La statua di Ciusa riscoperta
di Enrico Carta
Cabras, ricercatore oristanese identifica il vero autore del monumento ai caduti
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CABRAS. Nel bel mezzo di quel dedalo di strade irriconoscibili per qualunque forestiero che si trovi a passare di lì, c’è una piazzetta dedicata ai Caduti in guerra. Quasi soffocata dalle case accostate come in altri paesi mai, Cabras custodisce in essa un gioiello, che però è stato sinora come quelle pietre preziose che non vivono di luce propria, ma hanno bisogno dei raggi del sole per mostrare il loro splendore. E infatti è lì che, inosservata, dimenticata da decenni, ha mostrato la sua bellezza a occhi disattenti una scultura d’autore. Quasi nessuno, sino a pochissimo tempo fa, sapeva che quelle forme erano nate dalla mano di uno dei più grandi scultori sardi. Dal 1928, la statua di Francesco Ciusa guarda tutti con la fissità della sua pietra.
Si può parlare di riscoperta? Vista la poca o nulla pubblicità che ha avuto per decenni, vien da dire di sì. I cabraresi, che inizialmente la sistemarono nella piazza che ora ospita il municipio, avevano perso la memoria di questa storia; gli amanti dell’arte l’avevano pressoché accantonata, probabilmente per l’assenza quasi totale di riferimenti. Nel 2007, vi fa un cenno un catalogo della casa editrice Ilisso, senza fornire una data certa e colloca l’opera a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. Poi più nulla di pubblico, sino a quando, l’anno scorso, l’appassionato ricercatore oristanese Antonello Carboni, decide che vale la pena perdere più di qualche giornata a caccia del documento storico giusto.
La curiosità nasce da una chiacchierata con il suo amico Angelo Tilocca. È un collezionista nonché figlio dell’artista sassarese Gavino. Antonello Carboni non si traveste da Indiana Jones, ma segue la strada più certa indicata dai documenti. Ci prova nell’Archivio storico comunale, dove però il pezzo di carta giusto non salta fuori subito. Allora ci tenta coi giornali, ma nell’Unione Sarda non v’è cenno e La Nuova Sardegna era invece chiusa perché la censura fascista ne aveva impedito la stampa qualche tempo addietro – i regimi mal o per nulla tollerano qualsiasi voce di dissenso –. Non resta che insistere in Comune ed è lì che alla fine, aiutato dagli occhi attenti e infaticabili dell’archivista Salvatore Sanna, spuntano i documenti giusti.
Il primo è una delibera del 16 ottobre 1921 adottata dal consiglio comunale, ancora retto da un sindaco – i tempi dei podestà in camicia nera nominati direttamente dal regime arriveranno dopo –. L’assemblea civica decide quel giorno di erigere un monumento ai Caduti della Grande guerra terminata appena tre anni prima e stabilisce che i soldi vadano trovati tra gli utili dell’annona. Subito dopo il Comune apre un libretto bancario al Credito Italiano. Il ricordo dei soldati morti in trincee lontane era molto presente, ma in cassa non c’erano molte lire per trasformare immediatamente le parole in fatti. Di anni ne passano diversi e nel frattempo nasce anche un comitato paesano che si deve occupare di reperire fondi per portare avanti la missione. Arriva il 1925, anno IV della tragica era fascista, ed è proprio allora che compare per la prima volta il nome di Francesco Ciusa
Lo scultore nuorese è già un nome affermato nel mondo dell’arte ed è a lui che ci si affida per l’esecuzione dell’opera. Il passo successivo è quello di accordarsi sul compenso. Si decide che l’opera, frutto dell’ingegno e delle capacità manuali dell’artista, valga 20mila lire. Il Comune e il comitato non dispongono dell’intera somma, ma non è un problema insormontabile perché, per forgiare la statua da piazzare poi sul basamento alla sommità della colonna, ci vogliono mesi, probabilmente anni. Infatti sarà così.
Lo scultore riceve 7mila lire al momento della stipula del contratto il 4 giugno 1925, giorno in cui gli scienziati Bose ed Einstein si scambiano, in una conversazione epistolare, le loro prime comunicazioni scientifiche sulla Legge di Planck e sulla meccanica quantistica. O stando più vicini a casa, data in cui la Camera dei deputati ormai in mano fascista parla di bieticoltura, zucchero e navigazione.
Francesco Ciusa inizia il suo lavoro e il 7 marzo del 1927, secondo quanto si evince ancora dagli atti del Comune di Cabras, riceve il secondo acconto. Ancora 7mila lire, che precedono gli ulteriori acconti di 3mila lire del gennaio 1928, di 1.500 lire del maggio dello stesso anno e di altre 1.500 lire a ottobre. L’opera è conclusa, anzi è già al suo posto come si vedrà qualche riga più in là, e non resta che aspettare poche settimane per l’inaugurazione. La data scelta non può che essere il 4 novembre, anniversario del giorno in cui il generale Armando Diaz, nel 1918, lesse il famoso bollettino della vittoria sull’esercito austro ungarico che metteva fine alla guerra sul fronte alpino. È il giorno che poi diventerà quello ufficiale della celebrazione dell’unità nazionale e delle forze armate.
La commemorazione, come ricostruito dalla ricerca di Antonello Carboni, avviene alla presenza dell’arcivescovo della Curia Arborense, monsignor Del Rio, e delle autorità comunali, ma non nell’attuale piazza dei Caduti bensì circa duecento metri più in là. I cabraresi o chiunque fosse passato per la piazza del municipio potevano però già ammirare l’opera da qualche mese. La statua venne collocata sul basamento alla sommità della colonna probabilmente il 3 maggio 1928. Sono sempre gli archivi comunali che aiutano a scoprire le date e lo fanno attraverso un sorta di mandato di pagamento alquanto singolare.
Quel giorno l’amministrazione stabilisce che sia pagato il lavoro di alcuni forzuti cabraresi, che hanno dato una mano a trasportare e collocare la statua. Il prezzo pattuito è di 10 lire per le fatiche di ciascuno, soldi che però possono utilizzare in una sola maniera: possono infatti spenderli esclusivamente in una bettola locale, dove ottengono due litri e mezzo di vino. Un po’ di ristoro dopo tanto sudore sotto il sole di maggio che preannunciava l’arrivo dell’imminente festa di Santa Maria.
Solo nel 1957, la statua che celebra la vittoria verrà trasportata nella piazza dove oggi si trova. Da lì non si è più mossa diventando nel frattempo quasi invisibile. È sparita per sempre invece la ringhiera che un fabbro oristanese che si chiamava Giovanni Zedda fabbricò e poi collocò a terra il 7 luglio 1928 a protezione dell’opera, ricevendo come compenso 1.000 lire.
E Francesco Ciusa? Lo scultore fu da subito riconoscente verso i cabraresi: meno di un mese prima dell’inaugurazione, il 12 ottobre di quello stesso 1928, versò 300 lire al comitato che l’aveva coinvolto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Si può parlare di riscoperta? Vista la poca o nulla pubblicità che ha avuto per decenni, vien da dire di sì. I cabraresi, che inizialmente la sistemarono nella piazza che ora ospita il municipio, avevano perso la memoria di questa storia; gli amanti dell’arte l’avevano pressoché accantonata, probabilmente per l’assenza quasi totale di riferimenti. Nel 2007, vi fa un cenno un catalogo della casa editrice Ilisso, senza fornire una data certa e colloca l’opera a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. Poi più nulla di pubblico, sino a quando, l’anno scorso, l’appassionato ricercatore oristanese Antonello Carboni, decide che vale la pena perdere più di qualche giornata a caccia del documento storico giusto.
La curiosità nasce da una chiacchierata con il suo amico Angelo Tilocca. È un collezionista nonché figlio dell’artista sassarese Gavino. Antonello Carboni non si traveste da Indiana Jones, ma segue la strada più certa indicata dai documenti. Ci prova nell’Archivio storico comunale, dove però il pezzo di carta giusto non salta fuori subito. Allora ci tenta coi giornali, ma nell’Unione Sarda non v’è cenno e La Nuova Sardegna era invece chiusa perché la censura fascista ne aveva impedito la stampa qualche tempo addietro – i regimi mal o per nulla tollerano qualsiasi voce di dissenso –. Non resta che insistere in Comune ed è lì che alla fine, aiutato dagli occhi attenti e infaticabili dell’archivista Salvatore Sanna, spuntano i documenti giusti.
Il primo è una delibera del 16 ottobre 1921 adottata dal consiglio comunale, ancora retto da un sindaco – i tempi dei podestà in camicia nera nominati direttamente dal regime arriveranno dopo –. L’assemblea civica decide quel giorno di erigere un monumento ai Caduti della Grande guerra terminata appena tre anni prima e stabilisce che i soldi vadano trovati tra gli utili dell’annona. Subito dopo il Comune apre un libretto bancario al Credito Italiano. Il ricordo dei soldati morti in trincee lontane era molto presente, ma in cassa non c’erano molte lire per trasformare immediatamente le parole in fatti. Di anni ne passano diversi e nel frattempo nasce anche un comitato paesano che si deve occupare di reperire fondi per portare avanti la missione. Arriva il 1925, anno IV della tragica era fascista, ed è proprio allora che compare per la prima volta il nome di Francesco Ciusa
Lo scultore nuorese è già un nome affermato nel mondo dell’arte ed è a lui che ci si affida per l’esecuzione dell’opera. Il passo successivo è quello di accordarsi sul compenso. Si decide che l’opera, frutto dell’ingegno e delle capacità manuali dell’artista, valga 20mila lire. Il Comune e il comitato non dispongono dell’intera somma, ma non è un problema insormontabile perché, per forgiare la statua da piazzare poi sul basamento alla sommità della colonna, ci vogliono mesi, probabilmente anni. Infatti sarà così.
Lo scultore riceve 7mila lire al momento della stipula del contratto il 4 giugno 1925, giorno in cui gli scienziati Bose ed Einstein si scambiano, in una conversazione epistolare, le loro prime comunicazioni scientifiche sulla Legge di Planck e sulla meccanica quantistica. O stando più vicini a casa, data in cui la Camera dei deputati ormai in mano fascista parla di bieticoltura, zucchero e navigazione.
Francesco Ciusa inizia il suo lavoro e il 7 marzo del 1927, secondo quanto si evince ancora dagli atti del Comune di Cabras, riceve il secondo acconto. Ancora 7mila lire, che precedono gli ulteriori acconti di 3mila lire del gennaio 1928, di 1.500 lire del maggio dello stesso anno e di altre 1.500 lire a ottobre. L’opera è conclusa, anzi è già al suo posto come si vedrà qualche riga più in là, e non resta che aspettare poche settimane per l’inaugurazione. La data scelta non può che essere il 4 novembre, anniversario del giorno in cui il generale Armando Diaz, nel 1918, lesse il famoso bollettino della vittoria sull’esercito austro ungarico che metteva fine alla guerra sul fronte alpino. È il giorno che poi diventerà quello ufficiale della celebrazione dell’unità nazionale e delle forze armate.
La commemorazione, come ricostruito dalla ricerca di Antonello Carboni, avviene alla presenza dell’arcivescovo della Curia Arborense, monsignor Del Rio, e delle autorità comunali, ma non nell’attuale piazza dei Caduti bensì circa duecento metri più in là. I cabraresi o chiunque fosse passato per la piazza del municipio potevano però già ammirare l’opera da qualche mese. La statua venne collocata sul basamento alla sommità della colonna probabilmente il 3 maggio 1928. Sono sempre gli archivi comunali che aiutano a scoprire le date e lo fanno attraverso un sorta di mandato di pagamento alquanto singolare.
Quel giorno l’amministrazione stabilisce che sia pagato il lavoro di alcuni forzuti cabraresi, che hanno dato una mano a trasportare e collocare la statua. Il prezzo pattuito è di 10 lire per le fatiche di ciascuno, soldi che però possono utilizzare in una sola maniera: possono infatti spenderli esclusivamente in una bettola locale, dove ottengono due litri e mezzo di vino. Un po’ di ristoro dopo tanto sudore sotto il sole di maggio che preannunciava l’arrivo dell’imminente festa di Santa Maria.
Solo nel 1957, la statua che celebra la vittoria verrà trasportata nella piazza dove oggi si trova. Da lì non si è più mossa diventando nel frattempo quasi invisibile. È sparita per sempre invece la ringhiera che un fabbro oristanese che si chiamava Giovanni Zedda fabbricò e poi collocò a terra il 7 luglio 1928 a protezione dell’opera, ricevendo come compenso 1.000 lire.
E Francesco Ciusa? Lo scultore fu da subito riconoscente verso i cabraresi: meno di un mese prima dell’inaugurazione, il 12 ottobre di quello stesso 1928, versò 300 lire al comitato che l’aveva coinvolto.
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