La scoperta quotidiana dell’attesa
Cari lettori, vi avevamo chiesto di raccontarci le vostre giornate in quarantena. Di spiegarci come voi e le vostre famiglie state affrontando questo periodo drammatico che ha imposto a tutti di...
9 MINUTI DI LETTURA
Cari lettori, vi avevamo chiesto di raccontarci le vostre giornate in quarantena. Di spiegarci come voi e le vostre famiglie state affrontando questo periodo drammatico che ha imposto a tutti di riorganizzare la propria vita e di rivedere priorità che ci apparivano scontate. Ecco alcune delle testimonianze arrivate in redazione. Continuate a scriverci a lettere@lanuovasardegna.it.
Mi manca la scuola
Sono già passati 15 giorni e la situazione mi fa sempre più paura. La scuola mi manca tantissimo, e con ciò intendo compagni e maestre, momenti di lezione e ricreazione, bisticci e momenti di allegria. Mi manca uscire di casa, fare commissioni, sport, andare dai nonni, le loro coccole. Mi manca sentirmi libera, non fra le mura di casa mia. Mi manca la domenica trascorsa con i miei cuginetti a casa dei nonni. Avrei voglia di correre, urlare. Mi manca portare al parco Hurry e farlo giocare con altri cani. Mi manca fare le cose di fretta, al mattino prepararmi, far colazione e provare ad arrivare prima di tutti a scuola. Mi mancano i momenti felici e quelli tristi. Mi manca vivere quella che era la mia vita no. Ai miei futuri figli: Vi dedico questo diario, / Miei futuri figli, / Che l’anno 2020 / È triste e inquietante. / Ora, siete fortunati, / Non scordatevelo mai. / A volte non ce ne accorgiamo, / Di essere così fortunati, / Ma invece / Uscire, fare commissioni / Quelli sono regali della vita. / Teneteveli stretti!!
Viola Mallau
Sassari
Tutto è possibile
Primi di Marzo, inizio quarantena, si dice facciamo uno sforzo di pochi giorni per il bene di Sassari e suoi cittadini! La vita cambia, sembra che la ruota giri ha rallentatore, un pochino tutto ciò spaventa, il pensiero di buttar via i sacrifici fatti in tutti questi anni, dal seguire mio figlio super impegnato tra scuola, allenamenti di calcio e per non farci mancare niente scuola di batteria per poi passare al mio sport di allenamenti 4/5 giorni su 7, senza poi parlare della pratica di yoga della mia dolce metà. Obiettivo: distrarre mio figlio Samuele, si rispolverano giochi di società tra cui il Monopoli, sinceramente ho scoperto un bellissimo passatempo. Grazie a Dio Le maestre hanno aderito alle lezioni online, quindi un’altro punto risolto, tutto sembrava difficile ma quando la necessità impone certe situazioni tutto diventa fattibile, anche ciò che sembra impossibile, ora è il momento di risolvere i miei allenamenti e lo yoga di Mamma Alessandra, casa abbastanza piccola, 70 metri quadri, basta un giretto in casa e via, trasportato il letto di nostro figlio in camera da letto! Trasformata la sua stanza in una piccola palestra funzionale con angolo fitness e con tanto di spazio per la pratica dello yoga! Che dire, tutto è possibile basta volerlo! Forza Sassari! Forza amici! Forza dottori e personale medico! Forza tutte le persone che leggono questa lettera! Tutti insieme #celafaremo.
Alberto Secondi
Sassari
Le nuove generazioni
Sono una mamma e una nonna che si vuole congratulare con quei bei ragazzi sensibili e fiduciosi che hanno scritto le loro impressioni sul coronavirus partecipando al progetto LaNuova@Scuola. Ho pianto nel leggere tutte le lettere,mi avete commosso. Mi sento fiera di vivere attorniata da ragazzi così maturi,responsabili, veramente meravigliosi. Vi auguro tutto il bene del mondo, ve lo meritate.
Nonna Anna Vitali
Macomer
Sogno
Non faccio parte di quel passato, sono nata dopo, ma quel vissuto era un capitolo importante, di grande complicità, per la mia famiglia: la nevicata del ’56. Che inverno freddo e lungo! I miei genitori e le mie sorelle, tutti, ora purtroppo non ci sono più, ne parlavano spesso. A me, dapprima bambina poi più grande, sembrava di vivere i loro racconti. Parlavano di un lungo periodo trascorso interamente a casa, le scuole chiuse, solo Babbo usciva per andare al lavoro e fare la spesa. Mamma, ottima cuoca e bravissima nei dolci, accendeva il forno fin dal primo mattino, per intiepidire la cucina. Faceva formaggelle che sembravano girasoli, biscotti simili a stelle, ciambelloni e crostate che somigliavano a piccoli soli. E poi morbidi panini che parevano fatti a ricamo. Mentre le bimbe spargevano ovunque la farina, nell'intento di aiutare e con lo scopo di essere intrattenute, il profumo si spandeva tutto intorno. Mentre ricordavano e raccontavano, per me era come sentire quel buon odorino e vedere quegli affreschi di vita. Nessuna frequentazione in quella situazione. Solo Nonno andava a trascorrere qualche ora con le amate nipotine, raccontando, in dialetto sassarese, favole e favole, spesso frutto della sua fantasia e cantando canzoncine. Il fornitore di legna era un gradito ospite, perché era comunque un volto diverso e perché consentiva alla stufa di scoppiettare da mane a sera. Tutto questo per me era come un sogno. Finora ma non ora. Certo, erano altri tempi, strumenti ed esigenze differenti, ma la privazione della libera circolazione è la stessa. Anche se ora stare a casa è proprio un salvavita ed è la nostra principale motivazione, purché finisca presto. Ma anche quell'anno epocale ha mietuto vittime, non conosco numeri ma ha portato grandi dolori: bimbi nati prematuri ed altri più grandicelli con affezioni respiratorie non ce l’hanno fatta, troppo freddo e mezzi non adeguati, tanti posti di lavoro perduti; agricoltura in ginocchio. Adesso, chi come me e la mia famiglia è fortunato e dispone di un reddito sicuro, un’accogliente casa con poggiolo, una dispensa ben dotata dai supermercati riforniti e allestiti da chi lavora per tutti, può farcela. Certo, serve spirito di adattamento e tanta pazienza, cambiare la nostra dimensione: un po' di sonno in più, i lavori domestici, umili come sempre ma attualmente rilevantissimi per l’igiene, buone letture, “sorella televisione” , come ieri l’ho sentita definire, in tempi recenti contestata ma ora riscoperta come fondamentale strumento di informazione, di culto e di consolazione, di compagnia insieme alle piattaforme streaming, le relazioni sociali a distanza , alcune rinvigorite, altre riscoperte, qualche risata o pensosa riflessione vedendo varie immagini e video su WhatsApp, due chiacchiere dal balcone con i vicini. Così, eravamo alla Festa della Donna ed ora Pasqua è alle porte. Il tempo è passato, ce lo confermano i nostri capelli non proprio in ordine! Passerà ancora e, come allora, tutto ci sembrerà un sogno. Non proprio bello.
Gavina Cossu
Sassari
La giornata tipo
In questi giorni difficili di quarantena le giornate si fanno lunghe e sono tutte uguali. Ecco una mia giornata tipo. Sveglia delle otto e tre quarti. Essendomi addormentato solamente cinque ore prima, la sveglia non riesce a tirarmi fuori dalla mia fase Rem. Sveglia persa. Di nuovo. Alle dieci e trenta la mia coscienza mi parla, dice che ho dormito abbastanza: mi sveglio. I primi minuti mi servono per riprendere conoscenza e ricordarmi come mi chiamo. Passo la prima mezz’ora di giorno peregrinando per la casa, salutando i miei coinquilini con la testa che ancora mi gira. Dopo una abbondante e assolutamente non equilibrata colazione mi attende un attesissimo appuntamento: una struggente video-lezione della durata di ben quaranta minuti. Mi collego sulla piattaforma dove si terrà la lezione, e a quel punto rivedo i miei amati compagni di classe e la professoressa di latino. Nella bolgia della video-chiamata provo a dare una risposta, giustamente sbagliata. La professoressa mi dice “Fai l’autocorrezione”, il mio cervello elabora una via d’uscita efficace: fingo un segnale disturbato tossendo e sputacchiando sul microfono e approfitto della confusione generale per fuggire dalla lezione. Arriva il momento del pranzo, mio padre sollecita me e mia sorella ad appropinquarci a tavola. Mia madre (ormai relegata al ruolo di cuoca/bella lavanderina) ci illustra le pietanze del menù; ogni piatto è accompagnato da aggettivi ed espressioni auto-elogianti: “Pasta al sugo buonissima”, “Cotolette che oggi mi sono venute più buone del solito!”. A volte non dice nemmeno il piatto e passa subito ai complimenti a se stessa. Ma sono quasi due settimane che è chiusa in casa, capiamola… Dopo pranzo mi dileguo nella mia camera e colto da un sonno improvviso dopo pochi secondi sto già sognando. Sogno di poter uscire di casa, di prendere una boccata d’aria, di rivedere i miei amici. Una breve fuga dalla realtà. Mi sveglio bruscamente a causa dell’ingresso in camera di mia madre per portarmi i vestiti stirati e piegati (quali vestiti non lo so, dato che non esco da tempo immemore). Una veloce verifica dei messaggi ricevuti sul gruppo di classe mi rammenta che entro oggi bisogna mandare via mail i compiti di geometria alla professoressa. L’ultimo esercizio pare difficile, alla sola vista della figura rinuncio. Manca poco alla scadenza della consegna, il panico mi assale ma ho una soluzione. Faccio un appello ai miei amici per sapere come si risolve il problema. Mi arriva la soluzione ma la coscienza mi morde. “Non è farina del mio sacco” penso, “E’ una cosa moralmente dubbia”. Ma questi pensieri vengono scacciati da un concetto molto più semplice: “Gli amici servono anche a salvarti le terga in situazioni come questa”. Mando i compiti e mi metto il cuore in pace. Per rallegrare il meriggio che piove tristezza vado a visitare mia sorella, che sta puntualmente studiando. “Come è possibile che studi di più ora che la scuola è chiusa rispetto a quando la scuola è aperta?”. Solo Dio lo sa. Il resto della sera la impiego guardando ascoltando il bollettino della protezione civile riguardo ai contagiati, morti e guariti dal Covid-19, oppure guardando il soffitto. Dopo la cena composta di “cose buonissime che più buone di cosi si muore” arriva un momento di relax. Mi stendo sul divano per guardare un bel film. Titoli del momenti di Sky: “Contagion” “Virus Letale” “Io sono Leggenda”. Decido che è meglio andare a letto e cercare di addormentarsi prima delle tre del mattino…
Antonio Delpiano
Liceo scientifico Fermi
Nuoro
Cari insegnanti, grazie
I nostri insegnanti ormai ci conoscono come le loro tasche, ci hanno visto arrivare insicuri e ora pronti ad andare via per chi è all'ultimo anno, secondo me dal mio punto di vista a loro manchiamo da morire, ma non perché siamo noi maturandi, ma perché ci conoscono almeno un anno in più rispetto a chi è in quarta o in terza. Non poter andare a scuola per me è una tortura, a me manca tutto, mi mancano tutti. Si è vero che ora siamo tutti distanti l'uno dall'altro, non siamo abituati a questo, almeno ci hanno detto solo che dobbiamo stare un mese a casa. Noi oggi siamo fortunati, perché abbiamo molta ma molta tecnologia e ora ne abbiamo bisogno. Noi studenti dobbiamo dimostrare a voi insegnanti quanto stiamo crescendo e quanto stiamo maturando e quanto ci stiamo dando da fare per ottenere una promozione con i migliori voti della storia tecnologica. Se fosse successo trent'anni fa non si sarebbe potuto far lezione, non c'era nessun dialogo e tutti avrebbero dovuti studiare da soli, senza sapere nulla, e se avevano un dubbio per loro non c'era Internet. Io in queste lezioni a distanza ho notato che mi sto impegnando moltissimo, mi sto dando da fare ogni giorno di più, ma non lo sto facendo per voi insegnanti ma per me stessa, perché voi in questi anni ci avete e ci state continuamente addosso e se serve anche 24h su 24, io sono sicurissima che se io avessi bisogno di qualche insegnante ora sarebbero tutti disponibili pronti a dedicarsi a noi stessi. Un messaggio detto con il cuore, a voi insegnanti che ci state vicino in ogni momento della nostra quarantena: io ringrazio voi che pur stanchi e annoiati non siete soli, state tranquilli perché anche a noi mancate tanto, quelle ore tanto noiose, che il tempo non passava mai, ci hanno insegnato tanto, ci hanno insegnato cosa significa stare accanto a tutti per 5/6 ore, ci hanno insegnato cosa significa crescere e il senso dell'amicizia.
Sara Cardias
Istituto tecnico Lorenzo Mossa
Oristano
Mi manca la scuola
Sono già passati 15 giorni e la situazione mi fa sempre più paura. La scuola mi manca tantissimo, e con ciò intendo compagni e maestre, momenti di lezione e ricreazione, bisticci e momenti di allegria. Mi manca uscire di casa, fare commissioni, sport, andare dai nonni, le loro coccole. Mi manca sentirmi libera, non fra le mura di casa mia. Mi manca la domenica trascorsa con i miei cuginetti a casa dei nonni. Avrei voglia di correre, urlare. Mi manca portare al parco Hurry e farlo giocare con altri cani. Mi manca fare le cose di fretta, al mattino prepararmi, far colazione e provare ad arrivare prima di tutti a scuola. Mi mancano i momenti felici e quelli tristi. Mi manca vivere quella che era la mia vita no. Ai miei futuri figli: Vi dedico questo diario, / Miei futuri figli, / Che l’anno 2020 / È triste e inquietante. / Ora, siete fortunati, / Non scordatevelo mai. / A volte non ce ne accorgiamo, / Di essere così fortunati, / Ma invece / Uscire, fare commissioni / Quelli sono regali della vita. / Teneteveli stretti!!
Viola Mallau
Sassari
Tutto è possibile
Primi di Marzo, inizio quarantena, si dice facciamo uno sforzo di pochi giorni per il bene di Sassari e suoi cittadini! La vita cambia, sembra che la ruota giri ha rallentatore, un pochino tutto ciò spaventa, il pensiero di buttar via i sacrifici fatti in tutti questi anni, dal seguire mio figlio super impegnato tra scuola, allenamenti di calcio e per non farci mancare niente scuola di batteria per poi passare al mio sport di allenamenti 4/5 giorni su 7, senza poi parlare della pratica di yoga della mia dolce metà. Obiettivo: distrarre mio figlio Samuele, si rispolverano giochi di società tra cui il Monopoli, sinceramente ho scoperto un bellissimo passatempo. Grazie a Dio Le maestre hanno aderito alle lezioni online, quindi un’altro punto risolto, tutto sembrava difficile ma quando la necessità impone certe situazioni tutto diventa fattibile, anche ciò che sembra impossibile, ora è il momento di risolvere i miei allenamenti e lo yoga di Mamma Alessandra, casa abbastanza piccola, 70 metri quadri, basta un giretto in casa e via, trasportato il letto di nostro figlio in camera da letto! Trasformata la sua stanza in una piccola palestra funzionale con angolo fitness e con tanto di spazio per la pratica dello yoga! Che dire, tutto è possibile basta volerlo! Forza Sassari! Forza amici! Forza dottori e personale medico! Forza tutte le persone che leggono questa lettera! Tutti insieme #celafaremo.
Alberto Secondi
Sassari
Le nuove generazioni
Sono una mamma e una nonna che si vuole congratulare con quei bei ragazzi sensibili e fiduciosi che hanno scritto le loro impressioni sul coronavirus partecipando al progetto LaNuova@Scuola. Ho pianto nel leggere tutte le lettere,mi avete commosso. Mi sento fiera di vivere attorniata da ragazzi così maturi,responsabili, veramente meravigliosi. Vi auguro tutto il bene del mondo, ve lo meritate.
Nonna Anna Vitali
Macomer
Sogno
Non faccio parte di quel passato, sono nata dopo, ma quel vissuto era un capitolo importante, di grande complicità, per la mia famiglia: la nevicata del ’56. Che inverno freddo e lungo! I miei genitori e le mie sorelle, tutti, ora purtroppo non ci sono più, ne parlavano spesso. A me, dapprima bambina poi più grande, sembrava di vivere i loro racconti. Parlavano di un lungo periodo trascorso interamente a casa, le scuole chiuse, solo Babbo usciva per andare al lavoro e fare la spesa. Mamma, ottima cuoca e bravissima nei dolci, accendeva il forno fin dal primo mattino, per intiepidire la cucina. Faceva formaggelle che sembravano girasoli, biscotti simili a stelle, ciambelloni e crostate che somigliavano a piccoli soli. E poi morbidi panini che parevano fatti a ricamo. Mentre le bimbe spargevano ovunque la farina, nell'intento di aiutare e con lo scopo di essere intrattenute, il profumo si spandeva tutto intorno. Mentre ricordavano e raccontavano, per me era come sentire quel buon odorino e vedere quegli affreschi di vita. Nessuna frequentazione in quella situazione. Solo Nonno andava a trascorrere qualche ora con le amate nipotine, raccontando, in dialetto sassarese, favole e favole, spesso frutto della sua fantasia e cantando canzoncine. Il fornitore di legna era un gradito ospite, perché era comunque un volto diverso e perché consentiva alla stufa di scoppiettare da mane a sera. Tutto questo per me era come un sogno. Finora ma non ora. Certo, erano altri tempi, strumenti ed esigenze differenti, ma la privazione della libera circolazione è la stessa. Anche se ora stare a casa è proprio un salvavita ed è la nostra principale motivazione, purché finisca presto. Ma anche quell'anno epocale ha mietuto vittime, non conosco numeri ma ha portato grandi dolori: bimbi nati prematuri ed altri più grandicelli con affezioni respiratorie non ce l’hanno fatta, troppo freddo e mezzi non adeguati, tanti posti di lavoro perduti; agricoltura in ginocchio. Adesso, chi come me e la mia famiglia è fortunato e dispone di un reddito sicuro, un’accogliente casa con poggiolo, una dispensa ben dotata dai supermercati riforniti e allestiti da chi lavora per tutti, può farcela. Certo, serve spirito di adattamento e tanta pazienza, cambiare la nostra dimensione: un po' di sonno in più, i lavori domestici, umili come sempre ma attualmente rilevantissimi per l’igiene, buone letture, “sorella televisione” , come ieri l’ho sentita definire, in tempi recenti contestata ma ora riscoperta come fondamentale strumento di informazione, di culto e di consolazione, di compagnia insieme alle piattaforme streaming, le relazioni sociali a distanza , alcune rinvigorite, altre riscoperte, qualche risata o pensosa riflessione vedendo varie immagini e video su WhatsApp, due chiacchiere dal balcone con i vicini. Così, eravamo alla Festa della Donna ed ora Pasqua è alle porte. Il tempo è passato, ce lo confermano i nostri capelli non proprio in ordine! Passerà ancora e, come allora, tutto ci sembrerà un sogno. Non proprio bello.
Gavina Cossu
Sassari
La giornata tipo
In questi giorni difficili di quarantena le giornate si fanno lunghe e sono tutte uguali. Ecco una mia giornata tipo. Sveglia delle otto e tre quarti. Essendomi addormentato solamente cinque ore prima, la sveglia non riesce a tirarmi fuori dalla mia fase Rem. Sveglia persa. Di nuovo. Alle dieci e trenta la mia coscienza mi parla, dice che ho dormito abbastanza: mi sveglio. I primi minuti mi servono per riprendere conoscenza e ricordarmi come mi chiamo. Passo la prima mezz’ora di giorno peregrinando per la casa, salutando i miei coinquilini con la testa che ancora mi gira. Dopo una abbondante e assolutamente non equilibrata colazione mi attende un attesissimo appuntamento: una struggente video-lezione della durata di ben quaranta minuti. Mi collego sulla piattaforma dove si terrà la lezione, e a quel punto rivedo i miei amati compagni di classe e la professoressa di latino. Nella bolgia della video-chiamata provo a dare una risposta, giustamente sbagliata. La professoressa mi dice “Fai l’autocorrezione”, il mio cervello elabora una via d’uscita efficace: fingo un segnale disturbato tossendo e sputacchiando sul microfono e approfitto della confusione generale per fuggire dalla lezione. Arriva il momento del pranzo, mio padre sollecita me e mia sorella ad appropinquarci a tavola. Mia madre (ormai relegata al ruolo di cuoca/bella lavanderina) ci illustra le pietanze del menù; ogni piatto è accompagnato da aggettivi ed espressioni auto-elogianti: “Pasta al sugo buonissima”, “Cotolette che oggi mi sono venute più buone del solito!”. A volte non dice nemmeno il piatto e passa subito ai complimenti a se stessa. Ma sono quasi due settimane che è chiusa in casa, capiamola… Dopo pranzo mi dileguo nella mia camera e colto da un sonno improvviso dopo pochi secondi sto già sognando. Sogno di poter uscire di casa, di prendere una boccata d’aria, di rivedere i miei amici. Una breve fuga dalla realtà. Mi sveglio bruscamente a causa dell’ingresso in camera di mia madre per portarmi i vestiti stirati e piegati (quali vestiti non lo so, dato che non esco da tempo immemore). Una veloce verifica dei messaggi ricevuti sul gruppo di classe mi rammenta che entro oggi bisogna mandare via mail i compiti di geometria alla professoressa. L’ultimo esercizio pare difficile, alla sola vista della figura rinuncio. Manca poco alla scadenza della consegna, il panico mi assale ma ho una soluzione. Faccio un appello ai miei amici per sapere come si risolve il problema. Mi arriva la soluzione ma la coscienza mi morde. “Non è farina del mio sacco” penso, “E’ una cosa moralmente dubbia”. Ma questi pensieri vengono scacciati da un concetto molto più semplice: “Gli amici servono anche a salvarti le terga in situazioni come questa”. Mando i compiti e mi metto il cuore in pace. Per rallegrare il meriggio che piove tristezza vado a visitare mia sorella, che sta puntualmente studiando. “Come è possibile che studi di più ora che la scuola è chiusa rispetto a quando la scuola è aperta?”. Solo Dio lo sa. Il resto della sera la impiego guardando ascoltando il bollettino della protezione civile riguardo ai contagiati, morti e guariti dal Covid-19, oppure guardando il soffitto. Dopo la cena composta di “cose buonissime che più buone di cosi si muore” arriva un momento di relax. Mi stendo sul divano per guardare un bel film. Titoli del momenti di Sky: “Contagion” “Virus Letale” “Io sono Leggenda”. Decido che è meglio andare a letto e cercare di addormentarsi prima delle tre del mattino…
Antonio Delpiano
Liceo scientifico Fermi
Nuoro
Cari insegnanti, grazie
I nostri insegnanti ormai ci conoscono come le loro tasche, ci hanno visto arrivare insicuri e ora pronti ad andare via per chi è all'ultimo anno, secondo me dal mio punto di vista a loro manchiamo da morire, ma non perché siamo noi maturandi, ma perché ci conoscono almeno un anno in più rispetto a chi è in quarta o in terza. Non poter andare a scuola per me è una tortura, a me manca tutto, mi mancano tutti. Si è vero che ora siamo tutti distanti l'uno dall'altro, non siamo abituati a questo, almeno ci hanno detto solo che dobbiamo stare un mese a casa. Noi oggi siamo fortunati, perché abbiamo molta ma molta tecnologia e ora ne abbiamo bisogno. Noi studenti dobbiamo dimostrare a voi insegnanti quanto stiamo crescendo e quanto stiamo maturando e quanto ci stiamo dando da fare per ottenere una promozione con i migliori voti della storia tecnologica. Se fosse successo trent'anni fa non si sarebbe potuto far lezione, non c'era nessun dialogo e tutti avrebbero dovuti studiare da soli, senza sapere nulla, e se avevano un dubbio per loro non c'era Internet. Io in queste lezioni a distanza ho notato che mi sto impegnando moltissimo, mi sto dando da fare ogni giorno di più, ma non lo sto facendo per voi insegnanti ma per me stessa, perché voi in questi anni ci avete e ci state continuamente addosso e se serve anche 24h su 24, io sono sicurissima che se io avessi bisogno di qualche insegnante ora sarebbero tutti disponibili pronti a dedicarsi a noi stessi. Un messaggio detto con il cuore, a voi insegnanti che ci state vicino in ogni momento della nostra quarantena: io ringrazio voi che pur stanchi e annoiati non siete soli, state tranquilli perché anche a noi mancate tanto, quelle ore tanto noiose, che il tempo non passava mai, ci hanno insegnato tanto, ci hanno insegnato cosa significa stare accanto a tutti per 5/6 ore, ci hanno insegnato cosa significa crescere e il senso dell'amicizia.
Sara Cardias
Istituto tecnico Lorenzo Mossa
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