Le bottiglie di Elisabetta Pala per andare oltre il Covid

Elisabetta Pala

La cantina Mora&Memo propone una strada tutta al femminile con una identità precisa e la capacità di dialogare col mondo

SERDIANA. Guardare indietro per camminare avanti. Nella “vie en rose”, in una strada tutta femminile. Sembra questo il motto di Elisabetta Pala, giovane imprenditrice vinicola. Nella vigna e in cantina ha cominciato a muovere i primi passi, a Serdiana, in una famiglia che fa vino da tre generazioni, dal nonno al padre, Mario Pala, da anni prestigioso imprenditore, autore di vini straordinari.

«Voglio chiarire subito che con mio padre andiamo perfettamente d’accordo – dice –. Ma io ho sempre voluto seguire una mia strada. Ho voluto un’azienda tutta mia, Mora& Memo, in cui faccio vini diversi da mio padre». Ora i vini di Elisabetta Pala, hanno una loro identità precisa. Vini eleganti, unici per profumo e gusto. Ma anche per l’immagine. Le bottiglie sono di tipo bordolese cubano. «Un po’ cicciotte_ dice Elisabetta – come me –. Ho voluto che mi assomigliassero anche fisicamente. Per troppo tempo il mondo del vino è stato dominio incontrastato degli uomini. E, talvolta, le donne hanno cercato di imitare quei modelli. I tempi sono maturi per esprimere un altro punto di vista, con orgoglio: quello femminile».

Ed ecco, allora, che i Mori della bandiera sarda sono donne e diventano More. «Ma io amo la famiglia e le tradizioni, ed ecco perché Memo, come memoria, radici culturali», ribadisce Elisabetta. Ma perché il tappo di vetro? «Semplice – risponde la signora Pala – il tappo di sughero non era adatto per quelle bottiglie». Il messaggio è efficace anche dal punto di vista del marketing. «Anche nel 2019 e nei primi due mesi del 2020– dice Elisabetta– le cose sono andate a gonfie vele. Poi, con la pandemia, il mondo si è fermato. Anche quello del vino». Ma la vita continua. E dopo il primo comprensibile smarrimento Mora&Memo ha cominciato a ragionare in termini positivi.

«Penso – dice la titolare – a che cosa sarebbe successo se un blocco come questo del Convid 19 l’avessimo avuto 10 o 15 anni fa. Ora, invece, la tecnologia ci dà una mano e ci obbliga a ripensare tutti i nostri comportamenti anche per quanto riguarda il mercato del vino. Fino a qualche mese invitavo compratori e critici in cantina e insieme degustavamo i nostri vini. Ora grazie a Internet posso collegarmi con i miei interlocutori ai quali ho inviato i miei campioni e insieme facciamo la nostra degustazione. So che è meno romantico ma si può fare. Non solo, questa esperienza la posso condividere contemporaneamente con persone che stanno lontanissime tra loro. Alla fine, la storia lo insegna, vince non chi è più forte ma chi saprà adattarsi meglio ai cambiamenti».

Ed eccoli i vini del dopo Covid 19 di Mora&Memo: vengono dalle vigne tra Serdiana e Donori: terreni calcarei e in parte marnosi immersi nella macchia mediterranea e negli uliveti. Vini freschi, seducenti. Come il Vermentino di Sardegna Doc Tinu, colore giallo paglierino e profumi marcatamente vegetali ( salvia, timo, rosmarino in primis). E poi il “Tino Sur Lie”, 80% Vermentino e 20% di Sauvignon Blanc, profumi vegetali e fiero temperamento, ma che in bocca esprime grande equilibrio e piacevolezza. E poi “è”, metà Monica e metà Cannonau, dal color rosa salmone e il profumo di piccoli frutti rossi, more e lamponi. Una lieve salinità ne aumenta, in bocca, la fresca eleganza.

Ed ecco anche Ica, una Monica da sempre orgoglio di Elisabetta Pala («E’ il vino che porto se mi invitano a cena»). Ha un colore rosso rubino chiaro con lampi violacei, al naso esibisce frutti rossi, in bocca i tannini morbidi lo rendono versatile ed elegante. E infine il Cannonau, “Nau”, allevato su terreni argilosi calcarei. Un bel colore rosso rubino, profumo di frutti rossi e spezie.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes