La Nuova Sardegna

Un maestro che ha conquistato il cuore di tutti

di Elisabetta Stefanelli

Un mattatore capace di affascinare il pubblico dai palcoscenici teatrali al cinema fino alle serie in tv

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ROMA. Un uomo, non un intellettuale, che racconta «l’allegria di allora, impastandola a quella di oggi. Ma senza nostalgia, per l’amor d’Iddio. No, semmai con la gioia per un passato che la mente riscrive come vuole, come un sogno ricorrente che, negli anni, abbiamo imparato a controllare». Gigi Proietti presentava così la sua vita, lo aveva fatto parlando della sua autobiografia, intitolata “Tutto sommato. Qualcosa mi ricordo”, (Rizzoli). E se lui ricordava qualcosa l’Italia ricorda moltissimo dell’eterno Mandrake di Febbre da cavallo (o Il maresciallo Rocca della tv e il Gastone teatrale) che dall’Accademia al teatro d’avanguardia, dal teatro Tenda al varietà e alla tv ha attraversato oltre mezzo secolo di spettacolo italiano. È arrivato ad ottant’anni – li ha compiuti oggi il 2 novembre – con una storia ricca, di vero attore, di maestro di tecnica, di personaggio di grande ironia e carisma, amatissimo dal pubblico più evoluto come dalla grande platea degli spettatori televisivi.

Un personaggio pubblico, quindi, ma che ha sempre difeso la sua vita privata fino all’ultimo, nei momenti positivi e in quelli negativi come il ricovero in terapia intensiva della notte prima dei suoi ottanta, in piena era covid, ma per un attacco di cuore che non era il primo. Nato a Roma il 2 novembre 1940, appassionato musicista e cantante fin dalla giovinezza, durante l’università si avvicina al teatro sperimentale. Nel 1970 trionfa nel musical “Alleluja brava gente”.

Da allora, la sua carriera è una serie di successi a teatro, al cinema e in televisione. È anche doppiatore, tra gli altri di Marlon Brando, Robert De Niro, Dustin Hoffman ma anche del primo Rocky e del funambolico genio di Aladdin («molto divertente ma faticoso») fino a Enzo, il saggio golden retriever protagonista di “Attraverso i miei occhi”. Poi regista e poeta teatrale. In circa 50 anni di attività ha così collezionato 33 fiction, 42 film, 51 spettacoli teatrali di cui 37 da regista, oltre ad aver registrato 10 album come solista e diretto 8 opere liriche. Una carriera teatrale, da “A me gli occhi please”, passando per Shakespeare, che aveva riassunto in uno spettacolo “Cavalli di battaglia” scelto per festeggiare nel 2016 i suoi 50 anni in scena coronati dalla direzione quindicennale dell’elisabettiano Globe Theater di Roma. Anche se molto prima la sua scuola si era espressa al Brancaccio, di cui fu direttore dal1978.

Aveva conquistato il cuore del pubblico televisivo prima come conduttore (suo un Fantastico 4 nel 1983) poi come protagonista di fiction fortunatissime come “Il Maresciallo Rocca”, arrivata a conquistare anche 16 milioni di telespettatori, poi “L’avvocato Porta” sempre uscito dalla penna di Marotta e Toscan, Una pallottola nel cuore e molto altro. «Raccontare la propria vita non è cosa da tutti - scrisse sempre nella sua autobiografia - Certo, chiunque può ricordare gli episodi, cercare di storicizzare, fare riflessioni su come passa il tempo e come cambiano le cose. Ma l’odore della povertà misto a quello del sugo della domenica, i richiami delle mamme ai figli discoli, l’allegria irrecuperabile del mercato, le chiacchiere sui marciapiedi come li spieghi a chi non c’era? I “faccio un goccio d’acqua” sui muri ancora freschi di calce, la partita a tressette, la vita in strada, le donne ai davanzali, le chiacchiere dei disoccupati... Tutto questo, come puoi farlo rivivere in chi legge?», per arrivare a concludere che «forse non è stato neppure come lo ricordi tu, perché nel ricordo hai enfatizzato qualcosa, e qualcos’altro hai rimosso».

Dopo il bellissimo cameo del Mangiafuoco nel Pinocchio di Garrone, Proietti tornerà al cinema con Marco Giallini e la regia di Edoardo Falcone in “Io sono Babbo Natale” annunciato, sempre che i cinema con il Covid che corre riescano a riaprire, per il 3 dicembre. E saluterà come piaceva a lui, in commedia.

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