Dessì e Maria Carta, i segni di un’amicizia

Il libro curato da Anna Dolfi che ricostruisce il lungo percorso letterario e personale dell’autore di “Paese d’ombre”

Paolo Lusci, presidente della Fondazione Giuseppe Dessì, legata all’autore di “Paese d’ombre” (il secondo romanzo sardo che diventa caso nazionale e internazionale dopo “Canne al vento” di Grazia Deledda) non può che prendere atto di un miracolo sotto Monte Linas: «La nostra attività, sostenuta dalla Regione, Comune e dalla Fondazione di Sardegna, dopo 35 anni, si è consolidata. È stato un premio continuativo, neanche un anno di sospensione. L’ultima manifestazione – con nomi del livello di Luciano Canfora, Melania Mazzucco, Maurizio Cucchi, Renata Colorni e Andrea Kerbaker – testimonia l’interesse crescente verso lo scrittore di Villacidro che ha innovato non solo nella scrittura ma anche nella narrazione della Sardegna proiettata verso la modernità».

Quest’anno è stato quasi messo un sigillo d’oro che ha consacrato ancor più la statura letteraria di Dessì nel panorama del Novecento italiano. È avvenuto, in particolare, con la presentazione del libro “Caro Giuseppe Dessì. Quarant’anni di libri”, ma anche con le visite all’oliveto Balanotti che fa da sfondo alle pagine dell’autore di Villacidro, con i dibattiti nel cortile del mulino-frantoio di olive dove Dessì andava con i suoi amici a giocare. La sindaca, Marta Crabolu: «Insisteremo perché sia la cultura la molla per la nostra rinascita, per disegnare il futuro. Crediamo più di prima sulla calamita-cultura. E cercheremo, come abbiamo fatto quest’anno, di coinvolgere sempre più i nostri istituti scolastici». Dice Lusci (59 anni, nativo di Sant’Antioco): «Il libro lo ha curato Anna Dolfi. Raccoglie i contributi di una serata di incontri che si svolse il 26 ottobre 2017, in occasione del quarantennale della morte dello scrittore, a Firenze organizzata dall’Associazione Culturale Sardi in Toscana presieduta da Angelino Mereu. Nel capitolo di apertura, Anna Dolfi dà conto sommariamente della figura umana e letteraria di Dessì col ricordo della frequentazione diretta della casa romana della Balduina. Emblematica la scoperta e la conoscenza della cantante Maria Carta ascoltando il disco “Delirio” proprio nella casa romana di Dessì a Roma. Per quel disco aveva scritto una presentazione e le note di copertina. Lo scrittore era molto legato e profondo estimatore della cantante di Siligo. E la musica sarda diventa fatto nazionale».

A quegli incontri partecipava spesso Maria Lai, l’artista di Ulassai che aveva casa nello stesso condominmio di Dessì. Un passo dal libro della Dolfi: «E proprio lì, su quel giradischi, che mi capitò di sentire per la prima volta Maria Carta in “Delirio”. La mia copia di quel disco in vinile è dell’ottobre del 1974; devo averla acquistata a Firenze al mio ritorno da una delle prime visite a Roma, collocabile dunque nell’incipiente autunno. Ricordo ancora l’intensa commozione sul volto dello scrittore all’ascolto di quel canto. Dessì aveva scritto la presentazione per la cover del disco pubblicato dalla RCA, e per l’occasione Maria Carta era andata a trovarlo. Doveva essere bellissima: sul disco la si vede seduta su un gradino su uno sfondo di calce bianca, vestita di nero, con i capelli scuri sciolti, i piedi nudi e un lungo scialle con frange che arrivavano a terra. Il ricordo di quella bellezza doveva essersi mescolato al fascino della sua voce che intonava musiche tradizionali».

L’ultima edizione del festival ha riservato un’altra sorpresa. Il volume “Giuseppe Dessì. Come sono diventato scrittore”. Edizione di pregio, quella di Henry Beyle. Ancora Lusci: «Fu pubblicato nella prestigiosa collana "Linotype" in formato cm 12x20, composto con il carattere Garamond Simoncini Linotype, cucito a mano. Il librino contiene, su licenza Ilisso, un brevissimo testo già contenuto nel volume «Un pezzo di luna» pubblicato nel 1987 sotto gli auspici del Banco di Sardegna. Un altro pezzo di pregio che ha dato valore aggiunto all’ultima edizione».

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