«Sempre in guardia contro gli attacchi dei nemici invisibili»
di Gabriella Grimaldi
Una guerra che dura da migliaia di anni. Da una parte i virus e i batteri con le armi dell’invisibilità, del mimetismo e della capacità di evolversi a una velocità impressionante, dall’altra l’uomo...
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Una guerra che dura da migliaia di anni. Da una parte i virus e i batteri con le armi dell’invisibilità, del mimetismo e della capacità di evolversi a una velocità impressionante, dall’altra l’uomo con la sua intelligenza che nel tempo ha prodotto un arsenale di vaccini e antibiotici, più altre terapie farmacologiche per salvare la vita agli ammalati. Una guerra fatta perlopiù di battaglie perse dall’umanità, che nel corso dei secoli ha subito vere e proprie stragi.
Un conflitto che oggi è diventato di tragica attualità, come di attualità è tornato prepotentemente il libro “Le grandi epidemie. Come difendersi” scritto dalla giornalista scientifica Barbara Gallavotti e pubblicato lo scorso anno dall’editore Donzelli. Adesso che l’intero pianeta sta lottando per non soccombere al terribile e insidioso Covid 19 alcuni passaggi del libro risultano essere quasi profetici: «Forse noi ci siamo dimenticati dell’esistenza degli agenti infettivi, ma nei laboratori di tutto il mondo gli studiosi continuano a tenerli sotto controllo e a cercare di renderli innocui. Perché, contrariamente agli eserciti, i microbi non firmano armistizi o capitolazioni: con loro la guerra è sempre all’ultimo sangue. E anche se in questo momento ci sembra di occupare delle buone posizioni e di essere in grado di tener d’occhio le truppe nemiche, la possibilità che arrivino rinforzi, o che da valli lontane piombino su di noi orde sconosciute, è sempre dietro l’angolo».
E infatti nelle ultime settimane questa autorevole divulgatrice viene spesso intervistata nei programmi in cui si affronta il tema della pandemia. C’è da chiedersi dunque come sia nato il progetto della pubblicazione. «Avevo fatto diversi servizi sui vaccini e sulle malattie infettive per Superquark e per altre produzioni di cui mi occupo – spiega Gallavotti – e proprio l’anno scorso, dopo che era andato in onda uno di questi, sono stata contattata dall’editore per approfondire il tema e realizzare un volume. Mi è sembrata una buona idea. Oggi la paura delle malattie in generale è molto lontana dal nostro vivere quotidiano quindi potremmo illuderci che somministrare un farmaco, come un vaccino, a una persona sana, perdipiù un bambino, potrebbe non essere motivato. Ecco perché ho sempre ritenuto che non sia da demonizzare chi manifesta dubbi e chiede spiegazioni. Casomai è da stigmatizzare il comportamento di chi, dal seminare dubbi e diffidenza e dal proporre cure alternative, trae vantaggio».
Il progetto del libro, però, è ben più ampio, come sottolinea la stessa autrice. «L’idea era quella di mettere a fuoco una panoramica sul nostro rapporto con le malattie infettive. Spiegare che cosa hanno rappresentato questi nemici invincibili per l’umanità e tentare di illustrare i rischi che corriamo e come evitarli».
Dal morbillo alla poliomielite, dalla peste all’Hiv, l’autrice ripercorre la lunga strada che ha portato l’uomo a contrastare morbi terribili, raccontando storie e retroscena e sfatando pregiudizi ben radicati.
A cominciare dalle teorie sulla presunta connessione tra i vaccini e alcune forme di autismo o l’insorgere di malattie gravi o dalla persecuzione nei confronti di presunti untori. Come sottolinea anche Piero Angela nella prefazione al volume: «Il libro si legge come un romanzo, proprio perché racconta le tante tragedie che si sono succedute nel corso della storia e ci fa rivivere le vicende personali degli scienziati che più hanno contribuito a liberare l’umanità da certe terribili epidemie. Ma è anche una lettura molto istruttiva e attuale per quanto riguarda i rischi di nuovi contagi oggi, in un mondo dove la mobilità è altissima e dove siamo abituati a pensare che certe malattie siano ormai state debellate. Questo vale anche per le vaccinazioni dei bambini in età scolastica. Attraverso il web infatti sono state diffuse tante paure e anche tante fake news sui rischi legati ai vaccini. Questo libro mostra bene, attraverso tanti esempi, quali siano stati, in passato, e quali siano oggi i rischi di non vaccinarsi».
Esempi raccontati da Barbara Gallavotti come intriganti pagine letterarie a partire dalla pestilenza che devastò l’antica Grecia, per passare alle morti per morbillo fino alla diffusione, ai giorni nostri, di malattie prima sconosciute come l’Aids e il morbo dal virus Ebola. Un caso interessante fra quelli narrati è l’epidemia di colera che nel 1854 colpì Londra a partire dal suo cuore: Soho. Suggestivo è il modo in cui un medico riuscì, con un’azione da detective, a risalire alla “fonte” del contagio, la famigerata pompa di Broad Street da cui prelevavano l’acqua le persone che contrassero la malattia. Oppure la storia del paziente tibetano che nel 2010 arrivò in Svizzera per chiedere asilo e stabilirsi a Basilea.
Da qualche parte però, nel suo lungo viaggio, l’uomo aveva raccolto qualcosa che ora si stava moltiplicando nel suo corpo: una forma di Mycobacterium tuberculosis, l’agente infettivo che causa la tubercolosi, una malattia la cui pericolosità è quasi dimenticata nel nostro mondo. La vicenda di questo paziente, risolta soltanto nel 2015, dimostra che rispetto agli agenti infettivi bisogna sempre tenere alta la guardia.
«In realtà la storia ci dice molto su come essere pronti a un nuovo attacco virale o batterico. Anche rispetto al Covid 19 avevamo gli strumenti per immaginare in anticipo quasi tutto. Non sentiamo altro che “predizioni” fatte nei dettagli da tanti personaggi pubblici eppure questa epidemia ci ha colto di sorpresa. Fino a che questi fenomeni non ci arrivano addosso come una valanga non sembriamo renderci conto di ciò che potrebbe accadere alle nostre vite».
E Barbara Gallavotti chiude il libro con una riflessione che è bene tenere a mente: «Chi vincerà alla fine l’eterna guerra fra gli esseri umani e gli agenti infettivi? Difficile pensare che li sconfiggeremo tutti e per sempre, ma probabilmente possiamo aspirare a una situazione di stallo, nella quale saremo in grado di tenere gli avversari pericolosi all’angolo. Ma potremo farlo solo se non abbasseremo mai la guardia, se sapremo essere uniti, se non lasceremo nessuno in balìa delle malattie, e se useremo bene le armi a nostra disposizione, dai farmaci alle capacità di ricerca avanzata. Altrimenti, “loro” vinceranno ancora molte battaglie, se non la guerra».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un conflitto che oggi è diventato di tragica attualità, come di attualità è tornato prepotentemente il libro “Le grandi epidemie. Come difendersi” scritto dalla giornalista scientifica Barbara Gallavotti e pubblicato lo scorso anno dall’editore Donzelli. Adesso che l’intero pianeta sta lottando per non soccombere al terribile e insidioso Covid 19 alcuni passaggi del libro risultano essere quasi profetici: «Forse noi ci siamo dimenticati dell’esistenza degli agenti infettivi, ma nei laboratori di tutto il mondo gli studiosi continuano a tenerli sotto controllo e a cercare di renderli innocui. Perché, contrariamente agli eserciti, i microbi non firmano armistizi o capitolazioni: con loro la guerra è sempre all’ultimo sangue. E anche se in questo momento ci sembra di occupare delle buone posizioni e di essere in grado di tener d’occhio le truppe nemiche, la possibilità che arrivino rinforzi, o che da valli lontane piombino su di noi orde sconosciute, è sempre dietro l’angolo».
E infatti nelle ultime settimane questa autorevole divulgatrice viene spesso intervistata nei programmi in cui si affronta il tema della pandemia. C’è da chiedersi dunque come sia nato il progetto della pubblicazione. «Avevo fatto diversi servizi sui vaccini e sulle malattie infettive per Superquark e per altre produzioni di cui mi occupo – spiega Gallavotti – e proprio l’anno scorso, dopo che era andato in onda uno di questi, sono stata contattata dall’editore per approfondire il tema e realizzare un volume. Mi è sembrata una buona idea. Oggi la paura delle malattie in generale è molto lontana dal nostro vivere quotidiano quindi potremmo illuderci che somministrare un farmaco, come un vaccino, a una persona sana, perdipiù un bambino, potrebbe non essere motivato. Ecco perché ho sempre ritenuto che non sia da demonizzare chi manifesta dubbi e chiede spiegazioni. Casomai è da stigmatizzare il comportamento di chi, dal seminare dubbi e diffidenza e dal proporre cure alternative, trae vantaggio».
Il progetto del libro, però, è ben più ampio, come sottolinea la stessa autrice. «L’idea era quella di mettere a fuoco una panoramica sul nostro rapporto con le malattie infettive. Spiegare che cosa hanno rappresentato questi nemici invincibili per l’umanità e tentare di illustrare i rischi che corriamo e come evitarli».
Dal morbillo alla poliomielite, dalla peste all’Hiv, l’autrice ripercorre la lunga strada che ha portato l’uomo a contrastare morbi terribili, raccontando storie e retroscena e sfatando pregiudizi ben radicati.
A cominciare dalle teorie sulla presunta connessione tra i vaccini e alcune forme di autismo o l’insorgere di malattie gravi o dalla persecuzione nei confronti di presunti untori. Come sottolinea anche Piero Angela nella prefazione al volume: «Il libro si legge come un romanzo, proprio perché racconta le tante tragedie che si sono succedute nel corso della storia e ci fa rivivere le vicende personali degli scienziati che più hanno contribuito a liberare l’umanità da certe terribili epidemie. Ma è anche una lettura molto istruttiva e attuale per quanto riguarda i rischi di nuovi contagi oggi, in un mondo dove la mobilità è altissima e dove siamo abituati a pensare che certe malattie siano ormai state debellate. Questo vale anche per le vaccinazioni dei bambini in età scolastica. Attraverso il web infatti sono state diffuse tante paure e anche tante fake news sui rischi legati ai vaccini. Questo libro mostra bene, attraverso tanti esempi, quali siano stati, in passato, e quali siano oggi i rischi di non vaccinarsi».
Esempi raccontati da Barbara Gallavotti come intriganti pagine letterarie a partire dalla pestilenza che devastò l’antica Grecia, per passare alle morti per morbillo fino alla diffusione, ai giorni nostri, di malattie prima sconosciute come l’Aids e il morbo dal virus Ebola. Un caso interessante fra quelli narrati è l’epidemia di colera che nel 1854 colpì Londra a partire dal suo cuore: Soho. Suggestivo è il modo in cui un medico riuscì, con un’azione da detective, a risalire alla “fonte” del contagio, la famigerata pompa di Broad Street da cui prelevavano l’acqua le persone che contrassero la malattia. Oppure la storia del paziente tibetano che nel 2010 arrivò in Svizzera per chiedere asilo e stabilirsi a Basilea.
Da qualche parte però, nel suo lungo viaggio, l’uomo aveva raccolto qualcosa che ora si stava moltiplicando nel suo corpo: una forma di Mycobacterium tuberculosis, l’agente infettivo che causa la tubercolosi, una malattia la cui pericolosità è quasi dimenticata nel nostro mondo. La vicenda di questo paziente, risolta soltanto nel 2015, dimostra che rispetto agli agenti infettivi bisogna sempre tenere alta la guardia.
«In realtà la storia ci dice molto su come essere pronti a un nuovo attacco virale o batterico. Anche rispetto al Covid 19 avevamo gli strumenti per immaginare in anticipo quasi tutto. Non sentiamo altro che “predizioni” fatte nei dettagli da tanti personaggi pubblici eppure questa epidemia ci ha colto di sorpresa. Fino a che questi fenomeni non ci arrivano addosso come una valanga non sembriamo renderci conto di ciò che potrebbe accadere alle nostre vite».
E Barbara Gallavotti chiude il libro con una riflessione che è bene tenere a mente: «Chi vincerà alla fine l’eterna guerra fra gli esseri umani e gli agenti infettivi? Difficile pensare che li sconfiggeremo tutti e per sempre, ma probabilmente possiamo aspirare a una situazione di stallo, nella quale saremo in grado di tenere gli avversari pericolosi all’angolo. Ma potremo farlo solo se non abbasseremo mai la guardia, se sapremo essere uniti, se non lasceremo nessuno in balìa delle malattie, e se useremo bene le armi a nostra disposizione, dai farmaci alle capacità di ricerca avanzata. Altrimenti, “loro” vinceranno ancora molte battaglie, se non la guerra».
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