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Menapace, partigiana e femminista

Menapace, partigiana e femminista

Si è spenta a 96 anni. Fu tra i fondatori del Manifesto. Il ricordo di Mattarella

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BOLZANO. Mai chiamarla ex partigiana. «Sono rimasta partigiana tutta la vita, perché esserlo è una scelta di vita», amava dire Lidia Menapace, esponente di spicco del movimento pacifista e femminista, morta a Bolzano di Covid all'età di 96 anni. «Scompare con Lidia Brisca Menapace una figura particolarmente intensa di intellettuale e dirigente politica espressione del dibattito autentico che ha attraversato il Novecento», così il ricordo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Da alcuni giorni Menapace era ricoverata per Covid nel reparto di malattie infettive dell'ospedale di Bolzano. Il suo ultimo intervento in piazza risale a un anno fa, quando a Bolzano salì sul palco delle Sardine. Lidia Brisca nasce il 3 aprile 1924 a Novara. Da giovane è una staffetta: la partigiana “Bruna” in bicicletta porta messaggi e medicine ai ribelli piemontesi della Val d'Ossola, rischiando la vita. Dopo la guerra l'insegnante si appassiona di politica e femminismo. Lidia arriva a Bolzano nel 1952, per seguire il marito, il medico trentino Eugenio Menapace. Negli anni Sessanta è la prima donna ad essere eletta in consiglio provinciale. Il '68 cambia la sua vita come quella di molti giovani: si avvicina al comunismo, poi l’anno dopo fa parte del gruppo fondatore del “Manifesto. Nel 2006 viene eletta senatrice con Rifondazione comunista, alle elezioni politiche del 2018 si candida come capolista di Potere al popolo. A Bolzano, il violino di Marcello Fera con la sua improvvisazione della melodia di «Bella Ciao» ha accompagnato una breve commemorazione dell'Anpi in ricordo della partigiana “Bruna”.

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