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Le matite di un popolo barbaro, da Altara a Zedda la schiera dei modernissimi isolani

Le matite di un popolo barbaro, da Altara a Zedda la schiera dei modernissimi isolani

“Atlantide mirifica e sconosciuta (...). La Sardegna dei primi decenni del secolo, torna per la prima volta alla luce attraverso l’indagine di Giuliana Altea e Marco Magnani” sono le prime righe che...

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“Atlantide mirifica e sconosciuta (...). La Sardegna dei primi decenni del secolo, torna per la prima volta alla luce attraverso l’indagine di Giuliana Altea e Marco Magnani” sono le prime righe che Paola Pallottino scrive nella prefazione de “Le matite di un popolo barbaro” nel 1990. L’importante storica dell’illustrazione riconosce che più che a Torino e Milano questi artisti sardi riconoscevano “il loro cuore a Vienna, Parigi e Londra”.

Uno sguardo oltreconfine per scrollarsi di dosso la “barbarie” del titolo che cita Filippo Figari e la sua “la civiltà di un popolo barbaro”. I 27 artisti riscoperti da Altea e Magnani sono una composita schiera che attraversa il primo “furore futurista” e l’eleganza dell’art decò europeo fino alla severità dell’arte di regime.

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Ecco i loro nomi: Edina Altara, Battista Ardau Cannas, Vittorio Bellieni, Giuseppe Biasi Remo Branca. Pier Luigi Cadalzano, Piero Ciuffo, Francesco Ciusa, Mario Delitala, Stanis Dessy, Renato Ferracciù, Filippo Figari, Carmelo Floris, Gec (Enrico Gianeri), Giovanni Manca, Anna Marongiu, Felice Melis Marini, Melkiorre Melis, Pino Melis, Mario Mossa De Murtas, Costantino Nivola, Bernardino Palazzi, Antonio Pirari, Beppe Porqueddu, Loris Riccio, Nino Siglienti, Tarquinio Sini, Primo Sinopico, Ennio Zedda. Tra loro le personalità più importanti della pittura sarda della prima metà del Novecento che Magnani e Altea scoprirono anche provetti illustratori impegnati nelle riviste e nella cartellonistica pubblicitaria.

L’importanza del lavoro di Altea e Magnani non è solamente aver portato alla luce il lavoro di un gran numero di talenti, nati in una regione praticamente priva di un’industria grafica moderna, ma il fatto che questa fioritura artistica coincida con un fondamentale periodo storico (gli anni di Grazia Deledda e Sebastiano Satta, Emilio Lussu e Gramsci). Periodo che vede i sardi impegnati nell’ingresso nella modernità con la volontà, del popolo barbaro, di essere riconosciuto parte della giovane nazione italiana. Una rincorsa suggellata presto col sangue nella Grande Guerra.

Il volume, 192 pagine in grande formato, riccamente illustrato, non è più nel catalogo della Silvana Editoriale ma si può trovare usato in rete, in buone condizioni intorno ai 50 euro. (p.cu.)
 

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