Il coreografo delle star Luca Tommassini: «La creatività ci farà rinascere»
Il ballerino si racconta: «Sudore e talento, le chiavi del mio successo». E applaude alle battaglie anti violenza di Prospettiva donna di Olbia
OLBIA. Ha ballato con le regine della tv e le più grandi star del pop. Il suo curriculum è una lunga lista di celebrità che fa concorrenza ai red carpet più blasonati. Ma Luca Tommassini, romano di Primavalle, non ha dimenticato le sue origini, le difficoltà degli inizi, i tanti sacrifici e ogni volta che si presenta l’occasione mette la sua popolarità al servizio di una giusta causa. L’ultima è l’iniziativa targata Aperol “Together we can dance”, che ha coinvolto tanti “ballerini per un giorno” in una grande coreografia di danza virtuale per supportare il fondo di solidarietà a sostegno di tutti gli infermieri impegnati in prima persona nell’emergenza Covid-19. Per ogni video ricevuto Aperol ha donato 100 euro fino al raggiungimento di un mega tesoretto di 100mila euro.
Tommassini non è la prima volta che presta il suo volto a campagne di solidarietà. Anni fa visitò a Olbia il centro antiviolenza di Prospettiva donna, guidato da Patrizia Desole.
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Ricorda quell’esperienza?
«Certo, è un viaggio che non dimenticherò mai. Da anni lavoro con l’associazione Pangea che sostiene le donne vittime di violenza. A Olbia fu la mia prima vera immersione in una di quelle difficilissime situazioni che somigliano all’esperienza che ho vissuto io da bambino. Prima di coinvolgermi ho voluto toccare con mano quello che queste associazioni fanno. E lì a Olbia ho conosciuto donne forti che mi hanno raccontato la loro vita, le violenze subite, ho parlato con i loro figli. Ho trascorso una giornata intera con le meravigliose volontarie dell’associazione che mettono in salvo donne e bambini. Cosa che ai miei tempi non fu possibile perché io e mia madre non sapevamo chi chiamare. È stata davvero una delle giornate più importanti della mia vita, mi ha segnato».
Dalla borgata di Roma a Hollywood: che tipo di favola è la sua?
«È una favola senza fine, io continuo a vivere una storia meravigliosa, un viaggio disegnato da me. Io mi sono ribellato a quello che la vita mi offriva, al bullismo, alle violenze. E da Primavalle sono finito a Hollywood per studiare, imparare a ballare, per vivere grandi esperienze accanto a tutti i miei idoli. Una lista dei desideri che poi mi ha riportato in Italia. Io ho iniziato ad apprezzare il mio Paese quando me ne sono allontanato. C’era Madonna che mi parlava sempre dell’Italia, del cinema, dei registi, della moda».
Ha iniziato a ballare da bambino. Com’è nata la passione?
«Avevo 9 anni. Ero un bambino molto timido, stavo anche settimane senza dire una parola. L’unico modo in cui mi manifestavo vivo era con la musica. Quando sentivo Michael Jackson ballavo e sorridevo. Questo mia madre lo viveva insieme a me, lei era una ballerina mancata. A un certo punto aprirono una scuola di ballo sotto casa, era di Enzo Paolo Turchi. Mi iscrissi di nascosto da mio padre che me ne faceva passare di tutti i colori. Anzi, devo dire grazie a Enzo Paolo e a Carmen Russo se ho potuto andare avanti, perché mio padre non mi dava i soldi per pagare la retta».
Il 17 maggio è la Giornata contro l’omofobia: che consiglio dà a un giovanissimo che si trova ad affrontare episodi di bullismo e violenza?
«Deve innanzitutto ricordarsi che non deve avere l’approvazione di nessuno. Quando avrà capito questo avrà fatto un passo gigante. Poi deve avere il coraggio di allontanarsi da certe persone, da certe situazioni. I rapporti che non sono costruttivi vanno chiusi, anche se a quelle persone si vuole bene. Io ho troncato dei rapporti per allontanarmi dalla droga, quando è necessario bisogna tagliare. Madonna mi ha regalato un libro, “The power of goodbye” (il potere dell’addio, ndr), in cui c’è scritto che uno non deve sapere dove deve andare ma dove non deve andare. Questo è fondamentale. Per il resto io sono un uomo libero, vado a letto con chi mi pare: uomo o donna, agli altri che gliene frega?».
Ha lavorato con Cuccarini, Parisi, Carrà nei grandi varietà di una volta. Nostalgia?
«Ho avuto la grande fortuna di fare quella tv. Oggi ci sono tantissimi giovani che non possono fare quello che ho fatto io. Neanche a Los Angeles ci sono più i grandi tour e di grandi musical se ne fa uno ogni 10 anni. Io invece ho avuto la fortuna di vivere accanto a donne che hanno fatto la storia della tv con talento, sudore, studio. Heather Parisi veniva da anni e anni di danza classica. Io e Lorella stavamo tutto il giorno a lezione e la domenica aprivano la scuola per noi. Raffaella Carrà non se ne voleva mai andare dalla sala prove. E aggiungo Madonna, la mia più grande insegnante, la prima a svegliarsi al mattino e l’ultima ad andare a letto. Oggi i grandi sacrifici sono sostituiti dai capricci sui social, è così che si diventa famosi. Ma io continuo a scegliere persone con talento».
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A X-factor ha ridato dignità alla danza che era scomparsa dalla tv. Le sue coreografie erano la vera forza del talent.
«Mi sono messo la maschera e ho fatto il varietà travestito, l’ho modernizzato, con strumenti più innovativi come il led e le grafiche. Mi piaceva raccontare ogni volta un piccolo film e questo ha funzionato. Ogni coreografia era una grande emozione».
Madonna, Michael Jackson, Prince, Diana Ross, Whitney Houston, Kylie Minogue: come ha fatto lavorare con tutte queste star?
«Tutti i nomi li avevo segnati sul frigorifero e poi a Los Angeles li depennavo uno alla volta. Io non ho avuto il tempo di godermi l’America, mi alzavo alle 6, palestra e solo palestra, niente locali o discoteche. Lavorare con star di quel calibro è stata la mia scuola di vita. Ancora oggi quando mi vedo insieme a Michael, Whitney mi emoziono, mi vengono i brividi. Mi sembra ancora un sogno da realizzare e invece l’ho vissuto».
C’era anche un rapporto di amicizia tra voi?
«Michael Jackson e Prince erano personaggi complicati, ma con Madonna e Whitney sì. Stare a casa di Madonna era come stare in famiglia, abbiamo passato insieme anche il Natale. Con Whitney ho vissuto un anno in tour, spesso dormivamo anche nella stessa camera».
È stato anche il coreografo di Geri Halliwell: il video di “My chico latino” fu girato nelle isole dell’arcipelago della Maddalena.
«Ho un ricordo a due facce di quella esperienza. Una stupenda, perché eravamo in uno dei posti più belli al mondo, con un’acqua senza uguali. Una brutta perché dovevamo girare una scena su un isolotto, mi pare fosse Mortorio, ci fecero scendere. “Torniamo subito”, dissero. Invece, ci lasciarono sotto il sole e tornarono dopo 6 ore. Un incubo».
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Il suo legame con la Sardegna?
«Non sono mai venuto in vacanza, ma tante volte per lavoro. Ho girato con Geri, ma anche con Claudio Coccoluto e Ornella Muti, con Cristina Chiabotto. Io non sono un uomo da vacanza. E quindi per il lavoro scelgo posti meravigliosi, in modo da fare una vacanza di lavoro».
Com’è stata la sua quarantena?
«È stato come vivere quarant’anni di esperienza tutti insieme. In isolamento a casa mia ho provato emozioni mai vissute prima. Tanti momenti down ma anche tanti di ripartenza. Di certo non andrà tutto bene ma andrà come decideremo di farlo andare. Ho messo a fuoco tante amicizie, qualcuna l’ho cancellata, altre le ho ripescate dal mio passato. E poi avrò cambiato quattro o cinque volte la disposizione dei mobili».
Il mondo dello spettacolo teme per il futuro: lei come lo vede?
«Ci viene chiesto qualcosa che abbiamo sempre fatto, noi siamo dei creativi e dobbiamo mettere in pratica la nostra creatività. Io voglio essere positivo, ma lo sono per istinto e storia. Per il Coronavirus è saltato l’Eurovision song contest ed è stato sostituito con un evento che andrà in onda su Raiuno il 16 maggio. Io sto seguendo Senhit che rappresenta San Marino. Con lei stiamo facendo tante cose per il web e per la tv. Insomma, sto lavorando più adesso di prima».
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