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La “nera” di Dino Buzzati Il volto oscuro di Milano

La “nera” di Dino Buzzati Il volto oscuro di Milano

Mondadori pubblica la raccolta in grande formato e su carta lucida Imperdibili le inchieste sui crimini e misteri tratte dal Corriere della Sera

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Quando il libro elettronico ha fatto la sua comparsa, tanto si è scritto sui pro e i contro e sulla morte più o meno subitanea del libro fisico con conseguente, certa chiusura di tutte le librerie del mondo, similmente a quanto era successo in precedenza con l’avvento del compact disc, che avrebbe dovuto sterminare il vinile (non fosse che oggi è tornato in auge il vinile e si intravvede anche la ricomparsa delle musicassette, a scapito proprio del cd), e del dvd (il quale sì ha sterminato le vhs: difficile, in questo caso, un ripensamento). I pro sono noti: disponibilità immediata (dei titoli pubblicati in digitale, almeno), fine dei problemi di spazio, prezzo ridotto, svariate letterature da portare ovunque con sé e, soprattutto, risparmio di carta e foreste. Tutte qualità incontestabili: eppure il libro fisico non è defunto e le librerie, pur nella sofferenza dovuta al concorso del digitale con altri e maggiori fattori, in buona parte resistono. Le previsioni più fosche avevano forse sottostimato due dimensioni che possono appartenere solo al cartaceo: una legata alla socialità – libri prestati e restituiti (o mai restituiti, o restituiti in stato comatoso: da qui recriminazioni, inimicizie, odi feroci), l’incontro volontario o casuale tra gli scaffali di una libreria o a una presentazione – e una legata alla sfera individuale, e che è tutta materiale, sensoriale e sentimentale.

C’è un piacere intimo nello sfogliare, vecchio o nuovo che sia, un volume, nel valutarne la fattura, nell’odorarne le pagine, nel ricercare la prima edizione dopo averne letto una recente, che avrà quasi sempre molto meno fascino. “La nera” di Dino Buzzati (Mondadori, 602 pagine, 30 euro, a cura di Lorenzo Viganò) è, ad esempio, in primis una gioia per i sensi. Il grande formato e la carta lucida su cui è stampato, che permette di riprodurre al meglio decine di disegni dello stesso Buzzati e un numero altrettanto elevato di foto e di pagine dei quotidiani su cui in origine apparvero i pezzi, lo rendono, oltre che un libro, un oggetto-libro preziosissimo. Non ci si potrà accusare d’essere dei conservatori (ed essendolo, non la prenderemmo comunque come un’offesa) se diciamo che nessuna lettura su dispositivi elettronici reggerebbe il confronto con un simile cartaceo: provate, e concorderete. Poi c’è il contenuto. Che è certo esaltato dalla confezione, ma che di suo giustifica l’acquisto: la vera gioia, a ben vedere, sta qui. Il volume raccoglie infatti gli articoli di cronaca di Buzzati usciti sul “Corriere d’informazione” e sul “Corriere della Sera”, divisi in “Crimini e misteri” (la “nera” propriamente detta) e “Incubi” (le tragedie collettive, perlopiù italiane). Non si tratta solo di andare o riandare a fatti delittuosi del passato, ma anche di fare un’immersione nella storia – e nel presente, perché il “com’eravamo” si riflette fin troppo nel “come siamo” – attraverso la particolare lente della cronaca, e attraverso lo stile e le intuizioni di un autore spesso ricordato solo per “Il deserto dei Tartari”. Lì dove non può arrivare a vedere di persona o a conoscere tramite i testimoni, Buzzati ricorre alla narrativa (“Nel lungo carcere mai fu così solo”) e non si limita mai a descrivere le circostanze, ma cerca piuttosto di catturare gli umori della via o del quartiere in cui è avvenuto il crimine. Imperdibili, tra le tante, le pagine sul quadruplice omicidio commesso da Rina Fort e sul processo che ne seguì.

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