Elena Sofia Ricci: «Sarò Laura, una donna che sa rinascere»
L'attrice parla della sua nuova fiction, della vita in quarantena e della volta che in Sardegna fu Veronica Lario
SASSARI. Elena Sofia Ricci, ovvero la signora delle fiction di successo. Dai tempi di “Orgoglio” fino a suor Angela di “Che Dio ci aiuti”, senza dimenticare i mitici “Cesaroni”. Da oggi 23 aprile l’attrice fiorentina sarà di nuovo in tv, prima serata su Raiuno, protagonista di una nuova serie, “Vivi e lascia vivere”, di Pappi Corsicato, nel ruolo di Laura, una donna che, di fronte alle intemperie della vita, ha la forza di cambiare.
Corsicato dice di essersi ispirato alla Filomena Marturano di Eduardo.
«Pappi mi aveva inviato questo soggetto quattro anni fa. Mi è sembrata subito una storia avvincente. A metà riprese poi mi ha detto di avere avuto questa ispirazione, ma a mio avviso di Filomena Laura ha solo la determinazione. Forse somiglia a madri più contemporanee come la “Mommy” di Xavier Dolan».
Che donna è Laura?
«Ho cercato di costruire una donna di grande carattere. Non la classica mamma italiana. Affettuosa quanto basta, pragmatica, a tratti ruvida. Un bell’esempio di energia, di come si possono trattare da adulti i figli. Ho dovuto centrare bene il personaggio per dargli caratterizzazioni diverse da quelli interpretati finora. Dopo 40 anni di lavoro non è facile, ma è la mia sfida».
Punti in comune tra Laura ed Elena Sofia?
«Da quando ho superato i 50 anni mi porto dietro questo fardello di vita vissuta. E qualcosa di mio c’è come in qualsiasi altro personaggio che interpreto. Forse come Laura non sono una mamma molto affettuosa, anche se meno ruvida. Io non sono molto brava a esprimere amore con coccole e bacetti».
Nella serie c’è anche sua figlia Emma. Com’è stato lavorare insieme?
«Lei fa me da giovane, quindi sul set o c’era lei o c’ero io. Ma dietro le quinte è stata una esperienza molto divertente. Pappi mi ha chiesto se poteva farle il provino, io gli ho detto di chiedere a lei. Alla fine è andato così bene che Pappi mi ha detto: “È stata bravissima, fatti spiegare da lei come fare il personaggio”».
Un anno fa il David per “Loro” di Paolo Sorrentino. C’è qualche punto di incontro tra Laura e Veronica Lario?
«L’unico tratto comune è forse quello di una donna ferita che non tollera che la sua dignità venga calpestata. Per il resto la signora Lario è una che fin da giovane ha scelto di non disturbare, è rimasta un passo indietro. Tutto il contrario di Laura che è un panzer».
Molte scene di “Loro” sono state girate in Costa Smeralda: che esperienza è stata?
«È stato bellissimo, anche se avevo il grande terrore di deludere Paolo, quindi ho vissuto il set come una sorta di clausura. Con Toni Servillo finivamo di girare e ci chiudevamo in stanza per studiare. Anche se lui aveva lavorato tante volte con Sorrentino, ma io no. Al di là di questo, era ottobre e Baja Sardinia era vuota: da togliere il fiato. Tra i momenti più felici della mia vita».
Conosce bene la Sardegna?
«Da ragazzina la mamma di una delle mie più care amiche si era trasferita nell’isola e aveva una boutique al Cala di Volpe: io venivo spesso a trovarla. A 13 anni poi Mimmola Girosi, storica aiuto regista dei Taviani e amica di famiglia, mi portò alla Maddalena. Non avevo mai visto un mare del genere, ai tempi non c’era internet: non potevo credere ai miei occhi».
Lei ama il mare, ha anche il brevetto sub: quest’anno si potrà andare in spiaggia?
«Io spero tanto di sì, ma lo farò solo quando ci diranno che si potrà fare con sicurezza. Il Paese è ferito e tutti dobbiamo avere un senso di responsabilità».
“Vivi e lascia vivere” arriva con l’Italia chiusa in casa per il coronavirus.
«Mai avremmo immaginato che sarebbe andato in onda in un momento del genere. È una storia forte di rinascita che magari potrà fare compagnia a chi sta in casa. La speranza è che rimboccandoci le maniche si possa riuscire a rialzarci, anche se dirlo a chi ha perso i propri cari o il lavoro non è facile».
Quando si parla di ripresa il mondo dello spettacolo è sempre l’ultimo in lista.
«Quello che succederà non lo sa nessuno. Quando tutto ricomincerà sarà in regime di distanziamento sociale e l’ultima categoria a ripartire sarà la nostra. Dove però il distanziamento non è possibile. Io mi rimetto nelle mani di governo, Organizzazione mondiale della sanità. So che la priorità è l’emergenza sanitaria, ma bisogna a dare ossigeno a tutte le categorie. Con altri colleghi più fortunati mi sto impegnando a dare voce al grido d’aiuto dei lavoratori invisibili dello spettacolo, perché del loro dramma non se ne parla mai».
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