Clelia la Torinese, la furia di un ciclone silenzioso
Da venerdì 27 novembre in edicola con La Nuova il volume di Giulio Neri In “A tie solu bramo” i misteri di una “straniera” in un paesino della Sardegna
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Che ci è venuta a fare Clelia Boero in un paese del sud Sardegna? Nessuno è riuscito a farsi un’idea precisa della Torinese: malvista come il gruppo di extracomunitari sistemati nella locanda in cui lei soggiorna. Questo il punto di partenza del nuovo romanzo di Giulio Neri, antiquario cagliaritano dedito alla letteratura la cui ultima fatica intitolata “A tie solu bramo” sarà disponibile in edicola da venerdì 27 novembre con La Nuova Sardegna (7.50 euro più il prezzo del quotidiano) per la collana Scrittori di Sardegna 2020.
Sfuggente e taciturna, Clelia se ne va in giro da sola, dentro l’eskimo stinto, i pantaloni infilati negli anfibi, a fumare e a leggere libri della biblioteca: («Non si poteva soprassedere sull’inadeguatezza, per la minigonna a cinquant’anni, peraltro abbinata alla bandiera palestinese» a coprire il petto, «e sotto nemmeno il reggiseno»; «il suo modo d’abbigliarsi trasandato, il borsello di nappa da controllore d’autobus, i capelli lunghi bisunti»). Solo Alfredo, il bibliotecario, tenta di stabilire un rapporto e fa in tempo ad avvertire nella straniera la resa completa di chi ha accettato il proprio destino. Quale sia questo destino, Alfredo non potrà scoprirlo. Dopo il loro ultimo incontro in sala-lettura Clelia scompare, abbandonando nella sua camera un libro, un abbozzo di lettera e un cd. La misteriosa sparizione è, a rovescio, l’inizio di un romanzo che svela gradualmente la storia di Clelia. Sfilano davanti al lettore i personaggi di un romanzo corale di grandi latitudini geografiche e umane. Il padre di Clelia, mobiliere d’arte, ormai stanco d’essere comprensivo con una figlia irriducibile idealista animata da sogni rivoluzionari. La sua amica oncologa: “una sorella”. L’amico Gabriele, spettatore esaltato delle malinconiche e disperate esibizioni canore di Clelia e soprattutto suo socio nella gestione del cinema torinese impegnato in un’ostinata programmazione di nicchia. Orlando Mahfuz, anatomopatologo e imbalsamatore sardo-egiziano, giramondo per professione, in fuga dalla moglie, invaghitosi di Clelia, con la quale vive una passione profonda e tormentata. Un romanzo che sa parlare d’amore con disincanto, intrecciando le storie personali con la storia di vecchi e nuovi incontri/scontri di civiltà.
«Si obietterà che raccontare, come qui avviene, la Storia attraverso storie individuali, minime, di quelle che una volta estinte non lasciano tracce di sé sul lungo percorso dell’umanità, non è una novità – ha scritto il critico letterario Alessandro Marongiu sulle nostre pagine –: ed è vero. Come anche che tutte le storie sono già state scritte: ed è possibile che sia vero anche questo. La differenza, e questa è la risposta all’obiezione, la fa infatti il modo in cui si raccontano Storia e storie: e “A tie solu bramo” questa differenza può ben esibirla. Pochi tratti, e Neri comprende in uno, due paragrafi al massimo, il carattere intero di un personaggio, e più ancora la temperie di un’epoca e i motivi delle sconfitte personali e collettive che vi si sono consumate. Tutto pare travolto, nel girone di questo romanzo così notevole. Un girone che ha poco o niente di ultraterreno: quello che merita chi non sa decidere che fare di sé, e aspetta rivolgimenti che non verranno».
Sfuggente e taciturna, Clelia se ne va in giro da sola, dentro l’eskimo stinto, i pantaloni infilati negli anfibi, a fumare e a leggere libri della biblioteca: («Non si poteva soprassedere sull’inadeguatezza, per la minigonna a cinquant’anni, peraltro abbinata alla bandiera palestinese» a coprire il petto, «e sotto nemmeno il reggiseno»; «il suo modo d’abbigliarsi trasandato, il borsello di nappa da controllore d’autobus, i capelli lunghi bisunti»). Solo Alfredo, il bibliotecario, tenta di stabilire un rapporto e fa in tempo ad avvertire nella straniera la resa completa di chi ha accettato il proprio destino. Quale sia questo destino, Alfredo non potrà scoprirlo. Dopo il loro ultimo incontro in sala-lettura Clelia scompare, abbandonando nella sua camera un libro, un abbozzo di lettera e un cd. La misteriosa sparizione è, a rovescio, l’inizio di un romanzo che svela gradualmente la storia di Clelia. Sfilano davanti al lettore i personaggi di un romanzo corale di grandi latitudini geografiche e umane. Il padre di Clelia, mobiliere d’arte, ormai stanco d’essere comprensivo con una figlia irriducibile idealista animata da sogni rivoluzionari. La sua amica oncologa: “una sorella”. L’amico Gabriele, spettatore esaltato delle malinconiche e disperate esibizioni canore di Clelia e soprattutto suo socio nella gestione del cinema torinese impegnato in un’ostinata programmazione di nicchia. Orlando Mahfuz, anatomopatologo e imbalsamatore sardo-egiziano, giramondo per professione, in fuga dalla moglie, invaghitosi di Clelia, con la quale vive una passione profonda e tormentata. Un romanzo che sa parlare d’amore con disincanto, intrecciando le storie personali con la storia di vecchi e nuovi incontri/scontri di civiltà.
«Si obietterà che raccontare, come qui avviene, la Storia attraverso storie individuali, minime, di quelle che una volta estinte non lasciano tracce di sé sul lungo percorso dell’umanità, non è una novità – ha scritto il critico letterario Alessandro Marongiu sulle nostre pagine –: ed è vero. Come anche che tutte le storie sono già state scritte: ed è possibile che sia vero anche questo. La differenza, e questa è la risposta all’obiezione, la fa infatti il modo in cui si raccontano Storia e storie: e “A tie solu bramo” questa differenza può ben esibirla. Pochi tratti, e Neri comprende in uno, due paragrafi al massimo, il carattere intero di un personaggio, e più ancora la temperie di un’epoca e i motivi delle sconfitte personali e collettive che vi si sono consumate. Tutto pare travolto, nel girone di questo romanzo così notevole. Un girone che ha poco o niente di ultraterreno: quello che merita chi non sa decidere che fare di sé, e aspetta rivolgimenti che non verranno».
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