Le voci dei giovani pastori che ridanno una speranza
Una poesia inedita di Maria Giacobbe per una notte che si annuncia diversa da quelle di sempre, per ritrovare nella festa il senso smarrito
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In una «notte fredda» Maria Giacobbe ci scrive. L’autrice del “Diario di una maestrina” ci dona una poesia inedita dal «grande buio che acceca il pianeta». Lo fa alla vigilia di un giorno, quello di Natale, che la nostra cultura considera, invece, come un giorno di luce. E bisognerà vedere, però, di quale luce. Quella delle vetrine colme di merci davanti alle quali si affolla, nei giorni della peste, un’umanità in mascherina stordita nei consueti riti del consumo? Quella che, per chi crede nel Dio della Bibbia e in Cristo, la parola del Salvatore porta sulla terra? Quella che, per chi in nessun dio crede, guizza rapida a Natale quando, per un attimo almeno, ci si ferma a riflettere su che cosa ne sia stato degli esseri umani una volta che è stato tolto loro ogni incanto.
Scritte all’ombra di una «guerra totale incombente», le parole di Giacobbe cercano la luce, ma non sono banalmente consolatorie. «Mille anni sono passati» e l’annuncio di salvezza del Natale è rimasto «un sogno fuggente, una promessa mancata». Sole, a tenere viva la speranza, le «giovani voci» dei pastori, figli, nel precipitare dei secoli, dell’umile gente sapiente che si inginocchiò davanti a un neonato. (costantino cossu)
Scritte all’ombra di una «guerra totale incombente», le parole di Giacobbe cercano la luce, ma non sono banalmente consolatorie. «Mille anni sono passati» e l’annuncio di salvezza del Natale è rimasto «un sogno fuggente, una promessa mancata». Sole, a tenere viva la speranza, le «giovani voci» dei pastori, figli, nel precipitare dei secoli, dell’umile gente sapiente che si inginocchiò davanti a un neonato. (costantino cossu)
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