La Nuova Sardegna

Cogas, orchi e gnomi all’ombra dei nuraghi

di VANESSA ROGGERI
Cogas, orchi e gnomi all’ombra dei nuraghi

La collana della Nuova: i racconti fantastici che iniziano con “C’era una volta” non venivano narrati soltanto per i bambini

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Dimenticate il mondo incantato di Walt Disney, la soavità gioiosa di topolini, fate madrine, castelli e principesse canterine; mettete da parte per un momento questo tenero concentrato di glucosio che fa del lieto fine una garanzia confortante per grandi e piccini.

Avete mai letto una fiaba di Perrault? O dei fratelli Grimm? Per non parlare dell’universo immaginifico di Andersen. Se già vi è capitato, allora avrete capito che il mondo fiabesco di antica tradizione – l’origine degli archetipi su cui si incardinano i musical disneiani – ha poco a che vedere con la dolcezza e i buoni sentimenti confezionati ad arte dalla moderna didattica della riuscita personale.

Le fiabe si strutturano sempre su due piani narrativi: uno superficiale, che racconta solo in apparenza una storia di immediata e semplice comprensione; e quello sottotraccia, che richiama elementi fantastici di forte impatto e attinge a una codificazione simbolica molto più complessa e profonda del linguaggio in uso, composta da un’universalità di immagini nelle quali l’essere umano riconosce per istinto la propria dimensione interiore. La mela, il bosco, la torre, il lupo, non rappresentano solo l’oggetto o l’animale in sé, ma qualcosa d’altro, un’astrazione che veicola un messaggio inconscio.

“C’era una volta” sembra una frase fatta, ma è una formula di rito che vuole davvero richiamare a storie che affondano le radici in un passato remoto; autori e studiosi come Perrault, i Grimm, Basile e Calvino hanno raccolto la tradizione orale immortalandola in forma scritta, rintracciando tra le varie sfumature che connotano le diverse culture di provenienza, nuclei narrativi sempre uguali in tutta Europa. Sono una testimonianza preziosa di come gli antichi interpretavano l’esistenza.

Non bisogna dimenticare che le fiabe d’un tempo non sono nate per augurare la buonanotte ai bambini, bensì per intrattenere e ammonire gli adulti. I racconti mescolavano la crudezza della realtà e la dose di cattiveria in essa contenuta, al fantastico, tenendosi il più delle volte lontani dal concetto odierno di fiabesco: la verità è che Barbablù possedeva una stanza degli orrori con tanto di pavimento lordo del sangue delle mogli uccise, e la Sirenetta non è vissuta felice col suo amato, ma si è suicidata. È la pedagogia della paura, intesa come forma di insegnamento per gli ingenui. Ne troviamo ampia traccia anche nelle fiabe della tradizione sarda che contemplano figure magiche e spaventose poste a guardia di pozzi e fiumi per tenere i bambini lontani dal pericolo. La mia infanzia è stata popolata da racconti sugli gnomi che abitavano tra le pietre dei nuraghi (mia nonna li chiamava omineddus) e rubavano il cibo nelle case, ma più di tutto amavo le storie sulle cogas, le streghe vampiro, mi affascinavano e terrorizzavano allo stesso tempo. I racconti presentano formule narrative (ma anche nomi) che si ripetono simili un po’ in tutta l’isola, ma se analizzate con disincanto ci si rende conto che le cogas si originano come entità soprannaturali del folklore per dare una ragione alle morti bianche dei neonati fino a ieri ritenute inspiegabili. Tesori nascosti e guardiani maligni, orchi e giganti, fate tessitrici e innamorati sfortunati, santi salvatori e diavoli, uomini furbi o di grande stoltezza animano l’immaginario fiabesco dell’isola. Dietro a ogni roccia antropomorfa, grotta, ramo ritorto o verso di civetta, si nasconde una narrazione legata ai luoghi, o a fatti di paese plasmati da vivace fantasia. La tradizione orale era un rito famigliare e comunitario che purtroppo si è perso e che rimpiango con nostalgia. Perché le fiabe non sono mai semplici storie per bambini: ci dicono chi siamo e da dove veniamo, e lo fanno cullandoci nell’illusione di un dolce sogno.

La nostra continua ricerca del fantastico è una dimensione irrinunciabile della psiche: è l’indagine delle profonde verità racchiuse nell’animo umano, di un mistero tutto sommato irraggiungibile.



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