La Nuova Sardegna

Sulle punte dalla Sardegna alla Scala

di Gabriella Grimaldi
Sulle punte dalla Sardegna alla Scala

Bimba di Iglesias ammessa alla Scuola di ballo La maestra: già a 3 anni le veniva tutto naturale

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Ieri pomeriggio è entrata per la prima volta, da allieva, nel tempio della danza classica: la Scuola di ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano. Da lì, Clarissa 10 anni, 135 centimetri per 23 chili, uscirà fra otto anni con un diploma che potenzialmente la proietterà nell’universo stellato della danza sulle punte. Potrebbe diventare un’etoile, potrebbe calcare i palcoscenici dei teatri più prestigiosi del mondo, potrebbe anche cambiare idea e fare tutt’altro. Chi lo sa.

Per il momento la piccola ballerina di Iglesias - che ha superato tre temutissime selezioni e si è classificata prima in assoluto fra gli oltre 400 candidati provenienti dal resto d’Italia e da tutto il mondo -, si sta godendo la vertigine di ritrovarsi a tu per tu con maestri di altissimo livello, in un contesto che le farà conoscere da vicino un mondo considerato irraggiungibile. Se lo sta godendo lei questo risultato, se lo stanno godendo i genitori Eva Diana (casalinga ex agente immobiliare) e Alessandro Carbini (ingegnere) che ieri l’hanno accompagnata a Milano dove starà a casa di una zia per poter frequentare la scuola di danza e la prima media in un istituto pubblico dove si è iscritta. Se lo sta godendo, forse più di tutti, la maestra che fino ad oggi ha seguito la piccola, ha visto in lei qualcosa che in trent’anni di insegnamento non aveva mai sperimentato e si è fusa alla sua passione per plasmare una danzatrice in erba in grado di sbaragliare il campo così come è successo. «Non posso descrivere a parole quello che ho provato quando sabato di dieci giorni fa mi ha telefonato Clarissa da Milano. Era appena uscita dall’Accademia e le avevano detto che era stata ammessa, e che era la prima classificata – racconta con la voce rotta dall’emozione Giuliana Corrias, 58 anni, insegnante di danza classica e moderna a Cagliari e Iglesias –. Ho cominciato a gridare, non capivo più nulla. Sapevo da tempo che Clarissa aveva tutte le carte in regola per accedere a una scuola importante ma non osavo sognare così in grande. Ho sempre avuto i piedi per terra e ho sempre insegnato la stessa cosa alle mie allieve diverse delle quali, forse anche per questo, hanno raggiunto risultati eccellenti in giro per il mondo».

E il lato clamoroso di questa vicenda è proprio il punto di partenza: una piccolissima scuola di danza ospitata nella palestra Free Body nel cuore dell’Iglesiente, un territorio in perenne crisi economica dove certo mancano i presupposti per accedere ad alti livelli di formazione. E anche per sognare così in grande. Tutto questo in teoria, però, perché nella pratica la storia fantastica di Clarissa dimostra il contrario tanto da guadagnarsi un’eco nazionale e un’intera pagina sul Corriere della Sera. «Trent’anni fa ho inaugurato la scuola a Iglesias viaggiando tutti i giorni da Cagliari dove tutt’ora insegno. In questo luogo, per tanti versi sfortunato, il mio cuore ha messo radici e ancora oggi provo l’entusiasmo degli inizi». E proprio in mezzo a un pugno di allieve che frequentano i corsi Giuliana ha notato quella bambina arrivata ad appena 3 anni in palestra perché ci andava anche la sorella maggiore, Camilla, due anni più di lei. «Ricordo esattamente il giorno in cui l’ho vista seduta sul pavimento della sala, la schiena drittissima, la fronte alta, una postura che ancora nessuno le aveva insegnato eppure le veniva naturale. Poi ho cominciato ad apprezzare l’interesse che manifestava per la danza, il desiderio che aveva di venire oltre le due volte alla settimana, la volontà e la tenacia. Altri lati del carattere che in questo ambito fanno la differenza a parità di prestazioni atletiche, di attitudine fisica. Così ho chiamato i genitori e ho detto loro che valeva la pena di impartire a Clarissa lezioni supplementari, di incoraggiarla con uno studio più intenso. Loro hanno subito capito e la bambina ha cominciato ad affinare la tecnica, a imparare velocemente, ad essere sempre più determinata a diventare una danzatrice». Un crescendo che ha portato la famiglia e l’insegnante a iscrivere la bambina alla prima sessione utile di audizioni alla Scala (si può accedere dai 10 anni). Il covid ha ritardato un po’ i lavori ma alla fine, dieci giorni fa, il verdetto della commissione: ammessa “a pieni voti”.

È consapevole maestra Giuliana che la strada è lunga, piena di ostacoli e di sacrifici, che di mezzo c’è l’adolescenza («in tante arrivate a 14-15 anni abbandonano»), momenti di tristezza e nostalgia ma sa anche che Clarissa è entusiasta, forte e solare, non si arrenderà facilmente. «Abbiamo deciso di sentirci ogni fine settimana, o quando ne avrà voglia o bisogno, per discutere su come procede la scuola o solo per chiacchierare. Servirà a lei, credo, ma tanto anche a me. La seguirò da lontano e appena possibile andrò a trovarla a Milano». E poi chissà a vederla “volare” sui palcoscenici del Bolshoi di Mosca, dell’Operà di Parigi, del Royal a Covent Garden. Perché adesso Iglesias, grazie a Clarissa e alla sua maestra, i presupposti per sognare così in grande se li è proprio guadagnati.



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