei loro concittadini… insomma, tutti si sbellicavano dalle risate.
Alla fine di questi innumerevoli viaggi intro ed extra corporei, Soggulupiùfolsthi si ritrovò al punto di partenza: aveva fatto ritorno alla città di Murumuru tra i suoi amati congiunti Virù e Bellabé che lo riabbracciarono festanti. “Ohi, figlio mio, dove sei stato, e cosa ti è successo, come sei cambiato… scommetto che ti sei allenato come un matto; sei più muscoloso di prima e ti sono pure cresciuti i capelli. Certo che una spuntatina già gliela potevi dare…”
Il Super linfo-virus si sbellicò dalle risate; sua mamma, con quello strano accento, riusciva sempre a strappargli un sorriso… Il suo sguardo però si corrucciò quando vide apparire all’orizzonte una caterva di agguerritissimi Minnaffuttu…
CAPITOLO 13.
La scorpacciata
I bellicosi Minnaffuttu arrivarono a velocità supersonica sfoderando e vibrando le loro più temibili armi. Avevano stampato in volto un ghigno orripilante e minaccioso di quelli che ti rubano il sonno, popolano gli incubi peggiori e ti fanno gridare MAMMA MIA! Soggulupiùfolsthi non fu minimamente scalfito da tale visione e sfoderò il più smagliante dei suoi sorrisi a trecentocinquanta denti.
“Questi ridicoli moscerini pensano di spaventarmi?!” e la S di Super linfo-virus brillò sfavillante sul suo petto. Aprì l’enorme bocca e divorò in un sol boccone un’intera truppa di Minnaffuttu. Battendosi la pancia affermò: “Che pasto succulento, avevo giusto un pizzichino di appetito!”. Vi lascio immaginare gli sguardi atterriti degli altri virus di fronte a tale raccapricciante spettacolo. Sbigottiti e sgomenti, all’inizio arretrarono e poi se la diedero a gambe levate.
Fu inutile. Soggulupiùfolsthi li raggiunse, li scovò tutti e si fece una bella scorpacciata. Quando ebbe concluso il lauto pasto, emise un festosa e fragorosa flatulenza che proveniva dallo stomaco (un misero ruttino): “Buhaaaa…”. “Oh fillu miu, non è che ti viene un’indigestione a forza di mangiare tutti questi virusu. Ma almeno buoni erano? Non erano neanche conditi. Se vuoi mamma ti cucina qualcos’altro”. E fu così che organizzarono un sontuoso banchetto a base di virus.
Il menù del giorno prevedeva: Flambé di virus con salsa di caviale / Mousse di germi alla catalana / Entrecôte di virioni in salamoia / Omelette e foie-gras di Minnaffuttu / Affogato di virus al cioccolato. Perfino Virù e Bellabé non disdegnarono quell’insolito e appetitoso pranzetto. Nel giro di soli tre giorni erano riusciti a sconfiggere e divorare ogni purulento virus presente nel corpo del professor Chisco Mariposa. Il guaio fu che i nostri protagonisti ingrassarono come dei rotondi porcellini. Tutti tranne Soggulupiùfolsthi che, già florido e carnoso di costituzione, si sdoppiò e si moltiplicò in tanti cloni perfettamente identici a lui, tutti ugualmente forzuti e affamati di virus.
In pochissimo tempo il nostro Chisco Mariposa guarì completamente e il suo miracoloso recupero ridiede nuova speranza al genere umano. Il virologo che per primo realizzò il prodigioso vaccino, condivise l’incredibile scoperta con i più eminenti scienziati e medici del pianeta. Alcune delle vigorose e agguerritissime armate di super linfo-virus, che si erano formate all’interno dell’organismo del professore, vennero così assorbite da lunghe siringhe, inserite in sterili provette e, successivamente, inoculate dentro i corpi di migliaia di poveri UMANI, contagiati dai minacciosi e temibili discendenti dei Minnaffuttu.
I cloni di Soggulupiùfolsthi, in men che non si dica, fecero man bassa dei virulenti colonizzatori…
CAPITOLO 14.
Le battaglie
Mentre il celebre antropologo Chisco Mariposa si avviava verso una definitiva guarigione, le condizioni di salute di altri due pazienti stavano peggiorando. Certamente vi ricorderete dell’anziano compagno di stanza del professore… Ebbene, la famiglia dei Cimaggosi (papà Cimagga, mamma Cimaggosa, i figli Mannuevanu e Barrosu, lo zio Maccarone e il piccolo Buriaddu) si era insediata in quel debole corpo e aveva edificato un’intera metropoli che fu ribattezzata col nome Cogogna i cui abitanti passavano le giornate a folleggiare e ubriacarsi. Non appena il vaccino, creato dall’ormai celebre virologo, fu inoculato nell’anziano paziente, fece la sua comparsa un intero battaglione di super linfo-virus.
Mamma Cimaggosa fu la prima ad accorgersi di quell’inaspettato arrivo e scagliò contro l’armata nemica palle di cispa purulente come fossero delle bombe a mano. L’attacco però sortì l’effetto di un leggero solletico che provocò una corale risata da parte dei super soldati.
Papà Cimagga corse allora a dare man forte alla sua procace moglie, ma inciampò nella palla di cispa lanciata da quest’ultima e finì dritto dritto dentro le enormi fauci di uno dei numerosi cloni di Soggulupiùfolsthi. Imbestialiti e furibondi i figli dei Cimaggosi, Mannuevanu e Barrosu, si lanciarono all’attacco urlando: “Adesso vi facciamo a pezzettini, miserrimi moscerini!” ma, mentre pronunciavano quelle insulse imprecazioni, una schiera di linfo-virus li accerchiò costringendoli alla resa. Mannuevanu, capitolò quasi subito e piagnucolando balbettò: ”Io non c’entro niente, non volevo neanche starci qui. E’ stato lui, Barrosu a insistere!”
A quelle parole, sentendosi chiamato in causa, lo spocchioso virus, indispettito, gonfiò tutti i muscoli. La rabbia si impadronì di lui ed iniziarono a fumargli le orecchie. Quindi Barrosu si avventò contro quel vigoroso esercito nemico, ma i Soggulupiùfolsthi, vedendo quel fumo, pensarono che fosse stato appiccato un incendio e così azionarono un enorme idrante in direzione del piccolo borioso germe, annegandolo.
(continua - le puntate
precedenti sono state
pubblicate il 2, 3, 5 e 6 aprile)
Fu proprio in quell’istante che Soggulupiùfosthi ebbe appena il tempo di scorgere un enorme ago e si ritrovò aspirato all’interno di una smisurata siringa. Un virologo di fama internazionale stava studiando il cosiddetto paziente zero, cioè il professor Mariposa, nel tentativo di elaborare una strategia per creare un vaccino. Nell’effettuare un’innumerevole serie di analisi al povero Chisco, aveva individuato un insolito componente che riteneva potesse essere la chiave di volta per la realizzazione di un antidoto.
Fu così che Soggulupiùfosthi si ritrovò espulso attraverso l’ago e inserito in una provetta a nuotare all’interno di uno strano liquido (si trattava di un reagente di colore verde). Al contatto con quella sostanza il nostro linfo - virus si sentì strano: i suoi muscoli si svilupparono a dismisura, il suo colore virò dal grigio fino all’ultravioletto; sentì aumentare la sua forza, gli crebbero fluenti capelli rosa e sul petto gli comparve addirittura una gigantesca S di Super linfo-virus. Subito dopo la trasformazione, Soggulupiùfosthi venne introdotto all’interno di una mastodontica centrifuga e sballottato a velocità supersonica contro tutte le pareti della provetta. Quando si riprese da quello scombussolamento, i suoi lunghi capelli avevano assunto una bislacca piega che ricordava vagamente quella della nota domatrice di leoni MORIA FEIRO.
Dopo aver ruotato alla velocità di circa cinquemila giri al minuto, il liquido verde della provetta si separò dal linfo-virus; si ritrovò così spiaccicato all’interno di due piastrine trasparenti che lo bloccavano come un wurstel in un sandwich. Un gigantesco occhio lo stava ora esaminando, facendo un accurato screening ad ogni sua parte del corpo.
“L’ho trovato, finalmente l’ho trovato!!” esultò il noto virologo che, subito dopo, corse dai suoi colleghi con in mano il prezioso vetrino. In seguito a numerosi ed estenuanti trattamenti, Soggulupiùfosthi venne sintetizzato e inserito in un preparato vaccinale per essere testato su diversi animali…
CAPITOLO 12.
I test
Il nostro Super Linfo-virus si ritrovò improvvisamente proiettato in un luogo sconosciuto, occupato da terribili organismi patogeni che stavano attaccando e vincendo contro un esercito di linfociti. Questi ultimi avevano le sembianze di simpatici e teneri topolini. Erano tutti bianchi e armati fino ai denti. Si agitavano correndo come dei forsennati per contrastare gli attacchi nemici.
I loro eserciti però parevano in seria difficoltà. I virus avevano preso il sopravvento e i poveri linfo-topi erano ormai allo stremo delle forze. Soggulupiufoltshi assisteva inorridito a quel terribile scontro il cui epilogo sembrava ormai chiaro. Gli immondi germi si erano infatti moltiplicati a dismisura e stavano per vincere la battaglia. Solo un miracolo avrebbe potuto ribaltare le sorti della guerra.
Il nostro Super LV, si sentì pervaso da una rabbia incontrollabile e iniziò così a mutare: i suoi muscoli si gonfiarono fino all’eccesso; i capelli gli si allungarono e assunsero un colore fluorescente; tutto intorno al suo corpo si generò un’aura luminosa e abbagliante... inondato da una potenza inaudita, urlò con voce tonante: “All’attacooo!!!”.
Si scagliò quindi, a velocità supersonica, contro i milioni di virulenti virus. Le sue mazzate erano poderose e potentissime. Inutili si rivelarono le contromisure adottate dagli immondi agenti patogeni che, alla fine del conflitto, furono sterminati con estrema facilità. I pochi superstiti vennero imprigionati dalle guardie dei linfo-topi e confinati in una remota e deserta regione di quel singolare corpo.
Il comandante dell’esercito dei guerrieri-roditori, con sguardo riconoscente, si rivolse a Soggulupiufoltshi e squittì: "Grazie per averci aiutato. Senza il tuo intervento avremmo perso questa terribile guerra". E aggiunse: “Saremmo onorati di averti nel nostro esercito. Ti sarà affidato un ruolo di grande prestigio e potrai guidare un'intera legione di fedeli soldati. Ti prego unisciti a noi...”. Il nostro Supereroe non fece però in tempo ad accettare quella straordinaria offerta perché fu, improvvisamente, risucchiato da un’enorme siringa e inoculato in un nuovo corpo...
La scena che gli si presentò davanti fu la stessa alla quale aveva appena assistito: milioni di infettivi germi stavano colonizzando quel nuovo territorio. E anche qui l'esercito dei macrofagi, dall’aspetto di paffuti maialini bianchi e rosa, era allo stremo. Quei poveri linfociti, nonostante la loro incrollabile tenacia, non riuscivano infatti ad arrestare l'avanzata nemica. Il nostro eroe, colto da una rabbia incontrollabile si trasformò di nuovo e, anche stavolta, ebbe la meglio contro i purulenti virus che dovettero arrendersi di fronte alla sua superiorità e incredibile forza.
Venne nuovamente celebrato e incensato come una divinità salvatrice e gli furono assegnati i più illustri e ambiti incarichi, diventando un vero e proprio paladino della salute. Il nostro Soggulupiùfoltshi non potè però godere di quei meravigliosi omaggi poiché fu teletrasportato a più riprese in centinaia e centinaia di altri “mondi animali”, nei quali continuava ad inanellare vittorie contro orde di temibili virus.
L’esperienza più esaltante fu quella vissuta dentro i corpi di diverse scimmie. Fu colpito dalla simpatia e giocosità dei loro abitanti: i globuli rossi lanciavano bucce di banana per fare dei dispetti alle piastrine che puntualmente replicavano con secchiate di colla super fissante. I linfo-scimmia, dal canto loro, passavano le giornate arrampicati su vene e arterie, depilandosi l’ispido manto e ridacchiando a crepapelle per le divertenti gag dei loro concittadini… insomma, tutti si sbellicavano dalle risate.
Alla fine di questi innumerevoli viaggi intro ed extra corporei, Soggulupiùfolsthi si ritrovò al punto di partenza: aveva fatto ritorno alla città di Murumuru tra i suoi amati congiunti Virù e Bellabé che lo riabbracciarono festanti. “Ohi, figlio mio, dove sei stato, e cosa ti è successo, come sei cambiato… scommetto che ti sei allenato come un matto; sei più muscoloso di prima e ti sono pure cresciuti i capelli. Certo che una spuntatina già gliela potevi dare…”
Il Super linfo-virus si sbellicò dalle risate; sua mamma, con quello strano accento, riusciva sempre a strappargli un sorriso… Il suo sguardo però si corrucciò quando vide apparire all’orizzonte una caterva di agguerritissimi Minnaffuttu…
CAPITOLO 13.
La scorpacciata
I bellicosi Minnaffuttu arrivarono a velocità supersonica sfoderando e vibrando le loro più temibili armi. Avevano stampato in volto un ghigno orripilante e minaccioso di quelli che ti rubano il sonno, popolano gli incubi peggiori e ti fanno gridare MAMMA MIA! Soggulupiùfolsthi non fu minimamente scalfito da tale visione e sfoderò il più smagliante dei suoi sorrisi a trecentocinquanta denti.
“Questi ridicoli moscerini pensano di spaventarmi?!” e la S di Super linfo-virus brillò sfavillante sul suo petto. Aprì l’enorme bocca e divorò in un sol boccone un’intera truppa di Minnaffuttu. Battendosi la pancia affermò: “Che pasto succulento, avevo giusto un pizzichino di appetito!”. Vi lascio immaginare gli sguardi atterriti degli altri virus di fronte a tale raccapricciante spettacolo. Sbigottiti e sgomenti, all’inizio arretrarono e poi se la diedero a gambe levate.
Fu inutile. Soggulupiùfolsthi li raggiunse, li scovò tutti e si fece una bella scorpacciata. Quando ebbe concluso il lauto pasto, emise un festosa e fragorosa flatulenza che proveniva dallo stomaco (un misero ruttino): “Buhaaaa…”. “Oh fillu miu, non è che ti viene un’indigestione a forza di mangiare tutti questi virusu. Ma almeno buoni erano? Non erano neanche conditi. Se vuoi mamma ti cucina qualcos’altro”. E fu così che organizzarono un sontuoso banchetto a base di virus.
Il menù del giorno prevedeva: Flambé di virus con salsa di caviale / Mousse di germi alla catalana / Entrecôte di virioni in salamoia / Omelette e foie-gras di Minnaffuttu / Affogato di virus al cioccolato. Perfino Virù e Bellabé non disdegnarono quell’insolito e appetitoso pranzetto. Nel giro di soli tre giorni erano riusciti a sconfiggere e divorare ogni purulento virus presente nel corpo del professor Chisco Mariposa. Il guaio fu che i nostri protagonisti ingrassarono come dei rotondi porcellini. Tutti tranne Soggulupiùfolsthi che, già florido e carnoso di costituzione, si sdoppiò e si moltiplicò in tanti cloni perfettamente identici a lui, tutti ugualmente forzuti e affamati di virus.
In pochissimo tempo il nostro Chisco Mariposa guarì completamente e il suo miracoloso recupero ridiede nuova speranza al genere umano. Il virologo che per primo realizzò il prodigioso vaccino, condivise l’incredibile scoperta con i più eminenti scienziati e medici del pianeta. Alcune delle vigorose e agguerritissime armate di super linfo-virus, che si erano formate all’interno dell’organismo del professore, vennero così assorbite da lunghe siringhe, inserite in sterili provette e, successivamente, inoculate dentro i corpi di migliaia di poveri UMANI, contagiati dai minacciosi e temibili discendenti dei Minnaffuttu.
I cloni di Soggulupiùfolsthi, in men che non si dica, fecero man bassa dei virulenti colonizzatori…
CAPITOLO 14.
Le battaglie
Mentre il celebre antropologo Chisco Mariposa si avviava verso una definitiva guarigione, le condizioni di salute di altri due pazienti stavano peggiorando. Certamente vi ricorderete dell’anziano compagno di stanza del professore… Ebbene, la famiglia dei Cimaggosi (papà Cimagga, mamma Cimaggosa, i figli Mannuevanu e Barrosu, lo zio Maccarone e il piccolo Buriaddu) si era insediata in quel debole corpo e aveva edificato un’intera metropoli che fu ribattezzata col nome Cogogna i cui abitanti passavano le giornate a folleggiare e ubriacarsi. Non appena il vaccino, creato dall’ormai celebre virologo, fu inoculato nell’anziano paziente, fece la sua comparsa un intero battaglione di super linfo-virus.
Mamma Cimaggosa fu la prima ad accorgersi di quell’inaspettato arrivo e scagliò contro l’armata nemica palle di cispa purulente come fossero delle bombe a mano. L’attacco però sortì l’effetto di un leggero solletico che provocò una corale risata da parte dei super soldati.
Papà Cimagga corse allora a dare man forte alla sua procace moglie, ma inciampò nella palla di cispa lanciata da quest’ultima e finì dritto dritto dentro le enormi fauci di uno dei numerosi cloni di Soggulupiùfolsthi. Imbestialiti e furibondi i figli dei Cimaggosi, Mannuevanu e Barrosu, si lanciarono all’attacco urlando: “Adesso vi facciamo a pezzettini, miserrimi moscerini!” ma, mentre pronunciavano quelle insulse imprecazioni, una schiera di linfo-virus li accerchiò costringendoli alla resa. Mannuevanu, capitolò quasi subito e piagnucolando balbettò: ”Io non c’entro niente, non volevo neanche starci qui. E’ stato lui, Barrosu a insistere!”
A quelle parole, sentendosi chiamato in causa, lo spocchioso virus, indispettito, gonfiò tutti i muscoli. La rabbia si impadronì di lui ed iniziarono a fumargli le orecchie. Quindi Barrosu si avventò contro quel vigoroso esercito nemico, ma i Soggulupiùfolsthi, vedendo quel fumo, pensarono che fosse stato appiccato un incendio e così azionarono un enorme idrante in direzione del piccolo borioso germe, annegandolo.
(continua - le puntate
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pubblicate il 2, 3, 5 e 6 aprile)
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