"Sonaggios", il regista Mereu racconta l'arte dei campanacci

Il regista Pietro Mereu

Ciak a Tonara per l'ultimo documentario del regista ogliastrino

CAGLIARI. Ciak si gira: Pietro Mereu accende i riflettori sull'antica tradizione dei campanacci. Le riprese di «Sonaggios», il nuovo documentario del regista ogliastrino, sono già partite, nel rispetto delle norme anti Covid, da Tonara. Il film racconta la storia di due famiglie di questo piccolo centro della Barbagia, i Floris e i Sulis, eredi dell'antica tradizione della manifattura dei campanacci, che resiste ancora alle soglie del terzo millennio. Simbolo di una cultura agropastorale, i «sonaggios» scandiscono il passo ritmato dei Mamuthones, in un rito propiziatorio legato all'antico Carnevale barbaricino. Ma sono soprattutto un segnale sonoro, che permette di riconoscere le greggi e perfino le singole pecore, con molteplici funzioni sociali. Oltre che monito per gli abigeatari, con effetto calmante sugli animali, l'arcaico strumento rappresenta un segno di prestigio per i pastori: il tintinnio dei campanacci si mescola alla voce del vento, diventa parte integrante di un paesaggio abitato in cui gli uomini vivono in armonia con la natura.

«Ho incontrato la famiglia Floris tre anni fa - racconta Mereu -: ho la fortuna di poter raccontare molte storie sulla mia terra e le mie radici, ma quella dei 'Sonaggios' ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore. Per questo sentivo l'urgenza di raccontarla al mondo». Nell'epoca della globalizzazione il film descrive il tentativo di far convivere il mondo antico con il nuovo. «Nonostante le enormi difficoltà, le due famiglie non hanno tradito le vecchie tradizioni per abbracciare nuovi modelli produttivi - spiega il regista - per me rappresentano ciò che ammiro di più: determinazione, passione e la voglia incrollabile di creare un lascito duraturo, che va oltre se stessi».

Nel film la musica gioca un ruolo fondamentale: la colonna sonora firmata dal jazzista Gavino Murgia e dal compositore Emanuele Contis impreziosisce la narrazione, insieme alla cifra immaginifica dell'illustratrice Carolina Melis. Realizzato con il sostegno della Sardegna Film Commission, prodotto da Velvet Cut e distribuito da I Wonder Pictures, si avvale di professionisti del calibro del direttore della fotografia Samir Ljuma, (premiato per «Honeyland» al Sundance Film Festival nel 2019 e candidato agli Oscar 2020) e della montatrice Lila Place, che vive tra New York e la Sardegna e ha al suo attivo collaborazioni con registi come Woody Allen e Spike Lee. (Ansa/Maria Grazia Marilotti).

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