Scienza, Plinio Innocenzi: «Vi racconto la Cina del Covid»
Lo scienziato dell’università di Sassari, addetto scientifico a Pechino, spiega cosa ha visto a Wuhan: «Centro ricerche aperto, il mistero del virus non è lì»
Si vede un pezzo di mare e il profilo di Capo Caccia incorniciati dalla finestra dello studio di Plinio Innocenzi nella sede di Porto Conte Ricerche, il Parco tecnologico e scientifico della Sardegna, alle pareti le immagini della Luna frutto dell’importante lavoro di studio che questo fisico dei materiali, con uno sterminato curriculum internazionale, ha messo a punto in Cina.
«Sono le analisi del suolo lunare – spiega Innocenzi –. Ogni colore ne sottolinea la composizione, queste in blu sono le grandi cavità che potrebbero ospitare basi terrestri sul satellite». Queste mappe, i diplomi in ideogrammi sulle pareti testimoniano il rapporto importante che lo scienziato dell’università di Sassari ha con il mondo della ricerca dello sterminato, e sempre più potente, impero dell’Oriente. Una relazione pluriennale che ha portato Innocenzi a ricoprire il ruolo, fondamentale per il nostro Paese, di addetto scientifico all’ambasciata italiana di Pechino, dove è stato premiato dal Ministero della scienza e tecnologia per il contributo alla cooperazione scientifica bilaterale.
Se si vuole capire il volto del gigante asiatico, il suo ruolo nell’innovazione scientifica e tecnologica di oggi e come siano andate, davvero, le cose per l’evolversi della pandemia che ha messo il mondo in ginocchio, siamo davanti alla persona che può rispondere a diverse domande. «La Cina è il paese al mondo che investe di più in ricerca – spiega Innocenzi –. Per tornare alle tecnologie spaziali di cui si diceva prima, qualche giorno fa, il 5 dicembre, la missione Chang’e-5 in orbita intorno alla Luna è andata a buon fine con l’aggancio di due navicelle in orbita e il relativo trasferimento dei campioni prelevati dal suolo lunare. La missione ha messo a punto anche la comunicazione quantistica tra fotoni». Obiettivi raggiunti che assicurano alla Cina un posto in prima fila nella nuova corsa allo spazio.
Passi da gigante, una società fantascientifica, dove è difficile immaginare il “mercato umido” con animali vivi e acque di scolo dappertutto da cui è partita la pandemia, sempre che sia partita proprio dal Wuhan, alcuni sostengono che il primo focolaio non sia stato in Cina?
«Stiamo assistendo a un fenomeno nuovo, l’utilizzo della scienza come forma di propaganda. Sono convinto che questo genere di informazioni provengano da questa guerra di notizie e smentite da una parte e dell’altra. La Cina moderna è piena di contraddizioni, un paese iper sviluppato e super tecnologico con buona parte del suo sterminato territorio largamente arretrato. Non è raro trovare ai margini dei grandi agglomerati urbani zone rurali senza strade, con bambini scalzi dove il reddito pro capite raggiunge in genere un dollaro al giorno. In queste realtà un contadino che riesce a rivendere un pangolino, animale selvatico considerato una prelibatezza, per 100 dollari ha svoltato l’annata. Senza dimenticare il business della medicina tradizionale, dove gli animali selvatici sono fondamentali. Una realtà su cui il partito chiude un occhio. La scelta è stata quella della concentrazione urbana con megalopoli di 10 -30 milioni di abitanti, tutto il resto è difficile da controllare».
Poi c’è la “spectre” immaginata dei laboratori militari super segreti che si è lasciata sfuggire il Covid 19?
«Tutte balle, sono stato all’inaugurazione del laboratorio dell’Istituto di Virologia di Wuhan, non si invitano scienziati e diplomatici stranieri, considerati in qualsiasi regime totalitario poco meno che spie, all’inaugurazione di un laboratorio se questo fosse segreto, come è accaduto a me, e ho avuto modo di conoscerne ogni angolo in dettaglio. Le strutture di Wuhan sono grandi, non controllate dell’esercito, senza particolari recinzioni e le famiglie di ricercatori e lavoratori vivono all’interno della struttura. La città fin dagli anni ’50 ha ospitato i centri nazionali di virologia. C’è da aggiungere che i macchinari dell’istituto provengono dalla Francia e dall’Italia, tecnologie condivise con l’idea di condividerne in seguito le scoperte. Una struttura nata dalla grande paura provocata dalla epidemia di Sars, un avvenimento traumatico che ha spinto ancora di più verso la ricerca con la consapevolezza che un virus del genere più aggressivo (Sars è letale ma meno contagioso) avrebbe scatenato un disastro nei grandi agglomerati urbani. I vaccini cinesi vengono studiati a Wuhan col supporto delle grandi imprese farmaceutiche, anzi i principali partners sono americani. Niente a che vedere con i militari, che immagino, non lo so, abbiano i loro centri studio segreti da qualche parte».
Ma allora il Covid 19 da dove è arrivato?
«Sicuramente viene dai pipistrelli della frutta e si può sostenere che in questo caso abbiamo vinto la lotteria della sfortuna: il virus è passato dai pipistrelli all’uomo e dall’uomo all’uomo. La fuga da un laboratorio è un evento molto raro e di questo non c’è traccia. Difficile dirlo anche per il l “mercato umido”, com’è complicato trovare il paziente zero. Si può invece dire che è importante non tanto trovare il colpevole ma essere capaci di prevenire. Ogni ora nel mondo c’è qualcuno che se ne va in giro con un virus nuovo. È il salto di specie il vero pericolo da cui trarre una grande lezione. La distruzione degli ambienti naturali mette in pericolo tutti. Cambia il rapporto tra natura e umanità, porta gli animali selvatici in contatto sempre più stretto con l’uomo, cosa che in passato non avveniva. L’urbanizzazione, i grandi agglomerati urbani e la velocità degli spostamenti di merci e persone nel mondo fanno il resto».
La Cina il virus però l’ha sconfitto?
«Hanno messo in atto forme repressive di controllo assolute. Chiudendo le città ed eliminando ogni forma di spostamento, prelevando gli infettati casa per casa. Un regime ultra totalitario, quasi carcerario, limitato però in un breve periodo. Ma oggi sono liberi e hanno fatto le vacanze legate alle festività autunnali. Anche se gli spostamenti sono rigidamente controllati: tamponi negli aeroporti, quarantene negli alberghi ecc... Sui cellulari è installata un’app “sociale” che registra il livello di rischio che va da giallo ad arancione fino a rosso. Non per intere regioni, come da noi, ma per ogni singolo cittadino».
Libertà individuali e salute, dove pende la bilancia?
«È sempre una scelta difficile. Noi abbiamo dilapidato un grande vantaggio buttando al vento i sacrifici fatti. Siamo liberi ma imprigionati ancora dal virus, tutti chiusi in casa e con un futuro incerto. A questo punto possiamo porci anche delle domande scomode. Mia figlia adolescente in Cina poteva andare in giro fino a tardi, ero sicuro non le sarebbe successo niente. Possiamo dire la stessa cosa di qualsiasi città europea? Nella civiltà orientale il soggetto è sempre in secondo piano rispetto alla comunità, una maniera di pensare antichissima che si adatta bene all’unione tra stato totalitario comunista e turbo-capitalismo sfrenato della Cina».
Per quanto sembri assurdo da noi c’è anche la battaglia dei complottisti, degli antivaccinisti?
«Naturalmente in Cina qualsiasi informazione non conforme viene bloccata, esiste una sola versione per tutto. Ma non è questo il punto, nella nostra società non esiste una cultura scientifica diffusa che permette di avere un approccio razionale al mondo, che sarebbe il vero antidoto alle fake news. In Cina, invece, la scienza è una vera e propria religione. La meritocrazia è sempre stata alla base della loro società. La Francia si è ispirata ai loro esami per mandarini per costruire la struttura Statale. Ogni giovane cinese si prepara fin da piccolissimo per il Gaokao, il difficilissimo esame di maturità, che aprirà le porte delle facoltà universitarie in relazione al voto che si riesce a conquistare. Una vita di prove e lavoro continui dove non c’è spazio per la mediocrità e il merito viene sempre premiato. Figuriamoci se una fake news come quella che racconta Bill Gates in combutta con i cinesi per inventare il virus e poi il vaccino per sconfiggerlo possa avere un qualche credito».
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