Dialogo con Antonello Cabras
Condivisione e unità Aspettando tempi nuovi
di MARCELLO FOIS
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Fondazione di Sardegna è un’Istituzione che ha come missione quella di finanziare iniziative sociali e culturali nel territorio nazionale. Chiunque organizzi eventi socio culturali nella nostra regione sa con quanta disponibilità e diffusione questa struttura si occupi del sostegno. A dirigere la Fondazione è stato chiamato da qualche anno Antonello Cabras, classe 1949, da S. Antioco.
Prima di tutto volevo ringraziarLa personalmente per aver accettato questa chiacchierata, considerato che è qualche anno che non concede interviste. Inizierei con una domanda di marca identitaria: Lei è doppiamente isolano e non nell’accezione retorica con cui si usa questa definizione per i barbaricini o gli ogliastrini come sardi “autentici”: dal suo punto di vista esistono i “sardi-sardi” e i “sardi e basta”?
‘‘
Per come la vivo e non da breve
tempo, esistono i sardi punto.
Isolani prima di tutto con tutte le implicazioni che questo comporta, geografiche, ambientali, di libertà in senso lato. Poi a S.Antioco come a Cagliari, i due luoghi dove trascorro dalla nascita la maggior parte del mio tempo, si vive non esattamente come a Sassari o a Lanusei. Mi riferisco all’ambiente e alle sue componenti materiali e immateriali, persino gli odori e i profumi possono essere distinti. Ognuno di noi ha una grande capacità di adattamento, ma questo non si applica dove si ha consuetudine. In altri termini i sardi sono una variegata etnia, e non solo per le contaminazioni, per le differenze di geografia, ambientali, e di storia umana delle diverse parti della nostra Isola. In letteratura scientifica si legge come il rapporto fra essere umano e contesto ambientale si stabilisce fin dalla placenta della madre. Il luogo di nascita resta segnato in modo indelebile”.
Una domanda a Bruciapelo: lei è politico progressista, oggi è chiamato a dirigere un’istituzione finanziaria fondamentale per il nostro territorio, ma è la Finanza che determina la Politica o la Politica che determina la Finanza?
‘‘
La Finanza gioca e segue la partita,
ma per la sua natura cercherà
di non rinunciare a favorire la creazione di valore. In altri termini potrà attendere tempi più lunghi per remunerare gli investimenti ma non potrà mai rinunciare a proteggere il valore dei patrimoni amministrati. Quindi investimenti oculati a tutela del valore dei risparmi, fonte primaria per la Finanza”.
La Sardegna viene percepita o si percepisce come regione povera? Siamo poveri per scelta, per vocazione o non lo siamo affatto?
‘‘
L’aggettivo ‘povero’ non rappresenta
la realtà. La percezione
la studiamo da qualche anno, non coglie fedelmente come stanno le cose. La Sardegna ha un ritardo di sviluppo, che a seconda dei cicli economici cresce o si riduce. I fattori che lo determinano sono più di uno, in alcuni periodi della storia più moderna i positivi hanno prevalso sui negativi in altri no. Se non fossimo nel pieno di una crisi demografica importante, per via dello spopolamento, la mia valutazione è positiva rispetto alla possibilità di accorciare fino ad annullare il ritardo. Purtroppo questo elemento registrato troppo tardi per la sua gravità intrinseca rende ogni azione di ripresa più complicata ed incerta nell’esito. In pochi per certi versi si vive meglio, per altri si fa più fatica ad assicurare standard sociali elevati come nella parte più sviluppata del contesto italiano ed europeo”.
Lei ha un osservatorio privilegiato rispetto alla produzione culturale dell’isola, che cosa può dirci in proposito?
“La produzione culturale se misurata per le risorse dedicate, e per il numero di eventi pone l’Isola al di sopra della media nazionale. La qualità e l’importanza della produzione vanno misurati con altri parametri. In generale se rapportiamo alla popolazione residente ad esempio gli scrittori e i musicisti di successo la Sardegna è nel gruppo di testa delle regioni italiane”.
Come lavora la Fondazione di Sardegna?
“Se si considera la reputazione guadagnata e il consenso attorno alle iniziative promosse e sostenute in tutti i campi di azione nel corso dei circa trent’anni di vita direi bene. Durante Il ciclo iniziale dei padri fondatori, seconda metà degli anni novanta alla soglia del 2000, si è lavorato allo statuto e al modus operandi per realizzare il complicato distacco dalla Banca di origine. Il lavoro è stato eccellente, il ciclo successivo ha conseguito primi importanti risultati negli asset economico/sociali fondamentali per aiutare la crescita. Università/Ricerca, beni culturali, avvio di eventi e produzioni culturali nei vari ambiti letterari, musicali, teatrali. Oggi diventati stabili e alcuni di rilievo nazionale. Nell’ultimo periodo, quello seguito più da vicino, si è lavorato a consolidare strutturalmente la missione allargando il contesto di azione, rafforzando gli asset patrimoniali e diversificandone sempre più la qualità ai fini di prudente gestione e garanzia di rendimenti stabili nel tempo. Oggi, nonostante la crisi, la Fondazione di Sardegna sfiora il miliardo di patrimonio e fra le prime 15 su 87 Fondazioni italiane associate all’Acri. Questo per sottolineare come la Sardegna sieda a fianco a Lombardia Piemonte Veneto ed Emilia Romagna per citare alcune delle aree più sviluppate del Paese”.
Come affronta la responsabilità di dirigere una struttura che ha a disposizione un budget assai più ampio di quello di un Assessorato regionale?
‘‘
Gli organi di gestione sono due il Cda
e il Comitato di Indirizzo,
quest’ultimo è simile, per le sue prerogative, all’assemblea degli azionisti. Il Presidente siede in entrambi gli organi , nel Comitato non ha diritto di voto, e quindi ha il doppio ruolo di guidare la gestione e contemporaneamente l’elaborazione delle linee guida della missione in capo al Comitato d’Indirizzo. I portatori di interessi sono in perfetto equilibrio tra pubblico e privato, si potrebbe definire una sintesi quasi perfetta finora ben riuscita. Nessuna decisione da quando ho assunto la presidenza, anche la più complicata e impegnativa, si è adottata a maggioranza. La regola non scritta è condividere, quando non è matura e condivisa la decisione si continua a discutere, immagino quanto possa sembrare assurdo ma questa è la forza e la garanzia di autonomia/indipendenza della Fondazione. In questo modo si gestisce un budget annuo di erogazioni che ha superato la cifra dei 20 milioni di euro, con una struttura operativa qualificata di 15 unità più alcune consulenze di alto livello che accompagnano l’attività ordinaria e straordinaria. Per riassumere un patrimonio di 1 miliardo di euro, ricavi dagli investimenti intorno ai 40 milioni annui, erogazioni annuali mediamente intorno ai 16/20 milioni con un costo annuo della struttura operativa organi compresi medio di 3 milioni”.
Lei è annoverato tra i politici di professione. Dopo una breve esperienza di insegnamento infatti è stato del tutto assorbito dall’attività politica. E’ stato Sindaco, Deputato, Senatore, Presidente della Regione. Ci racconti del suo incontro con la politica.
“Sono ormai più di sette anni che non ho responsabilità di natura politica sia istituzionali che di partito. Per inciso, sono ingegnere partner di una società di ingegneria fin dalla mia prima iscrizione all’ordine 1974, salvo il periodo della presidenza della Regione non ho mai interrotto l’attività professionale. Un mito da sfatare la politica totalizzante, ci sono numerosi esempi di medici, avvocati, ingegneri, docenti universitari per citare alcuni esempi, che dimostrano come sia possibile conciliare facendo bene le diverse attività. L’importante è tenere bene in vista il conflitto di interessi e l’etica dei comportamenti. Durante il periodo d’insegnamento la mia Preside nel concedermi l’autorizzazione a svolgere la professione si raccomandava che non limitasse la didattica, così è stato”.
Che problemi ha posto l’attuale contingenza pandemica? Ha cambiato, e come, i vostri standard di intervento?
“Il costo sociale sarà alto, con le previsioni di riduzione, crollo, del prodotto interno e di quello mondiale dobbiamo prepararci ad un periodo medio lungo di difficoltà. Da due a cinque anni per riprendere un ritmo di crescita in grado di recuperare mediamente valori sostenibili. L’impatto più pesante sarà sul segmento sociale del lavoro precario/flessibile. In definitiva quello meno tutelato dai presidi classici del welfare/previdenza. Questo segmento utilizzava più di altri la valvola di sfogo dell’emigrazione, oggi inutilizzabile perché la crisi è globale. Il ricorso al debito, parola d’ordine oggi più diffusa, aiuta nel breve ma in prospettiva se non si riprende a produrre ricchezza chi ripaga il debito? In definitiva serve una modalità ridistribuiva equa che aiuti la parte più debole. Un modello Robin Hood dell’era digitale capace di non interrompere la produzione di ricchezza, senza la quale non ci sarebbe nulla da ridistribuire. Si uscirà da questa crisi riducendone l’impatto se non prevarrà l’approccio tipico delle crisi cicliche. Passata la tempesta tutto come prima. Al contrario prepararsi ad un cambiamento sulle modalità di vita e di produzione, in modo da essere attrezzati per il futuro” .
Qualche tempo fa per il Giornale dell’Arte ho stilato un dossier dedicato alla nostra isola per quanto riguarda i luoghi dell’arte contemporanea. Il risultato è stato che Sassari, nonostante l’Accademia di belle Arti, nonostante annoveri esperti di vaglia non ha collezioni pubbliche d’arte contemporanea se si esclude la meravigliosa collezione del Banco di Sardegna che però non è sempre disponibile per il pubblico. Avete mai pensato a finanziare una struttura che possa rendere quel patrimonio estesamente condiviso?
‘‘
L’arte contemporanea in Sardegna ha
nel Man di Nuoro l’istituzione più nota
e seguita nell’ambito nazionale. Questo va a merito di chi nel corso degli anni ha lavorato e prodotto iniziative apprezzate e segnalate in giornali e riviste specializzate e da cultori della materia. A partire da questa esperienza si è promossa una collaborazione tra la Fondazione e le istituzioni culturali della Regione mirata a migliorare l’offerta organizzata di arte contemporanea. Il progetto arte condivisa promosso dalla Fondazione a partire dal 2015 oggi ancora in atto con le mostre articolate nelle tre sedi di Nuoro, Sassari e Cagliari va in questa direzione. Il progetto promuove la divulgazione del patrimonio pubblico e privato di opere del 900, periodo di importante produzione degli artisti sardi”.
Lei resta un punto di riferimento nel mondo progressista isolano e non solo. Sono note le sue discrepanze col modello proposto da Renato Soru e la sua proposta in alternativa a Massimo Zedda. Oggi tuttavia il comparto progressista sardo sembra in una fase decisamente “flat”, sembra cioè non avere voglia di esercitare una grande pressione sull’attuale governo sardista-leghista. È una mia impressione sbagliata? L’opposizione è viva e lotta insieme a noi, ma io non me ne sono accorto?
“Fare analisi politica in tempi di pandemia è molto complicato, cambiano o almeno dovrebbero le categorie e i punti di riferimento. Quando è in gioco la vita e la sicurezza sanitaria di moltitudini la dialettica non può svilupparsi secondo gli standard ordinari. In tempi normali un governo si cura del bene comune avendo sempre presenti gli orientamenti, spesso volatili, dell’opinione più largamente rappresentata. Quando si vive in pandemia non è così, qui c’è una prima risposta all’osservazione sul ruolo dell’opposizione, due presidenti di schieramenti diversi sostengono tesi simili rispetto alla cautela da tenere nella cosiddetta Fase 2. Per questo non mi convincono i giudizi che sento e leggo sulla qualità del governo/opposizione. Apprezzo gli sforzi per costruire sintesi nell’azione comune delle istituzioni per andare oltre, sottoscrivo pienamente l’appello e l’invito del presidente Mattarella a lavorare insieme per superare questa drammatica e difficile situazione”.
Lei è un appassionato di navigazione, che cosa le insegna il mare?
‘‘
Il mare e la navigazione, in Sardegna
e nei Sardi solo da pochi decenni
si associano nel sentire comune a fattori di potenziale benessere. Ad eccezione della controversia fra studiosi di archeologia sul mito dei “Shardana popoli del mare” riconducibili per alcuni cultori ai sardi antichi, il mare e i naviganti nell’immaginario più diffuso degli abitanti dell’Isola erano cose da cui stare alla larga. Nessun contributo all’economia di quel tempo, forieri di invasori, dominatori, e predoni. La nostra cultura del mare, e quindi anche la passione e l’amore sono abbastanza recenti. Questo spiega molte cose dell’oggi in particolare gli esempi non positivi nell’uso delle risorse ambientali. In molti casi promosse da iniziative continentali e non sempre contrastate adeguatamente dai sardi. Altro esempio sullo scarso amore per il mare in Sardegna non esiste una flotta da pesca d’altura come in Sicilia e in altre regioni costiere mediterranee. Da noi sono stati in gran parte i liguri e i ponzesi a introdurre e poi stabilizzare relazioni positive con il mare. La Costa smeralda diventa nota ed apprezzata globalmente grazie alla iniziativa di un capo religioso ismailita. Tutti elementi per riflettere su di noi e per analizzare quanto accaduto e ancora oggi accade. Il mare è un importante e fondamentale fattore di sviluppo, molti passi in questa direzione negli anni recenti sono stati compiuti ancora non sufficienti ma importanti e fondamentali. Con la barca vela si scopre quanto il Mediterraneo sia percorribile e in definitiva come in realtà siamo vicini ai nostri confinanti, serve lungimiranza pazienza e capacità di scambio a trecento sessanta gradi : economico, culturale, di tradizioni, in definitiva Pace! Non è semplice ma la determinazione nel perseguire gli obiettivi aiuta sempre”.
Prima di tutto volevo ringraziarLa personalmente per aver accettato questa chiacchierata, considerato che è qualche anno che non concede interviste. Inizierei con una domanda di marca identitaria: Lei è doppiamente isolano e non nell’accezione retorica con cui si usa questa definizione per i barbaricini o gli ogliastrini come sardi “autentici”: dal suo punto di vista esistono i “sardi-sardi” e i “sardi e basta”?
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Per come la vivo e non da breve
tempo, esistono i sardi punto.
Isolani prima di tutto con tutte le implicazioni che questo comporta, geografiche, ambientali, di libertà in senso lato. Poi a S.Antioco come a Cagliari, i due luoghi dove trascorro dalla nascita la maggior parte del mio tempo, si vive non esattamente come a Sassari o a Lanusei. Mi riferisco all’ambiente e alle sue componenti materiali e immateriali, persino gli odori e i profumi possono essere distinti. Ognuno di noi ha una grande capacità di adattamento, ma questo non si applica dove si ha consuetudine. In altri termini i sardi sono una variegata etnia, e non solo per le contaminazioni, per le differenze di geografia, ambientali, e di storia umana delle diverse parti della nostra Isola. In letteratura scientifica si legge come il rapporto fra essere umano e contesto ambientale si stabilisce fin dalla placenta della madre. Il luogo di nascita resta segnato in modo indelebile”.
Una domanda a Bruciapelo: lei è politico progressista, oggi è chiamato a dirigere un’istituzione finanziaria fondamentale per il nostro territorio, ma è la Finanza che determina la Politica o la Politica che determina la Finanza?
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La Finanza gioca e segue la partita,
ma per la sua natura cercherà
di non rinunciare a favorire la creazione di valore. In altri termini potrà attendere tempi più lunghi per remunerare gli investimenti ma non potrà mai rinunciare a proteggere il valore dei patrimoni amministrati. Quindi investimenti oculati a tutela del valore dei risparmi, fonte primaria per la Finanza”.
La Sardegna viene percepita o si percepisce come regione povera? Siamo poveri per scelta, per vocazione o non lo siamo affatto?
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L’aggettivo ‘povero’ non rappresenta
la realtà. La percezione
la studiamo da qualche anno, non coglie fedelmente come stanno le cose. La Sardegna ha un ritardo di sviluppo, che a seconda dei cicli economici cresce o si riduce. I fattori che lo determinano sono più di uno, in alcuni periodi della storia più moderna i positivi hanno prevalso sui negativi in altri no. Se non fossimo nel pieno di una crisi demografica importante, per via dello spopolamento, la mia valutazione è positiva rispetto alla possibilità di accorciare fino ad annullare il ritardo. Purtroppo questo elemento registrato troppo tardi per la sua gravità intrinseca rende ogni azione di ripresa più complicata ed incerta nell’esito. In pochi per certi versi si vive meglio, per altri si fa più fatica ad assicurare standard sociali elevati come nella parte più sviluppata del contesto italiano ed europeo”.
Lei ha un osservatorio privilegiato rispetto alla produzione culturale dell’isola, che cosa può dirci in proposito?
“La produzione culturale se misurata per le risorse dedicate, e per il numero di eventi pone l’Isola al di sopra della media nazionale. La qualità e l’importanza della produzione vanno misurati con altri parametri. In generale se rapportiamo alla popolazione residente ad esempio gli scrittori e i musicisti di successo la Sardegna è nel gruppo di testa delle regioni italiane”.
Come lavora la Fondazione di Sardegna?
“Se si considera la reputazione guadagnata e il consenso attorno alle iniziative promosse e sostenute in tutti i campi di azione nel corso dei circa trent’anni di vita direi bene. Durante Il ciclo iniziale dei padri fondatori, seconda metà degli anni novanta alla soglia del 2000, si è lavorato allo statuto e al modus operandi per realizzare il complicato distacco dalla Banca di origine. Il lavoro è stato eccellente, il ciclo successivo ha conseguito primi importanti risultati negli asset economico/sociali fondamentali per aiutare la crescita. Università/Ricerca, beni culturali, avvio di eventi e produzioni culturali nei vari ambiti letterari, musicali, teatrali. Oggi diventati stabili e alcuni di rilievo nazionale. Nell’ultimo periodo, quello seguito più da vicino, si è lavorato a consolidare strutturalmente la missione allargando il contesto di azione, rafforzando gli asset patrimoniali e diversificandone sempre più la qualità ai fini di prudente gestione e garanzia di rendimenti stabili nel tempo. Oggi, nonostante la crisi, la Fondazione di Sardegna sfiora il miliardo di patrimonio e fra le prime 15 su 87 Fondazioni italiane associate all’Acri. Questo per sottolineare come la Sardegna sieda a fianco a Lombardia Piemonte Veneto ed Emilia Romagna per citare alcune delle aree più sviluppate del Paese”.
Come affronta la responsabilità di dirigere una struttura che ha a disposizione un budget assai più ampio di quello di un Assessorato regionale?
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Gli organi di gestione sono due il Cda
e il Comitato di Indirizzo,
quest’ultimo è simile, per le sue prerogative, all’assemblea degli azionisti. Il Presidente siede in entrambi gli organi , nel Comitato non ha diritto di voto, e quindi ha il doppio ruolo di guidare la gestione e contemporaneamente l’elaborazione delle linee guida della missione in capo al Comitato d’Indirizzo. I portatori di interessi sono in perfetto equilibrio tra pubblico e privato, si potrebbe definire una sintesi quasi perfetta finora ben riuscita. Nessuna decisione da quando ho assunto la presidenza, anche la più complicata e impegnativa, si è adottata a maggioranza. La regola non scritta è condividere, quando non è matura e condivisa la decisione si continua a discutere, immagino quanto possa sembrare assurdo ma questa è la forza e la garanzia di autonomia/indipendenza della Fondazione. In questo modo si gestisce un budget annuo di erogazioni che ha superato la cifra dei 20 milioni di euro, con una struttura operativa qualificata di 15 unità più alcune consulenze di alto livello che accompagnano l’attività ordinaria e straordinaria. Per riassumere un patrimonio di 1 miliardo di euro, ricavi dagli investimenti intorno ai 40 milioni annui, erogazioni annuali mediamente intorno ai 16/20 milioni con un costo annuo della struttura operativa organi compresi medio di 3 milioni”.
Lei è annoverato tra i politici di professione. Dopo una breve esperienza di insegnamento infatti è stato del tutto assorbito dall’attività politica. E’ stato Sindaco, Deputato, Senatore, Presidente della Regione. Ci racconti del suo incontro con la politica.
“Sono ormai più di sette anni che non ho responsabilità di natura politica sia istituzionali che di partito. Per inciso, sono ingegnere partner di una società di ingegneria fin dalla mia prima iscrizione all’ordine 1974, salvo il periodo della presidenza della Regione non ho mai interrotto l’attività professionale. Un mito da sfatare la politica totalizzante, ci sono numerosi esempi di medici, avvocati, ingegneri, docenti universitari per citare alcuni esempi, che dimostrano come sia possibile conciliare facendo bene le diverse attività. L’importante è tenere bene in vista il conflitto di interessi e l’etica dei comportamenti. Durante il periodo d’insegnamento la mia Preside nel concedermi l’autorizzazione a svolgere la professione si raccomandava che non limitasse la didattica, così è stato”.
Che problemi ha posto l’attuale contingenza pandemica? Ha cambiato, e come, i vostri standard di intervento?
“Il costo sociale sarà alto, con le previsioni di riduzione, crollo, del prodotto interno e di quello mondiale dobbiamo prepararci ad un periodo medio lungo di difficoltà. Da due a cinque anni per riprendere un ritmo di crescita in grado di recuperare mediamente valori sostenibili. L’impatto più pesante sarà sul segmento sociale del lavoro precario/flessibile. In definitiva quello meno tutelato dai presidi classici del welfare/previdenza. Questo segmento utilizzava più di altri la valvola di sfogo dell’emigrazione, oggi inutilizzabile perché la crisi è globale. Il ricorso al debito, parola d’ordine oggi più diffusa, aiuta nel breve ma in prospettiva se non si riprende a produrre ricchezza chi ripaga il debito? In definitiva serve una modalità ridistribuiva equa che aiuti la parte più debole. Un modello Robin Hood dell’era digitale capace di non interrompere la produzione di ricchezza, senza la quale non ci sarebbe nulla da ridistribuire. Si uscirà da questa crisi riducendone l’impatto se non prevarrà l’approccio tipico delle crisi cicliche. Passata la tempesta tutto come prima. Al contrario prepararsi ad un cambiamento sulle modalità di vita e di produzione, in modo da essere attrezzati per il futuro” .
Qualche tempo fa per il Giornale dell’Arte ho stilato un dossier dedicato alla nostra isola per quanto riguarda i luoghi dell’arte contemporanea. Il risultato è stato che Sassari, nonostante l’Accademia di belle Arti, nonostante annoveri esperti di vaglia non ha collezioni pubbliche d’arte contemporanea se si esclude la meravigliosa collezione del Banco di Sardegna che però non è sempre disponibile per il pubblico. Avete mai pensato a finanziare una struttura che possa rendere quel patrimonio estesamente condiviso?
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L’arte contemporanea in Sardegna ha
nel Man di Nuoro l’istituzione più nota
e seguita nell’ambito nazionale. Questo va a merito di chi nel corso degli anni ha lavorato e prodotto iniziative apprezzate e segnalate in giornali e riviste specializzate e da cultori della materia. A partire da questa esperienza si è promossa una collaborazione tra la Fondazione e le istituzioni culturali della Regione mirata a migliorare l’offerta organizzata di arte contemporanea. Il progetto arte condivisa promosso dalla Fondazione a partire dal 2015 oggi ancora in atto con le mostre articolate nelle tre sedi di Nuoro, Sassari e Cagliari va in questa direzione. Il progetto promuove la divulgazione del patrimonio pubblico e privato di opere del 900, periodo di importante produzione degli artisti sardi”.
Lei resta un punto di riferimento nel mondo progressista isolano e non solo. Sono note le sue discrepanze col modello proposto da Renato Soru e la sua proposta in alternativa a Massimo Zedda. Oggi tuttavia il comparto progressista sardo sembra in una fase decisamente “flat”, sembra cioè non avere voglia di esercitare una grande pressione sull’attuale governo sardista-leghista. È una mia impressione sbagliata? L’opposizione è viva e lotta insieme a noi, ma io non me ne sono accorto?
“Fare analisi politica in tempi di pandemia è molto complicato, cambiano o almeno dovrebbero le categorie e i punti di riferimento. Quando è in gioco la vita e la sicurezza sanitaria di moltitudini la dialettica non può svilupparsi secondo gli standard ordinari. In tempi normali un governo si cura del bene comune avendo sempre presenti gli orientamenti, spesso volatili, dell’opinione più largamente rappresentata. Quando si vive in pandemia non è così, qui c’è una prima risposta all’osservazione sul ruolo dell’opposizione, due presidenti di schieramenti diversi sostengono tesi simili rispetto alla cautela da tenere nella cosiddetta Fase 2. Per questo non mi convincono i giudizi che sento e leggo sulla qualità del governo/opposizione. Apprezzo gli sforzi per costruire sintesi nell’azione comune delle istituzioni per andare oltre, sottoscrivo pienamente l’appello e l’invito del presidente Mattarella a lavorare insieme per superare questa drammatica e difficile situazione”.
Lei è un appassionato di navigazione, che cosa le insegna il mare?
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Il mare e la navigazione, in Sardegna
e nei Sardi solo da pochi decenni
si associano nel sentire comune a fattori di potenziale benessere. Ad eccezione della controversia fra studiosi di archeologia sul mito dei “Shardana popoli del mare” riconducibili per alcuni cultori ai sardi antichi, il mare e i naviganti nell’immaginario più diffuso degli abitanti dell’Isola erano cose da cui stare alla larga. Nessun contributo all’economia di quel tempo, forieri di invasori, dominatori, e predoni. La nostra cultura del mare, e quindi anche la passione e l’amore sono abbastanza recenti. Questo spiega molte cose dell’oggi in particolare gli esempi non positivi nell’uso delle risorse ambientali. In molti casi promosse da iniziative continentali e non sempre contrastate adeguatamente dai sardi. Altro esempio sullo scarso amore per il mare in Sardegna non esiste una flotta da pesca d’altura come in Sicilia e in altre regioni costiere mediterranee. Da noi sono stati in gran parte i liguri e i ponzesi a introdurre e poi stabilizzare relazioni positive con il mare. La Costa smeralda diventa nota ed apprezzata globalmente grazie alla iniziativa di un capo religioso ismailita. Tutti elementi per riflettere su di noi e per analizzare quanto accaduto e ancora oggi accade. Il mare è un importante e fondamentale fattore di sviluppo, molti passi in questa direzione negli anni recenti sono stati compiuti ancora non sufficienti ma importanti e fondamentali. Con la barca vela si scopre quanto il Mediterraneo sia percorribile e in definitiva come in realtà siamo vicini ai nostri confinanti, serve lungimiranza pazienza e capacità di scambio a trecento sessanta gradi : economico, culturale, di tradizioni, in definitiva Pace! Non è semplice ma la determinazione nel perseguire gli obiettivi aiuta sempre”.
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