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Lunetta Savino: «Cinema, tivù e la Sardegna: le mie passioni»

Alessandro Pirina
Lunetta Savino: «Cinema, tivù e la Sardegna: le mie passioni»

Il momento magico dell'attrice candidata ai Nastri d’argento con “Rosa”

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Per anni ha fatto sorridere gli italiani nei panni della mitica Cettina di "Un medico in famiglia". Un ruolo che le ha dato la grande popolarità e che soprattutto le ha aperto le porte del grande cinema e della fiction d'autore. E infatti oggi Lunetta Savino è una delle attrici più richieste e con più seguito. Il ruolo di Rosa nell'omonimo film di Katja Colja le ha fatto sfiorare il David di Donatello e ora è arrivata anche la nomination ai Nastri d'argento. E la Rai, in questo difficile momento targato Covid-19, ha deciso di puntare su di lei. Dieci giorni fa il film tv su Felicia, la madre di Peppino Impastato, ha fatto il pieno di ascolti. Venerdì scorso su Raiuno è andato in onda "Il figlio della luna", storia di Fulvio Frisone, il giovane siciliano che - nonostante una grave tetraplegia - grazie al sostegno della madre Lucia è riuscito a diventare un affermatissimo fisico. E venerdì prossimo sarà il turno del film tv "Il coraggio di Angela", che racconta la vita di Silvana Fucito, imprenditrice napoletana che si ribellò alla camorra.

Partiamo da "Rosa", un film che le sta dando enormi soddisfazioni.
«Ai David sono arrivata a un passo dalla vittoria, c'è stato uno scarto minimo ed è come se lo avessi vinto. Ora è arrivata anche la notizia della candidatura ai Nastri e tutto questo è già una bellissima soddisfazione. Mi auguro che tutta questa attenzione nei confronti del film - una pellicola insolita per l'Italia, ricca di emozioni - serva anche a farlo vedere. Per ora non si trova, ma confido che si possa recuperare in qualche piattaforma tv».

Lei è la dimostrazione che il successo può arrivare quando non si è più giovanissimi.
«Non c'è dubbio. Soprattutto se vai avanti con le tue gambette e - posso dirlo - con il talento. È fondamentale incrociare per strada i registi, le storie, i personaggi e saper scegliere. Ed è quello che io ho fatto da sempre. Io poi mi sono sforzata di abbracciare tutti i generi. Ho spaziato dal teatro - con cui ho iniziato e che continuo a fare - al cinema e alla tv. Certo, la televisione è stata lo scatto in avanti che mi ha permesso di poter scegliere di fare altre cose. Come tornare a teatro da protagonista. Diciamo che è stato un cammino a ostacoli, che però ha portato i suoi frutti».

Come nasce la sua passione per la recitazione?
«Ho sempre avuto questo desiderio, nato frequentando da spettatrice il teatro e il cinema quando ero ancora a Bari. Anche se sei giovane, essere uno spettatore attento e appassionato ti indirizza a riconoscere qual è il campo che ti interessa. E vedendo tante pièce da giovanissima ho capito qual era il tipo di teatro da perseguire».

Al cinema ha avuto un piccolissimo ruolo in "Mi manda Picone" di Nanni Loy. Che ricordo ha del regista sardo di cui quest'anno ricorre il 30esimo anno della morte?
«Ricordo che arrivai a Napoli con grande emozione e lui - un gran signore di una gentilezza e garbo squisiti - quando mi vide disse alla costumista: "Me la dovete abbassare un po', mettetele dei bigodini". Il mio ruolo, piccolissimo, era quello di una terremotata e ai suoi occhi ero apparsa un po' troppo borghese».

In tv è stata diretta anche da un altro regista sardo, Antonello Grimaldi.
«Abbiamo fatto sia un film tv che una serie. Il primo andò bene, la seconda no. Ma fu molto divertente: protagoniste eravamo io e Angela Finocchiaro, due signore non più giovanissime».

Il grande successo con "Un medico in famiglia": vent'anni dopo cosa rappresenta per lei il personaggio di Cettina?
«È sempre amatissima. Ho aperto una pagina Instagram e c'è ancora uno zoccolo duro di fan che continua a vedere le repliche della serie e ad amare Cettina. Un personaggio bellissimo con cui mi sono divertita tanto. Cettina è un pezzo della mia vita, della mia storia, che mi ha dato la possibilità di giocare con i miei partner, da Banfi a Scarpati, da Brignano a Salvi». Con Lino Banfi si era creato un grande feeling.«Potevamo andare a braccio. Tra noi c'era un affiatamento pazzesco».

Grazie anche Cettina il cinema si accorse di lei, in primis Ferzan Ozpetek.
«Lavorare con lui è stato entusiasmante. Ho imparato tante cose, perché lui è un regista di grande talento, ha le idee molto chiare, ma allo stesso tempo ha una grande capacità di ascolto. Con lui ho fatto prima "Saturno contro" e poi "Mine vaganti", un film divertente ed emozionante. Anche il mio personaggio passava dalla commedia al dramma».

Dieci giorni fa la replica di "Felicia" ha vinto la serata di Raiuno. Com'è stato interpretare la madre di Peppino Impastato?
«È stato un onore, ma è stato anche difficile. Felicia era una siciliana tipica, ha vissuto e lottato in maniera incredibile usando le armi del figlio: l'intelligenza, la parola, il racconto. E proprio raccontando Peppino l'ha mantenuto in vita. Io non l'ho conosciuta ma sono potuta entrare nel suo mondo. Era una storia civile che valeva la pena raccontare. Giusto che la Rai faccia questi film».

Sempre su Raiuno è andato in replica "Il figlio della luna" e venerdì prossimo sarà il turno del film "Il coraggio di Angela".
«Felicia, Lucia, Angela sono tre storie importanti, tre storie vere di donne simbolo del grande riscatto femminile».

Nella fiction "Raccontami" con Massimo Ghini avete raccontato gli anni Sessanta: crede possano esserci analogie con la rinascita del post Covid?
«Quella era l'Italia del boom che conservava una ingenuità e un entusiasmo che adesso vedo di meno. Nel frattempo sono accadute troppe cose. Ai tempi c'era la capacità di farsi bastare quello che si aveva ma allo stesso tempo ci si batteva per un futuro migliore. Oggi si può ripartire se si cambia passo e se si comincia anche a investire su cose su cui non si è ancora investito abbastanza. Le donne per esempio. Bisogna utilizzare il talento femminile. Anche in questo periodo i risultati migliori si sono ottenuti nei Paesi governati da donne, perché hanno la capacità di tenere insieme le cose, hanno una esperienza nella vita pratica e quotidiana che hanno affinato in anni e anni di resistenza sul campo».

Conosce la Sardegna?
«Sono stata in tournée a Cagliari, una città che non conoscevo di cui mi sono innamorata. Sono stata anche in vacanza nell'isola. Il mare della Sardegna è il più bello di tutti. Ma è molto buona anche la cucina».

Ultimamente si è creato anche un sodalizio con lo stilista sardo Paolo Isoni.
«Tengo molto a Paolo perché è un ragazzo di talento, una bella scoperta del mio stylist Andrea Mennella. Paolo ha grande passione per il suo lavoro e questo ci unisce. Quando questo accade vuole dire che c'è uno scambio creativo. Per riuscire a vestire una attrice, capire su cosa puntare ci vogliono creatività, passione e talento. E lui li ha».

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